PIÙ CHE LA TERZA GUERRA MONDIALE, LA SECONDA GUERRA FREDDA

Qualche giorno fa di fronte alla notizia che, secondo disposizioni NATO approvate lo scorso luglio, un contingente italiano simbolico di 400 unità verrà dispiegato nei Paesi baltici, come sorta di difesa da possibili minacce russe, è sembrato per i media nazionali fosse già scoppiata la Terza Guerra Mondiale. Non è un mistero che da qualche anno numerosi sono stati i momenti di crisi, più o meno diplomatiche, tra il blocco occidentale e ciò che rimane dell’ex Unione Sovietica, ovvero la Russia di Putin.

Il primo vero momento di rottura ci fu nel 2007, quando, dopo anni in cui l'”Orso russo” sembrava essere andato in letargo, in occasione di un congresso sulla sicurezza a Monaco, Putin per la prima volta criticò apertamente la Nato, i “metodi coloniali” degli Stati Uniti e il mondo unipolare. Manifestò una grande volontà di rivalsa e ricordò ai propri partner come, nei primi anni ’90, la Nato avesse mentito promettendo di non allargarsi verso Est. Gli Stati Uniti risposero inaugurando uno scudo anti-missilistico su Polonia e Repubblica Ceca, violando unilateralmente il trattato antibalistico e proposero a Ucraina e Georgia l’ingresso nell’Alleanza Atlantica.

Da lì sono seguite crisi diplomatiche innescate da  Putin in occasione della difesa del dissidente Snowden o della guerra in Ucraina a sostegno dei ribelli contrari al nuovo governo filoccidentale instauratosi in quel Paese. Si è poi giunti fino ad ora con l’intervento in Siria che vede Stati Uniti e Russia collaborativi nelle intenzioni, ma nei fatti a difendere ed appoggiare i ribelli anti governativi i primi, e a blindare il proprio alleato Assad gli altri. Il tutto con l’Isis come spauracchio da utilizzare a seconda di quanto risulta più utile, con i civili in mezzo purtroppo a farne le spese.

Se guardiamo alla storia del mondo le potenze che si sono susseguite nel ruolo di potenze egemoni globali sono state l’Olanda, dalla guerra dei trentanni fino ai commerci coloniali dei primi del ‘700. Successivamente la Gran Bretagna, potenza coloniale e commerciale oltre che politica ed economica per tutto l’Ottocento. In seguito, dopo le due Guerre Mondiali, gli Stati Uniti che, fino a tutti gli anni ’90, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, erano indiscutibilmente leader mondiali al punto da far teorizzare a qualcuno (il politologo Francis Fukuyama) una sorta di “fine della Storia”, ovvero l’inevitabile predominio statunitense nel mondo e l’impossibilità di sopravvivenza di altre culture che non fossero quella liberale e capitalistica americana.

I fatti negli anni ’00 hanno dimostrato che non sarebbe stato tutto così definitivo e unipolare. Le guerre in Medio Oriente e la crisi del 2008 hanno intaccato militarmente, economicamente e soprattutto in termini di leadership gli Stati Uniti. Se, fino ad allora, il loro imporsi era dettato soprattutto dalla cultura, dall’idea di libertà e difesa dei diritti, con ciò a cui si è assistito negli anni aggressori delle guerre preventive, delle carceri in cui era legale la tortura, come Guantanamo, e del Patrioct Act che sospendeva ogni libertà individuale, è venuto meno l’aspetto dell’esempio attrattivo e persuasivo che era sempre stato vincente durante tutto il ‘900.

A parlare di Terza Guerra Mondiale è stato ufficialmente per la prima volta il Papa due estati fa, precisando però che viene combattuta “a pezzi” ovvero con degli scenari, dall’Ucraina al Medio Oriente, sempre diversi. Non è forse questo quello che è accaduto in 40 anni di Guerra Fredda? Le due principali superpotenze, e i loro alleati, non sono mai entrate in conflitto direttamente, ma si sono susseguite delle guerre secondarie e periferiche appoggiate e finanziate proprio da Stati Uniti e URSS. Si pensi al primo vero teatro di confronto, la Guerra di Corea del 1950, per passare al Vietnam negli anni ’60-’70, dove i Vietcong erano finanziati da Cina e Russia, per finire con la guerra in Afghanistan degli anni ’80 dove, invece, erano i Talebani ad essere addestrati dalla CIA.

“Corsi e ricorsi storici”, il mondo probabilmente non finirà in questo modo, ovvero con una Guerra Mondiale che verrebbe presumibilmente combattuta con armi termonucleari, ma con la ritrovata superpotenza euroasiatica tornerà ad essere per molti aspetti quello che è stato nel secolo scorso quando, inevitabilmente, due potenze simili per grandezza ed importanza non potranno che confrontarsi indirettamente per il tramite di conflitti minori. Per questo molto probabilmente quest’epoca che è appena cominciata potrà un giorno essere definita Seconda Guerra Fredda e come tale (appunto “fredda”) non venire di fatto mai direttamente combattuta.

Filippo Piccini

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