Geodiversità: il fascino discreto della geologia

Forse, anzi, sicuramente non tutti sanno che.. questa è la settimana del Pianeta Terra e, in quanto suoi stabili residenti, siamo tutti invitati a partecipare!

Molti di noi sono consapevoli della necessità di proteggere e conservare il mondo naturale ma, sovente, siamo emotivamente (ed “empaticamente”) più colpiti dalle perdite animali che da quelle geologiche e paesaggistiche. Questo si traduce in un maggiore coinvolgimento nelle battaglie per la salvaguardia della biodiversità mentre si tralasciano gli aspetti geologici che pure sono importantissimi proprio per preservare la biosfera.

Ricordiamoci che il pianeta è un insieme di biotico e abiotico in equilibrio dinamico e che non c’è panda gigante senza bambù, non c’è orso polare senza ghiaccio, non c’è Caretta caretta senza spiagge naturali.

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Il commercio internazionale di specie protette o vulnerabili è, quindi, solo una delle principali minacce alla biosfera anche se una delle più subdole. A tal proposito, per chi volesse tenersi aggiornato, ricordo che da pochi giorni si è conclusa a Johannesburg la COP 17, la conferenza internazionale della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES). Nata nel 1976 a Washington, la convenzione regolamenta lo sfruttamento commerciale di flora e fauna, con lo scopo di proteggere le specie più vulnerabili. Un buon approfondimento lo trovate su Oggiscienza.

La perdita degli habitat è una minaccia ancora più pressante per la biodiversità del nostro pianeta.

È fondamentale per proteggere l’aspetto culturale ed ecologico del territorio capire che le caratteristiche geologiche e geomorfologiche, non solo contribuiscono alla qualità estetica ed ecologica del paesaggio, ma fanno imprescindibilmente parte dell’habitat delle specie che vi dimorano. L’ecosistema, c’insegna l’ecologo Howard Thomas Odum, è l’unità funzionale di base in ecologia e include gli organismi e l’ambiente abiotico, le cui proprietà si influenzano reciprocamente e, comunque, entrambi sono necessari per mantenere la vita sulla Terra.

Pur non possedendo tutte le conoscenze sulle interazioni reciproche che abbiamo oggi, i grandi naturalisti del 700 e dell’800 non ponevano confini tra biologia e geologia. Nonostante le tante differenze nello studio di queste due materie, avere una visione integrata dei fenomeni naturali è il presupposto su cui ogni scienziato della natura dovrebbe basarsi per le proprie osservazioni.

Comprendere i processi geologici terrestri accaduti nel passato (l’erosione, la desertificazione, i terremoti, l’evoluzione e le estinzioni) contribuisce a comprendere le problematiche del presente. La geologia, la geomorfologia e il paesaggio non hanno solo influenzato l’evoluzione delle specie ma anche la società, la civiltà e la diversità culturale delle popolazioni umane. Si evince che la geodiversità (intesa come equivalente geologico della biodiversità) è una componente strutturale sia del paesaggio naturale che di quello culturale.

petra - geodiversità culturale

Petra, Giordania: un meraviglioso esempio di paesaggio culturale strettamente legato alla geologia.

La geodiversità ha contribuito, sia in modo diretto che indiretto, alla nostra storia come specie umana. Oltreché aver determinato siti più o meno favorevoli allo sviluppo delle società umane, tramite la sua influenza sulla distribuzione degli habitat, delle piante e degli animali, ha determinato aspetti salienti delle nostre abitudini e caratteristiche culturali. Un po’ ricorda il fenomeno che in ecologia si chiama co-evoluzione, solo con componenti abiotiche!

Il concetto di geodiversità come diversità degli elementi e dei sistemi della terra, ovvero la variabilità “abiotica” della natura, è piuttosto recente e non gode del consenso del mondo scientifico. Probabilmente perché si tratta di significati vicini concettualmente ma che riguardano elementi profondamente diversi sia nelle caratteristiche che li rendono più o meno importanti che nei tempi e spazi delle storie evolutive.

A prescindere dal parallelismo con la versione biotica, la geodiversità è, a tutti gli effetti, parte integrante della diversità ambientale.

Una società più informata è una società più coinvolta, recita il manifesto della settimana del pianeta Terra che abbiamo citato all’inizio. Si tratta di un appuntamento giunto alla quarta edizione che si propone, tramite geoeventi localizzati in tutto il paese, di diffondere la cultura scientifica dal punto di vista del geologo. Grazie alle tante iniziative proposte da università  e scuole, enti di ricerca, enti locali, associazioni, parchi e musei di tutta Italia, chiunque può partecipare per scoprire e valorizzare il nostro enorme patrimonio geologico e naturale.

settimana pianeta terra - geodiversità

Non sono solo i giovani i destinatari dell’iniziativa: far conoscere le possibilità che la scienza ci offre per migliorare qualità della vita e sicurezza, investendo su ambiente, energia, clima, risorse e riduzione dei rischi naturali, è interessante anche per i più grandi.

Siamo ormai a metà settimana ma fate ancora in tempo per gli eventi del weekend. A Roma e dintorni vi segnalo il mondo scomparso degli elefanti al Museo di Casal de’ Pazzi, i vini del tufo e dell’argilla a Civita di Bagnoregio e grotte, doline e pozzi senza fondo a Sant’Angelo Romano.

Per tacitare la propria coscienza, a un certo punto gli uomini cominciarono a prodigarsi per salvare dall’estinzione i pochi esemplari rimasti di specie che loro stessi avevano messo in pericolo. Successe per esempio con il panda gigante, che in Cina era stato ridotto a poche decine di esemplari perché l’agricoltura aveva distrutto il suo habitat. E successe alla tigre siberiana. Ma che cos’altro erano, i panda e le tigri, se non autentici morti viventi, visto che non si provvedeva al ripristino e alla tutela dei loro habitat naturali? (Pianeta Terra: ultimo atto – Mario Tozzi)

Serena Piccardi

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