La moda degli anni ’60

Gli anni ’60: l’epoca che determinò i maggiori sconvolgimenti sociali, l’abbigliamento indossato che esprimeva alla perfezione il mood rivoluzionario che cambiò per sempre la storia dell’umanità. Dalla linea a clessidra si passò velocemente a quella trapezio, una linea meno costrittiva e più libera che permise una maggiore agilità e comodità. Gli abiti a trapezio spesso senza maniche, solitamente realizzati in stampe optical o geometriche, ma anche in tinta unita e in nuances più o meno vivaci, da abbinare magari a stivali dai tacchi altissimi, furono largamente apprezzati in tutto il mondo, divenendo velocemente un vero e proprio must.

Interessante è pensare che il fautore della linea a trapezio fu lo stilista Yves Saint Laurent, che dal 1954 lavorò per la Dior e a soli 21 anni, a seguito della morte di Monsieur Dior, fu chiamato a disegnare come chef designer per la Maison. La collaborazione non durò molti anni e quando Yves Saint Laurent fu chiamato alle armi il contratto fu rescisso bruscamente.  Dopo questa separazione, lo scontro in tribunale e la successiva vittoria, Yves Saint Laurent insieme a Pierre Bergè, suo compagno e socio, diede i natali alla Yves Saint Laurent Company e cominciò ad esprimere se stesso senza condizionamenti di alcun tipo.

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Yves Henri Donat Matthieu-Saint-Laurent nacque il primo agosto del 1936, a Orano, Algeria francese. Per primo, negli anni 60 comprese che l’alta moda poteva trarre ispirazione dalla strada e non essere soltanto una realtà autoreferenziale. Oltre per il suo inconfondibile stile, fu un vero e proprio innovatore rivoluzionario; trasferì alcuni capi del guardaroba maschile in quello femminile come il blazer, la sahariana, lo smoking, il trench, il giubbotto di pelle, il tailleur-pantalone. La passione per l’arte gli permise di creare capi ispirati ai maestri della pittura del Novecento, da Picasso a Andy Warhol, da Matisse, a Braque, da Mondrian a David Hockney.

Da Dior a Yves Saint Laurent

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Dal romanticismo della linea a clessidra e dall’Haute Couture si passò alla linea trapezio più moderna e al sempre più dirompente espandersi del Prêt-à-porter, una moda pronta per essere indossata. L’equazione moda = élite cominciò sempre più ad appartenere al passato e si corse velocemente verso il cambiamento che investì non solo il fashion system, ma arte, musica e tanto altro.

Le contaminazioni tra le arti, la ricerca spasmodica verso il nuovo, portarono alla completa liberazione dagli schemi e ad esaltanti sperimentazioni.

Nel 1965 dopo aver ideato l’abito trapezio, Yves Saint Laurent ispirandosi all’arte di Piet Mondrian creò la collezione Mondrian e tale collezione ebbe un ruolo talmente d’impatto che marcò l’epoca e fu l’esempio geniale di quanto l’azzardo, la contaminazione da sempre così florida tra arte e moda, potesse dar luce a qualcosa di assolutamente iconico, nuovo e moderno.

La forma dell’abito a trapezio/sacco rispecchiò in pieno l’esigenza di sobrietà, comodità e libertà di movimento della donna degli anni ‘60: una donna libera, indipendente e spesso lavoratrice, che non poteva permettersi di essere ingabbiata.

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Potere ai giovani

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Negli anni ‘60, la società si trovò di fronte ad una vera e propria rivolta giovanile che rifiutava le convenzioni e i modelli conservatori e puritani, si andò contro ogni forma di autoritarismo e condizionamento e si cominciò a lottare e a sperare in un sistema politico, economico e sociale alternativo a quello capitalistico borghese.

Il movimento rivoluzionario diede spazio ai giovani, all’appagamento dei bisogni personali, non omologazione secondo rigidi schemi imposti dall’alto, ma finalmente libertà, anche sessuale.

La musica, la moda, la popolarità delle religioni orientali divennero l’urlo di una società giovanile che sfidava il mondo che li circondava; nacquero i movimenti studenteschi nelle università che gridavano alla pace, all’uguaglianza e la Beat Generetion che fondava le sue radici già negli anni ‘50, divenne un fenomeno sempre più popolare in tutto il mondo, contemporaneamente si formarono band musicali incredibili come i Beatles…o meglio BEATles, BEAT come battito! ritmo! risveglio! voglia di agire e farsi sentire! desiderio di cambiare il mondo e trasformarlo secondo il proprio credo!

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Il look dei ragazzi anni ‘60, ragazzi all’avanguardia, portava capelli lunghi, tagli sia per uomo che per donna con la frangia, donne dal trucco accentuato sugli occhi, foulard variopinti, giacche con revers davvero microscopici, pantaloni a palazzo, maglie e camicie coloratissime spesso con fantasie geometriche, gonne svasate da abbinare a collant dai motivi divertenti e colorati, occhiali dalle grandi lenti e montature eccentriche, ed ecco poi apparire la minigonna, capo che farà bella mostra delle gambe delle donne anche nei decenni successivi.

Mary Quant

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Mary Quant nata a Blackheath, un sobborgo di Londra, fu la stilista inventrice della minigonna, indumento che le diede popolarità e che fu indossato e veicolato dalla sua parrucchiera di 17 anni, Leslie Hornby detta Twiggy (grissino), antesignana delle top model-teenager. 

I londinesi dapprima sorrisero della boutique di Mary e del folcloristico gruppo di giovani che la circondava, ma poi il suo estro attirò gente da ogni parte del mondo.

Dapprima riuscì ad aprire un negozio nell’aristocratica Brompton Road a Knightsbridge, successivamente nel 1963 creò il “Ginger Group” che le permise di esportare i suoi prodotti negli USA e nel 1966 creò una collezione di calzature. Nello stesso anno, inoltre, ricevette dalle mani della Regina Elisabetta, l’onorificenza di Cavaliere della Corona Britannica, che l’anno prima era stato dato ai suoi idoli: i Beatles.

La sua moda la rese l’icona incontrastata dello Swinging London, termine derivante dall’inglese to swing – “oscillare o dondolare” che venne coniato dal TIME in un articolo del 15 aprile del 1966.

Twiggy

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e negli anni ‘50 Parigi aveva dettato legge in fatto di moda, negli anni ‘60 Londra divenne quindi la capitale assoluta in fatto di tendenze.

Dalle forme morbide e accoglienti degli anni delle pin-up, la silhouette cambiò radicalmente divenendo più androgina.

Il prototipo di bellezza non fu più quello delle procaci dive di Hollywood come Marilyn Monroe, ma di giovani ragazze dalla bellezza acerba.

La donna che incarnò tale ideale fu una giovanissima ragazza scoperta per caso; Lesley Horbney, nata il 19 settembre del 1949, che fu notata da quello che in seguito diverrà il suo compagno e manager; Justin de Villeneuve.

L’appellativo Twiggy (grissino) la renderà una super icona della storia della moda, modello rivoluzionario di donna che nulla aveva a che vedere con le mannequins del passato, ma un “maschietto” senza curve, simbolo della crescente emancipazione femminile che darà il via al movimento rivoluzionario femminista.

Eleonora Riccio

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