GLI ATTACCHI AD HILLARY CLINTON, INACCETTABILI ENDORSEMENT IN FAVORE DI DONALD TRUMP

A poche ore dalla chiusura dei seggi negli Stati Uniti, vale la pena fare una riflessione su ciò che è stata la campagna elettorale d’oltreoceano ormai conclusasi. Tra le solite accuse reciproche, gli scandali montati a tavolino e le messe in scena mediatiche, ciò che più ha stupito è stato vedere come molti insospettabili abbiano in qualche modo simpatizzato per l’impresentabile Trump, accusando la Clinton di essere profondamente collusa con i più occulti poteri.

Pochi giorni fa il fondatore di WikiLeaks Juliane Assange ha rilasciato un’intervista in cui si schiera indirettamente a favore di Donald Trump, visto come figura anti sistema a cui non sarà mai permesso di vincere, a fronte di una candidata democratica descritta sempre più in combutta con mass media, finanza e multinazionali.

Ora, che la Clinton non sia una sovversiva e né la più “liberal” del suo partito non è un mistero,e non prova a negarlo. Ciò che appare inaccettabile è, invece, il livello a cui è arrivata la polemica e la strumentalizzazione nei suoi confronti. Oltre alle illazioni derivate dai finanziamenti ricevuti da alcune big company, la scandalosa colpa delle mail consisterebbe nell’aver utilizzato il suo account personale invece di quello federale per trasmettere alcune informazioni importanti e di aver inizialmente mentito nel dichiarare di non averlo mai fatto. Sicuramente, un fatto rilevante ai fini della sicurezza nazionale, ma non di chissá quale gravitá morale. “When they go low we go high” (“Quando loro volano basso noi voliamo alto”) diceva questa estate la first lady Michelle Obama parlando proprio degli attacchi subiti dalla candidata Dem e direi che è forse l’approccio migliore da utilizzare, non solo in queste occasioni.

Non si può dire la stessa cosa del suo competitor, Donald Trump, che ha collezionato e continua a collezionare una lunga serie di uscite infelici, dichiarazioni ai limiti del legale e scandali sessuali. Dalla negazione dei cambiamenti climatici, alla volontà di espellere tutti gli immigrati fino a definire le donne come “cagne”.

In Italia, stando a ciò che traspare dai network, il nemico numero uno sembra la Clinton, mentre il “povero” Trump passa per un goffo oppositore urlatore, condannato a perdere e con il quale simpatizzare. Se fosse nato in Italia probabilmente potrebbe trovarsi incerto se iscriversi alla Lega Nord, al Movimento 5 Stelle, se non alla odierna Forza Italia, essendo stato non del tutto impropriamente ribattezzato il “Berlusconi americano”.

Guardando una trasmissione due giorni fa sulle elezioni americane in onda sulla Rai in seconda serata, mi ha stupito l’indignazione di una giornalista (Lucia Annunziata) che descriveva come ridicola la democrazia americana dove le presidenze vengono divise tra le stesse famiglie. Anche se si guarderebbe bene dal dire che appoggerebbe Trump, una dichiarazione di questo tipo non può che risultare un endorsement a suo favore.

Differentemente dai Bush, non vedo perché, essendo legalmente possibile, un presidente che quando ha lasciato l’incarico aveva una popolarità di oltre il 65% degli americani, e che si può considerare come uno dei migliori, se non il miglior presidente che gli Stati Uniti abbiano avuto dal dopoguerra ad oggi, Bill Clinton, dovrebbe vergognarsi che la moglie si presenti al suo posto dopo qualche anno di assenza dalla scena politica, periodo in cui, oltretutto, le cose non sono andate proprio come si sarebbe auspicato andassero.

Se questi sono i poteri forti e Trump rappresenta i poteri “deboli” preferisco sicuramente i primi. Probabilmente gli stessi che hanno garantito, nonostante le molte obiezioni che si potrebbero muovere, un certo benessere alle società occidentali dalla fine della seconda guerra mondiale in poi. Evidentemente, il populismo è un fenomeno mondiale e non riguarda soltanto il nostro Paese. Così come per la Brexit, mi vien da pensare che in alcuni recenti casi, chi ha provato a “cambiare il sistema” in realtà lo ha peggiorato.

Filippo Piccini

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1 Commento
  1. […] quale è stata la reazione in Italia a questa inattesa e sottovalutata vittoria? Come scritto nell’articolo della settimana scorsa, se Trump (che in italiano significa letteralmente “briscola”) fosse nato nel nostro […]

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