Un mostro dalle mille teste – Rodrigo Plá

Sonia Bonet è una donna come tante, che ogni giorno combatte con coraggio e dignità, la sua battaglia contro un male incurabile che da tempo affligge suo marito Guillermo. Una notte, l’uomo cade dal letto e la situazione, lascia pochi margini di speranza. L’unica salvezza possibile è riposta in un trattamento particolarmente costoso, che l’assistenza sanitaria che lo tiene in cura, non vuole concedere, nascondendosi dietro mille pratiche burocratiche. Sonia da vera combattente, non si dà per vinta e decide di affrontare con ogni mezzo un mostro dalle mille teste, ma con nessun cervello (come tiene a precisare il regista Rodrigo Plá).

Questa lotta senza esclusione di colpi coinvolge in egual modo colpevoli, presunti tali, semplici testimoni della vicenda, ma sopratutto noi increduli spettatori che assistiamo ad un caso di malasanità che potrebbe accadere (e accade) ovunque e interessare ognuno di noi. Il film oltre a spiazzare ed impressionare per i suddetti motivi, delinea in 75 minuti tutte le nostre paure, dovute in primis ad una malattia da cui nessuno può dichiararsi immune e successivamente da tutto ciò che può avvenire dopo, affidandoci nelle mani di sedicenti “salvatori” o comunque da coloro che dovrebbero garantire un decorso dignitoso del male. E non ci riferiamo solo alla malasorte di Guillermo, ma anche alla via crucis che tocca da vicino Sonia, dalla quale può difendersi solo impugnando una pistola.

La storia, che trova nel thriller (sopratutto dell’anima) il genere più consono, catapulta dentro una spirale di violenza che sembra essere l’unica ancora di salvezza. La struttura particolarmente frammentata, conferisce al film la giusta suspence derivante dai molteplici punti di vista che caratterizzano la pellicola. Quindi non solo la visione di Sonia, ma di tutti quelli che la circondano, con particolare riguardo per Dario suo figlio, muto testimone di una realtà esasperata e più grande di lui.

Strizzando l’occhio a Tarantino, le gesta di Sonia riportano alla mente quelle della sposa Uma Thurman nel sanguinario Kill Bill e della sete di vendetta. Anche se poi i motivi che spingono le due donne verso soluzioni estreme, sono diametralmente opposti, ma non per questo meno efficaci. Sonia, non è alla ricerca di una vendetta personale, vuole solo far valere i suoi diritti e consentire a Guillermo una possibilità in più di sopravvivenza.

Giocato tutto sugli stati d’animo dei protagonisti, Plà realizza un’opera destinata a far discutere tra i mille interrogativi che s’insinuano durante la visione. Visione aggiungiamo noi, assolutamente necessaria, che grazie alla distribuzione italiana Cineclub Internazionale, trova finalmente spazio nelle sale italiane.

Laura Pozzi

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