Climate change: Trump e la vittoria del pensiero antiscientifico

Chi vi scrive si è svegliata ieri particolarmente preoccupata. Andrò dritta al punto: uno degli uomini ad oggi più potenti al mondo incarna una mentalità pericolosamente antiscientifica.

Mi riferisco alle dichiarazioni che il presidente entrante degli Stati Uniti ha fatto, in un passato non lontano, su twitter e, più di recente, come parte integrante del programma politico. Ebbene, secondo un tweet del primo cittadino americano risalente al 2012, il riscaldamento globale sarebbe stato creato dai cinesi e per i cinesi al fine di rendere la produzione statunitense non competitivaIl che suona ridicolo di per se ma lo è ancora di più se pensiamo che la Cina è corresponsabile, proprio insieme agli USA, del 40% delle emissioni globali e sono state, in effetti, le due nazioni più difficili da convincere a siglare gli accordi della Conferenza di Parigi dell’anno scorso. Altri messaggi sulla stessa lunghezza d’onda sono comparsi con una certa frequenza sul suo account e non celavano una certa insofferenza al tema.

trump tweets climate change

C’è da dire che neanche la controparte di matrice democratica si è dimostrata particolarmente attenta alle questioni ambientali ma, perlomeno, non si allinea su posizioni negazioniste.

Com’è consuetudine negli USA, la rivista Scientific American ha posto delle domande ai candidati sulle loro idee politiche in relazione a tematiche scientifiche.
Quando è stato chiesto alla candidata democratica di esprimersi, ha detto di accettare il consenso scientifico in merito al cambiamento climatico ed ha criticato chi respinge le prove che offre la comunità scientifica. Il tutto pur avendo ricevuto un cospicuo sostegno dall’industria petrolifera statunitense per la campagna elettorale… Trump, invece, ha cercato di correggere il tiro sul climate change spiegando che non nega che questo esista ma ritiene che stia accadendo per cause naturali e non perché siano gli uomini a provocarlo.

Forte delle sue convinzioni, in campagna elettorale Trump ha addirittura promesso di abolire i provvedimenti presi dall’amministrazione Obama per rispettare i patti di Parigi – come il Clean Power Act, che impone alle centrali elettriche americane di ridurre le emissioni – e di chiudere l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA). Nel suo programma compare il rilancio dell’industria petrolifera e delle altre forme di combustibili fossili, ponendo fine alla moratoria sui permessi per l’estrazione di carbone.

Ha intenzione, quindi, di ritirare l’adesione degli Stati Uniti al sudatissimo accordo di Parigi sul clima, creando un pericoloso precedente. Altre nazioni potrebbero seguire l’esempio, creando un effetto domino che ha come ultima pedina il nostro futuro su questo pianeta.

Sappiamo bene che la comunità scientifica è concorde sul tema dei cambiamenti climatici ma questo, come sempre, non è sufficiente. Chi si avvicina all’argomento e lo affronta senza pregiudizi ne rimane toccato, com’è successo al (finalmente) premio Oscar nonché ambasciatore ONU Leonardo Di Caprio che ha girato un documentario proprio sul climate change. Il film, che ovviamente consiglio a tutti di vedere, si chiama Before the Flood – Punto di non ritorno e il 30 ottobre è stato trasmesso in prima assoluta sul National Geographic Channel.

Ma il climate change non è l’unico argomento su cui il presidente si dimostra scientificamente impreparato e con una scarsa coscienza ambientale.

Buttando un occhio alle politiche ambientali interne, fanno discutere anche alcune affermazioni non proprio tranquillizzanti per quanto riguarda la tutela della fauna selvatica e le condizioni di vita degli animali d’allevamento. Trump ha scelto come consigliere Forrest Lucas, uno che propugna la difesa dell’impiego degli animali nei circhi e il rifiuto di alcune norme in difesa del benessere animale, come quella che impone di ampliare lo spazio vitale per le galline negli allevamenti.

Trump ed il suo entourage non sono nuovi a posizioni antiscientifiche.

Ho letto un suo tweet in cui sosteneva la – ormai mi strabuzzano gli occhi quando leggo queste parole – correlazione fra vaccini e autismo.

Ah, dimenticavo che il suo vice, Mike Pence, è un convinto creazionista come, del resto, più del 40% dei suoi compatrioti a stelle e strisce.
Date le premesse, sarà il caso di iniziare a costruire una grande arca..

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Se il clima fosse una banca, i paesi ricchi l’avrebbero già salvato. (Hugo Chavez)

 Serena Piccardi

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