Que viva Mexico, que viva Frida! L’intensità di luci e colori nell’arte messicana del XX secolo

Diego Rivera, Ritratto di Natasha Gelman (1943, olio su tela, Cuernavaca, The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, photo credits: lavaligiadell’artista.com)

È un periodo particolarmente felice per approfondire la conoscenza sull’arte messicana: oltre la mostra veronese sui Maya, alcuni nuovi appuntamenti permettono di avere una panoramica sull’arte più recente, inquadrabile grosso modo con il periodo noto come Rinascita Messicana (1920-1960), in cui si riversarono diversi percorsi artistici.

La più celebre manifestazione artistica (che accese l’attenzione sull’arte centroamericana determinandone una forte richiesta) fu il Muralismo, sviluppatosi verso gli anni Venti quando, dopo la Rivoluzione messicana, si cercò una forma espressiva che veicolasse gli innovativi messaggi marxisti e che fosse facilmente comprensibile dal popolo. Si scelse di recuperare la tradizione preispanica di affrescare i palazzi con storie che percorrevano i secoli, raccontando alcuni aspetti della vita delle antiche civiltà precolombiane, l’arrivo dei “conquistadores”, fino alla Rivoluzione, che aveva liberato il Messico da un lungo periodo di dittatura e regalato una nuova costituzione e riforme agrarie più eque.

Gli esponenti più celebri di questo movimento furono Diego Rivera (1886-1957), José Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros.

Il Messico in quegli stessi anni veniva vista da molti artisti vicini alle idee marxiste come la terra in cui attuare un miglioramento sociale e godere, nel contempo, della luce abbacinante e dei forti contrasti tra i colori, fonte inesauribile di ispirazione per diversi pittori e fotografi europei e statunitensi, in particolare quelli vicini al Surrealismo.

Di questa fertile temperie culturale ne godettero anche gli artisti messicani tra i quali, negli ultimi anni, viene ricordata soprattutto la magnetica figura di Frida Kahlo (1907-1954), che seppe trasporre su tela il suo mondo di passioni e dolori estremi in un’elaborazione assolutamente personale. Nelle sue opere convivono visioni oniriche in cui rielabora rapporti personali e un grande legame con la sua terra, come nell’opera “L’abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl”, popolata da numerosi riferimenti alla mitologia atzeca intrecciata al tema della maternità, dove Frida si raffigura come madre che culla come fosse un bambino suo marito Diego Rivera, sposato nel 1929.

Frida Kahlo, L’abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl (1949, olio su tavola, Cuernavaca, The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, photo credits: cultura.biografieonline.it)

In questo periodo, a Bologna, è possibile ammirare un’intera sezione dedicata a Frida Kahlo nella mostra che espone la preziosa collezione di opere messicane raccolte dai coniugi Gelman, iniziata nel 1943 quando Jacques Gelman (emigrante russo che fece la sua fortuna producendo le pellicole dell’attore comico Mario Moreno) commissionò a Diego Rivera un ritratto per la bella moglie Natasha, sposata due anni prima. In questo modo i coniugi Gelman non vennero solo in contatto con il grande pittore, ma anche con l’arte più intimista della giovane moglie, al punto da acquistare molti dei suoi ritratti che negli anni sono diventati estremamente famosi.

Insieme alle opere pittoriche, nella sezione dedicata a Frida Kahlo sono raccolti ed esposti anche abiti e gioielli che le appartenevano, in più è stato ricostruito il suo letto a baldacchino dotato di specchio per permetterle di dipingere anche durante i periodi di degenza cui era costretta per la sua salute inferma.

L’allestimento della mostra bolognese a Palazzo Albergati in cui è stato ricostruito il letto di Frida Kahlo attorniato dai vestiti della pittrice e da alcuni modelli di stilisti famosi come Valetino, Gianfranco Ferrè e Antonio Marras che si sono ispirati alla carismatica artista. Photo credits: artribune.com)

Ma non trascuriamo i quadri degli altri artisti collezionati dai Gelman, spesso chiamati a compiere loro ritratti: troviamo così i toni cupi di David Alfaro Siqueiros, l’altro grande muralista; Rufino Tamayo e la sua amata, l’altra grande pittrice messicana, quella Marìa Izquierdo, che insieme a Frida Kahlo osò sfidare l’ambiente artistico messicano ancora profondamente maschilista e infine, Ángel Zàrraga.

Qui i riferimenti per la visita. Mi preme far presente che per volontà dei prestatori e degli organizzatori, parte dell’incasso sarà devoluto per aiutare i terremotati.

“La Collezione Gelman: Arte Messicana del XX secolo” Bologna, Palazzo Albergati, 19 novembre 2016 – 17 marzo 2017

http://www.palazzoalbergati.com/mostra-arte-messicana-frida-kahlo-diego-rivera-bologna/

Sempre a Bologna, troviamo una piccola ma preziosa mostra che attraverso quarantacinque fotografie offre un racconto intimo sul rapporto speciale che legò Frida Kahlo a Lucienne Bloch, artista, fotografa e stretta collaboratrice di suo marito Diego, del quale documentò il lavoro svolto nel periodo statunitense e ricordata soprattutto per aver scattato l’unica foto che mostri il perduto murale “Man at the Crossroads” (eseguito nel 1933 per il Rockefeller Center Plaza di New York e distrutto prima che fosse completato per ordine del committente perché ritenuto sconveniente per i suoi riferimenti al sistema comunista sovietico).

Diego Rivera, Man at the Crossroads (1933, affresco perduto, New York, Rockefeller Center Plaza, photo credits: Wikipedia)

Il rapporto fra le due non cominciò nel migliore dei modi per la gelosia di Frida, che con estremo sospetto notò subito la forte sintonia scattata tra Rivera e la Bloch. Che si rivelò essere invece una persona fidata e di grande supporto, capace, tramite l’obiettivo della sua macchina fotografica, di cogliere aspetti ed espressioni di una Kahlo senza filtri.

Lucienne Bloch, “Frida e il suo figlioccio” (photo credits: Gioia!). Nell’espressione di Frida si comprende il suo grande desiderio di maternità, disatteso a seguito delle dolorosissime conseguenze dell’incidente che subì a diciott’anni e che determinarono i suoi aborti. Lucienne Bloch le fu vicina durante il ricovero all’ Henry Ford Hospital di Detroit nel 1932.

“Lucienne Bloch: dentro la vita di Frida Kahlo”, Bologna, ONO Arte Contemporanea, 15 dicembre 2016 – 26 febbraio 2017

http://www.onoarte.com/upcoming-exhibition.php

Due opere esposte nella mostra parigina (photo credits: parisianist.com)

Se, durante queste festività aveste preventivato un viaggio a Parigi, potrebbe essere un’ottima occasione per visitare anche la mostra sull’arte messicana ospitata al Grand Palais, un’interessante panoramica con alcune opere concesse in prestito per la prima volta.

“Mexique (1900-1950)”, Parigi, Grand Palais, 5 ottobre 2016- 23 genaio 2017

http://www.grandpalais.fr/en/event/mexique-1900-1950

 

Pamela D’Andrea

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