IO BALLO DA SÒLA

Una delle principali argomentazioni addotte fin qui in difesa di Virginia Raggi è stata che da poco tempo si trova nel ruolo di prima cittadina ed è troppo presto per giudicare. Da quando si è insediata ed è entrata per la prima volta con la fascia tricolore nell’Aula Giulio Cesare sono passati quasi 200 giorni. Un po’ troppi se si considera che, anche nel caso di Governi o di Premier, ciò che viene giudicato e su cui poggiano le fondamenta per gli anni che seguiranno sono addirittura i primi (famosi) “100 giorni”.

Ci sono punti di Roma, dove, è bene ricordarlo, anche tutti i municipi sono governati dai minisindaci del M5s (ad esclusione del I e del II), le strade sono interrotte con dei lavori incompiuti da mesi in punti critici come la Tiburtina o in quartieri periferici dove piuttosto che rifare una strada si devia il traffico. Senza tenere in considerazione le molte altre criticità a cui la città è sottoposta in questi ultimi mesi, dagli autobus che si rompono e rimangono per strada perché la ditta di soccorso stradale non viene pagata, ai vigili che devono presidiare le buche perché non ci sono ditte che le ricoprono, fino ai numerosi sgomberi e chiusure dei pochi centri aggregativi culturali rimasti a Roma come il Brancaleone o il Corto Circuito; città sempre più grigia e moribonda. Le uniche note positive, come l’arrivo di 150 nuovi autobus e la riaccensione dell’illuminazione del raccordo anulare, sono da attribuire alle precedenti amministrazioni Marino e Tronca.

Il caso Marra che è scoppiato in questi giorni è soltanto l’apice di questa situazione. Non serve sostenere che i reati per cui è stato arrestato risalgono al 2013 quando ancora non faceva parte dell’amministrazione attuale. Questo personaggio era già conosciuto nell’ambiente e non godeva di ottima fama, non foss’altro perché aveva collaborato con la destra romana (e non). Un movimento che si dichiara né di destra né di sinistra e al quale non può partecipare attivamente nessuno che abbia già fatto politica in un partito, che senso ha che vada a ripescare un personaggio di questo tipo? La Raggi se lo è tenuto stretto il più possibile quando dal primo incarico di vicecapo di gabinetto vicario, a seguito delle prime polemiche, lo ha lasciato solo vicecapo di gabinetto; successivamente, dopo l’intervento di alcuni big dei 5 stelle, lo ha  messo a dirigere un dipartimento fondamentale come quello del personale (il Comune di Roma ha 23mila dipendenti). Fino a dichiarare solo un mese e mezzo fa “Marra non si tocca. O andiamo tutti a casa“.

Ora, è evidente che sul tema legalità e governo della città si potrebbe continuare aprendo, ad esempio, l’altro grande capitolo che è quello della Muraro, la “monnezzara con cui si può ragionare” come dichiarava l’ex ras di Malagrotta condannato per una serie di reati ambientali Manlio Cerroni, tanto per chiedersi che bisogno c’era di coinvolgere questi personaggi. Idem si potrebbe elencare la serie di dimissioni dalla giunta che si sono susseguite da subito dopo l’insediamento fino all’altro giorno, quando si è addirittura creato un giallo sulle dimissioni dell’ennesimo assessore che sarebbe indeciso se lasciare o meno. Oppure dulcis in fundo la bocciatura del bilancio comunale 2017-2019 avvenuta oggi per conto dell’Oref, l’organo di revisione economico-finanziaria del Comune, mai accaduto prima.

In tutte le realtà medie o grandi dove i 5 stelle amministrano ci sono stati dei problemi o sono stati espulsi, come il caso di Livorno, Parma, Civitavecchia e Pomezia. È inutile cercare scuse o riaprire le accuse nei confronti degli altri schieramenti politici: i 5 stelle che si erano fatti portavoce ed espressione di un cambiamento radicale e si erano messi su un piano completamente nuovo e differente rispetto agli altri partiti hanno già fallito perché, anche se in misura numericamente inferiore (forse perché ancora in pochi eletti), si sono macchiati dei peggiori difetti della vecchia classe politica, con tanto di indagati, espulsioni e lotte tra correnti interne, senza realizzare di fatto ancora nulla. È bene che questo qualcuno lo dica. Immagino cosa potrebbe succedere se mai dovessero andare al Governo. Ci sarà un momento in cui si dirà ‘basta’ riconoscendo che i 5 stelle non sono adatti a governare e possono fare solo opposizione oppure bisogna sempre toccare il fondo in questo Paese?

Purtroppo ciò che rammarica è constatare come sia sbagliato lasciare ai grillini alcune battaglie, come il reddito di cittadinanza, l’attenzione (anche se solo a parole) per le energie rinnovabili o la visione rifkiana della sharing economy che non sanno gestire e che dovrebbero essere proprie della Sinistra ecologista e riformista. Se il referendum costituzionale è stato perso è perché la parte emarginata dell’Italia, quella composta dai circa 4,6 milioni di poveri che negli ultimi 10 anni sono più che raddoppiati o i milioni di disoccupati, soprattutto giovani, si è sentita esclusa da qualsiasi idea di ‘Sistema Paese’. Se c’è una cosa che il PD di Renzi ha tralasciato è proprio questa: non siamo tutti nati nella provincia benestante da una famiglia medio borghese che ci ha garantito gli studi e trovato un lavoro. Non siamo tutti come la Boschi, che aveva il papà dirigente di banca Etruria (non indagato per il fallimento dell’istituto) o gli altri del suo giglio magico. Questo distacco con la realtà che ha intorno lo ha isolato da ciò che viene definito il ‘Paese reale’.

Le autocritiche non facciano però perdere la bussola. Chi, criticando aspramente la Sinistra, dalla parte più estremista, passando per quella radical chic (fenomeno amplificato e forse esistito solo sui media) fino a quella riformista e di governo, pensa che la soluzione possa essere altrove sbaglia di grosso e dovrà prima o poi fare i conti con gli eventi. Chi è invece del M5S e ancora difende la Raggi prenda atto che il Movimento l’ha scaricata, anche se in un partito in cui il motto principale è “uno vale uno” non ha senso personalizzare il problema facendo risalire la colpa esclusivamente alla sindaca, ma si dovrebbe aprire una profonda autocritica e responsabilità collettiva rispetto ai propri limiti organizzativi e programmatici oltre che politici. Probabilmente o finirà con un avviso di garanzia (Grillo ha fatto introdurre una clausola nel codice etico del partito che prevede in tal caso l’espulsione immediata degli eletti) o con la sentenza sul contratto firmato dalla Raggi con Casaleggio che renderebbe di fatto la sindaca ineleggibile in quanto avrebbe firmato delle clausole vessatorie relative al suo mandato pubblico con un’azienda privata (la Casaleggio Associati) e di cui si attende la sentenza per il prossimo 13 gennaio.

Molti sono ancora reticenti nell’ammettere il fallimento dei 5 stelle perché non vogliono affrontare l’ennesima delusione e l’ennesima presa in giro. Ma c’è un limite a tutto e, come Saviano ha dichiarato in questi giorni riferendosi principalmente ai sostenitori del Movimento che continuano a difendersi parlando di bufale o sottolineando i difetti degli altri, bisogna evitare negando l’evidenza che lo slogan “onestà onestà” si tramuti de facto in “omertà omertà”.

Filippo Piccini

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