Monte – Amir Naderi

Agostino vuol vedere la luce, quella luce oscurata dalla forza della natura, che sotto le sembianze di una maestosa montagna, ha ridotto il suo sperduto villaggio in un cumulo di rocce, buone solo per seppellire la giovane figlia. Siamo nel Medioevo, in una regione astratta e senza tempo, dove quel monte, con la potenza di un’eclisse, nasconde il sole, concedendo nient’altro che miseria, morte e devastazione.

Ma Agostino non ci sta a tanta prepotenza e supportato dalla moglie e dal figlio Giovanni, decide a differenza degli altri abitanti, di non abbandonare quel territorio ameno e sopravvivere il più a lungo possibile, vendendo le sue poche cose nella città più vicina. Ma la sua ostinazione è mal tollerata dalla civiltà, che vede in lui un visionario da cui difendersi e da isolare quasi si trattasse di un morbo contagioso. Accusato ingiustamente di furto, decide allora di sfidare il nemico, che nel frattempo è diventata la sua ossessione da abbattere a colpi di martello. Solo contro tutti, inizia la disperata missione da portare a termine qualunque sia il prezzo da pagare, ma la sua tenacia avrà un epilogo tutt’altro che scontato.

Il film dell’iraniano Amir Naderi, presentato fuori concorso all’ultima mostra del cinema di Venezia è un vero portento, quasi impossibile da descrivere a parole. Non si tratta solo dell’eterna lotta tra uomo e natura, ma del loro inconciliabile rapporto, che si tramuta il più delle volte in un’apparente supremazia da conquistare. Naderi oltre che sulle immagini, lavora magnificamente sul suono,tanto che lo potremmo definire un film da sentire. E la sua ambientazione arcaica dal sapore pasoliniano, non fa che confermarlo. Durante la visione, la tenebrosa voce del monte, sembra non mollarci un attimo e a nulla valgono le urla disperate di Agostino, con cui sembra confondersi, ma mai dialogare. Colpo dopo colpo, con mani sudicie e sanguinanti, cerca di piegare quel colosso da cui vuol liberarsi, ma di cui non riesce a fare a meno. Quasi fosse una lotta contro la parte più oscura di sè.

Questo controverso ed insolito duello, trova la massima espressione nella seconda parte della pellicola, quella più ascetica e meno parlata, dove la narrazione lascia spazio alla forza primordiale dell’azione. Che a tratti può apparire schizofrenica e fine a se stessa, per poi mostrarsi necessaria verso un finale liberatorio da cui prenderà vita l’insperata catarsi. Cinema particolare, a tratti inaccessibile, che purifica ed esalta, come una benedizione da cui consigliamo di non sottrarsi.

Laura Pozzi

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