Saga di Egill il Monco

Durante il cammino di questa rubrica (non a caso il nome) stiamo applicando un “ritorno alle cose stesse” e in questo nostro ritorno, che poi è una riscoperta (altrimenti recensiremmo solo libri nuovi), non potevamo non tornare anche al Medioevo.

Oggi parliamo della saga di Egill il Monco – edito in Italia da Iperborea – un testo antico e nuovo al contempo.

Un piccolo capolavoro in cui perdersi. La trama è fitta e intricata, le necessarie note sono una bussola per non farsi distrarre dai mille nomi geografici. Il testo è piccolo, leggibile in una giornata, ma al contempo contorto e confuso: una volta letto ricorderete poco; lo rileggerete dopo tempo e continuerete a ricordare sempre troppo poco. La saga è ricca di riferimenti fantastici, ma al contempo immersa nella storia nord europea. Ci narra di un mondo scandinavo antecedente alla formazione dei grandi regni (Norvegia, Svezia e Danimarca), ma ci racconta anche la storia di quelli che nelle nostre scuole vengono studiati sotto il nome di Normanni. Popoli erranti, pirateschi, dediti al saccheggio e all’avventura, con un grande spirito di sopravvivenza, in continua combutta con le forze metafisiche della natura (troll, giganti, animali la cui natura rimane ignota…), ma anche amici leali, alleati fedeli, capaci di perdonare torti gravissimi e con un gran senso della comunità. Tutti i personaggi maschili e femminili a fine storia saranno sposati, pacificati e torneranno nei rispettivi regni, incluse le due gigantesse.

Egill è anche un personaggio liminale, proprio come l’Islanda: un ponte tra due placche tettoniche (l’americana e l’euroasiatica); tra un’Europa dedita all’agricoltura e un mondo polare dedito a caccia e pesca. Non mancano riferimenti esotici a regni che i filologi hanno cercato di rintracciare ovunque, dalle steppe centroasiatiche, ai regni islamici, alle isole russe del Mar di Barents.

Nonostante la saga presenti influenze mediterranee (Egill è un Ulisse scandinavo) e similitudini con un altro mito irlandese (nelle note troverete riferimenti più chiari al riguardo), l’originalità è nell’universalità. In questo racconto è tutto un mondo e così è ogni volta che un testo riesce a raccontare un’intera civiltà.

Ho scritto molto e in modo caotico, ma ho parlato poco di ciò di cui avrei voluto: di Egill, della storia di una famiglia come in “Cent’anni di solitudine”, di fratelli morti che si trasformano in mostri vampireschi; avrei voluto trasportavi in questo racconto, darvi un assaggio del fantastico e del meraviglioso, ma non ci sono riuscito, perché la saga è un qualcosa di troppo grande e profondo per essere riportato in poche righe. Sono rimasto intrappolato in una tela di rimandi, con tanti nomi che si rincorrono casualmente, tanti riferimenti e tante citazioni: perché? Perché il mondo delle saghe è alla base della nostra letteratura, non si può essere degli appassionati di letteratura senza averne qualcuna: lì dentro – come nelle tragedie greche, nei cicli dei cavalieri e nelle agiografie medievali o nei grandi romanzi russi- troverete tutto. Questo ci permette di riconoscere la grande opera: nella grande opera c’è tutto.

Consigliato ai veri lettori.

Gabriele Germani

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