La leonardesca Dama con l’ermellino, ritratto di un amore elegante e al contempo passionale

Leonardo da Vinci, Dama con l’ermellino (1488-90, olio su tavola, Cracovia, Museo Czartoryski, photo credits: Wikipedia)

Recentemente è saltata alle cronache la notizia della cessione di uno dei più celebri capolavori di Leonardo da Vinci, il ritratto noto come “la Dama con l’ermellino”. Il dipinto, di proprietà del principe Adam Karol Czartoryski, è conservato a Cracovia dalla fine del XVIII secolo, ed è stato venduto insieme alla collezione accumulata negli anni da un’antenata del principe, Izabela Fleming Czartoryska (1746-1835) per una cifra, cento milioni di euro, che è stata considerata decisamente bassa rispetto al valore delle opere raccolte, circa due miliardi di euro (basti considerare che questa sola opera di Leonardo è stata stimata la metà dell’importo versato dal governo polacco per assicurarsi il possesso della collezione Czartoryski).

Tralasciando considerazioni sulla decisione del principe polacco (che sembra rispettare lo stesso spirito che aveva permesso la creazione di questa collezione, il forte sentimento nazionalista per la Polonia), questa notizia mi è sembrata un’ottima occasione per scoprire i particolari che rendono questo dipinto uno dei più celebri esempi di ritratto nella storia dell’arte.

Inizierei con il riconoscere il personaggio raffigurato. Una scritta in alto a sinistra denomina il soggetto come La Bele Feroniere, eseguita da Leonardo da Vinci. La scritta non è originale, forse apposta nello stesso periodo in cui fu deciso di uniformare lo sfondo del quadro con il colore nero per nascondere un intervento di restauro mal riuscito, che inoltre nascose del tutto una finestra sul lato destro del quadro, dove verosimilmente sembra arrivare la fonte di luce che illumina il soggetto. Tra l’altro, quell’iscrizione apocrifa genera confusione con un altro ritratto di Leonardo eseguito negli stessi anni, questo sì noto come La Belle Ferronniére (letteralmente “la bella moglie di un commerciante di ferro”) della quale non si è ancora giunti ad un’identificazione unanime.

Leonardo da Vinci, Ritratto di Dama o Belle Ferronnière (1490-95, olio su tavola, Parigi, Musée du Louvre, photo credits: Wikipedia). Per la sua identificazione si è parlato di un’altra amante di Ludovico Sforza, Lucrezia Crivelli, o dell’amante di Francesco I di Francia, Madame Ferron.

Nel caso di questo dipinto invece, dopo un periodo di incertezza attributiva durato fino alla fine del XVIII secolo durante il quale non veniva riconosciuta come opera di Leonardo, divenne chiara la paternità e, grazie alla simbologia dell’animale tenuto in braccio, si risalì al riconoscimento della fanciulla raffigurata.

Cecilia Gallerani (1473-1533) apparteneva ad una nobile famiglia senese trapiantata a Milano per motivi politici. In terra lombarda crebbero le loro fortune, garantendo una buona posizione nella corte sforzesca. Ma la scomparsa del padre attorno al 1487 comportò l’annullamento del suo fidanzamento con un giovane della famiglia Visconti cui era stata promessa quando aveva dieci anni. Poco dopo sappiamo che divenne l’amante del futuro duca di Milano, Ludovico Sforza soprannominato “il Moro”, completamente preso dalla passione per questa fanciulla che, nonostante la giovane età, dimostrava di essere particolarmente colta e amante delle arti, in particolare la poesia e il canto, al punto da animare circoli culturali. A Ludovico il Moro diede anche un figlio, Cesare, nato nel 1491. Poco dopo la sua nascita, Ludovico convolò a nozze con Beatrice d’Este, sua promessa sposa. Per questo motivo, Cecilia fu allontanata dalla corte sforzesca, prese per marito il conte Ludovico Carminati detto “il Bergamino” e nelle diverse residenze che possedevano (alcune date in dono dall’antico amante) istituì dei circoli letterari e organizzò incontri con personalità di alto livello culturale che erano ospitati presso la corte milanese.

Quindi Leonardo aveva con la sua modella un rapporto più approfondito, basato sulla reciproca stima per l’intelligenza dell’altro.

La figura della Gallerani si presenta elegantemente posta di tre quarti come proponeva la più recente moda fiamminga, filtrata dalla conoscenza delle opere di Antonello da Messina, attivo a Milano nel 1475.

Ma ecco il tocco di modernità ulteriore introdotto da Leonardo: una doppia torsione, del busto e del volto, lo sguardo, acuto e vivido, osserva attentamente qualcuno che si trova oltre la cornice del quadro. Anche l’ermellino volge la sua attenzione verso questo sconosciuto personaggio, bloccato in uno scatto repentino e trattenuto dalla mano della giovane dama. Quest’ultima è il particolare anatomico più dettagliato del ritratto, reso meravigliosamente dalla maestria di Leonardo. Si possono distinguere chiaramente le singole unghie, le pieghe sulle nocche e la tensione del tendine del dito indice. In qualche modo anche questa mano aiuta a comporre il ritratto delle virtù della dama.

Dettaglio della mano che trattiene l’ermellino. Spesso la critica si è soffermata sul riconoscere nelle fattezze dell’animale quelle di un furetto addomesticato, sicuramente più avvezzo a rimanere in posa rispetto al più selvatico e sfuggente comportamento dell’ermellino (photo credits: caffetteriadellemore.forumcommunity.net)

L’altro particolare che cattura la nostra attenzione la leggera increspatura delle labbra in un sorriso appena accennato, in cui si può riconoscere una delle caratteristiche del modo in cui Leonardo preferiva ritrarre le emozioni, non manifestandole appieno ma abbozzandole.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, la foggia dei vestiti, eleganti ma non sfarzosi, richiama la moda spagnola, che prevedeva grandi maniche a sbufo che potevano essere sostituite mediante un sistema di lacci che mostrava la bianca camiciola sottostante. Ad essa è riconducibile anche l’uso del sottile velo fermato da un sottile nastro nero.

Particolare del volto della bella Cecilia Gallerani, cantato dal poeta Bernardo Bellincioni nel 1493. Questo sonetto fu l’ulteriore conferma per l’attribuzione dell’opera a Leonardo e per il riconoscimento della dama (photo credits: caffetteriadellemore.forumcommunity.net)

L’ermellino, l’altro protagonista del quadro, ha la pelliccia bianca dipinta realisticamente pelo per pelo. La rispondenza del gesto e dello sguardo tra dama e animale sottolineano il rimando (che sicuramente non sfuggì a Leonardo) del nome greco dell’ermellino, galḗ (γαλή), con il cognome della Gallerani. Solitamente, nei bestiari medievali l’ermellino simboleggia la moderazione (qualità molto apprezzata in Cecilia, soprattutto nel suo risultare particolarmente amabile quando si intratteneva con ospiti illustri), la purezza e l’incorruttibilità, che appaiono virtù più calzanti della castità cui in alcuni casi sembra riferirsi l’iconografia dell’ermellino.

Inoltre, inserendo nella composizione proprio questo animale al posto di un più domestico furetto, si voleva far allusione al recente conferimento del titolo di cavaliere dell’Ordine dell’Ermellino da parte di Ferdinando d’Aragona al duca di Milano, che da quel momento (siamo nel 1488) adottò l’effigie dell’animale come suo emblema.

La commissione di Ludovico il Moro aveva quindi un intento celebrativo: rappresentare la giovane amata intensamente, che solo il matrimonio contratto per ragion di stato e la gelosia della moglie non permisero di avere accanto a sé e l’orgoglio dello status che aveva faticosamente raggiunto.

 

Pamela D’Andrea

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