Il Foro Italico tra retorica celebrativa e ideali educativi

Di fronte allo Stadio Olimpico troviamo la fontana della Sfera, costituita da un unico blocco di marmo di tre metri di diametro opera di Mario Paniconi e Giulio Pediconi (1933-34). Attorno alla fontana, i mosaici a tessere nere su disegno di Giulio Rosso (photo credits: Roma Slow Tour)

Solitamente, il mese di gennaio fa rima con i buoni propositi per rimettersi in forma dopo le numerose occasioni conviviali delle feste appena trascorse. Sarà forse stato qualche senso di colpa sugli ultimi stravizi a darmi lo spunto per la passeggiata con Roma Slow Tour di questo mese. La destinazione è il complesso di edifici che compongono il Foro Italico, assiduamente frequentato da molti romani, sportivi o più semplicemente tifosi.

Originariamente denominato Foro Mussolini, questo luogo interpreta perfettamente la retorica fascista con monumenti monolitici, imponenti, forme squadrate che richiamano le architetture della Roma imperiale e la celebrazione delle imprese belliche che il regime stava portando avanti.

Il tutto è esemplificato dal primo monumento che attira l’attenzione, data la sua ragguardevole altezza: l’obelisco Mussolini, opera di Costantino Costantini, inaugurato nel 1932 per il decennale della marcia su Roma. Il monolite su cui è inciso il cognome del dittatore era stato donato dalla città di Carrara ed era arrivato dopo un lungo e difficile viaggio via mare. Per erigerlo, ci si avvalse di una struttura in cemento armato, che fece riflettere su come, viste le difficoltà incontrate, fossero andate perdute le competenze e l’esperienza che aveva permesso l’erezione di diversi grandi obelischi nella Roma del Cinquecento.

L’intento celebrativo del regime proseguiva alle spalle dell’obelisco con la realizzazione, su progetto dell’architetto Luigi Moretti, del viale del Foro Italico, che terminava con la fontana della Sfera posta davanti allo stadio Olimpico (ex stadio dei Cipressi), completamente ripensato negli anni appena precedenti le Olimpiadi del 1960 per ammodernarlo e aumentarne la capienza. Un ulteriore ammodernamento è stato compiuto nel 1990 per i Mondiali di calcio e, infine, nel 2008.

L’obelisco (insieme all’edificio del CONI e il Ponte Duca d’Aosta) si riconosce chiaramente in diverse inquadrature tratte dal film Mamma mia che impressione! (1951) nel momento in cui si svolge la maratonina di Roma, dove Alberto (Sordi), strambo giovane innamorato della signorina Margherita, decide di sfidare il suo rivale in amore Arturo. La gara viene invalidata perché Alberto e Arturo, giunti contemporaneamente al traguardo, lo fanno provenienti da parti opposte, reclamando ognuno la correttezza della propria vittoria e generando una rissa.


L’idea di dotare Roma di una serie di edifici ed impianti in cui potessero essere svolte le attività sportive sia per far allenare atleti che dessero lustro al nome della Patria, sia come “palestra” educativa dei giovani balilla, rientrava nei piani promossi dal regime fascista. Il progetto venne affidato all’architetto Enrico Del Debbio a partire dal 1928 e trovò collocazione in un’area della città che fino ad allora era pressoché disabitata: le pendici del Monte Mario, zona immersa nel verde, nota fino a quel momento principalmente per ospitare tra la sua vegetazione la sontuosa Villa Madama progettata da Raffaello Sanzio.

Il primo edificio ad essere costruito fu l’Accademia di Educazione Fisica, ora nota come sede del CONI, costituito da due ali collegate da una struttura pensile. Lo stile rispetta i canoni del classicismo non solo nostrano, ma anche quello scandinavo. Attraverso il passaggio sottostante, ora dotato di vetrate, si poteva accedere direttamente allo Stadio dei Marmi, sempre su progetto di Del Debbio (1932) denominato così per ospitare lungo il suo perimetro sessantaquattro statue donate da altrettante città italiane che immortalano atleti alle prese con diverse discipline. Nella tribuna centrale spiccano i due gruppi bronzei di “Lottatori” di Aroldo Bellini, il nome più ricorrente tra gli artisti che realizzarono le sculture degli atleti in marmo.

Veduta dello Stadio dei Marmi con, in primo piano, il gruppo bronzeo di Aroldo Bellini, “I Lottatori” (photo credits: Roma Slow Tour)

Per gli appassionati di cinema, lo Stadio dei Marmi risulterà familiare per aver ospitato scene di diversi film, tra i quali meritano di essere ricordati innanzi tutto “L’arte di arrangiarsi” di Luigi Zampa (1954), dove Alberto Sordi interpreta Rosario, un voltagabbana che, per le proprie mire, non si fa mancare una fase “fascista”. Ed ecco ambientata qui la scena dell’esercizio del “cerchio di fuoco”, dove, alle spalle di Sordi si riconosce il palazzo della Farnesina, sede del Ministero degli Esteri.

Andando avanti negli anni, troviamo nuovamente impiegata questa location per l’episodio diretto da Steno nel film Capriccio all’italiana (1968), dove troviamo il personaggio interpretato da Totò che non sopportando la moda dei capelloni, cerca di adescarli in modi comici per poterli rapare a zero. In questo caso, troviamo il Principe con una ridicola capigliatura bionda pronto a mettere in atto il suo folle piano.

Ma probabilmente è l’amara scena finale di Amici miei atto II (1982) di Monicelli quella che viene ricordata meglio. Il Mascetti (un superbo Ugo Tognazzi), a seguito di un’improvvisa trombosi è costretto su una sedia a rotelle e gareggia nello Stadio dei Marmi ad una corsa per paraplegici per la sezione di Pisa, incitato dagli immancabili compagni di “zingarate”.

Proseguendo dalla parte opposta all’Accademia di Educazione Fisica si trovano l’Accademia della Musica e l’edificio delle Terme con la piscina coperta, entrambi progettati da Costantino Costantini nel 1937. L’edificio fu ampliato in occasione dei giochi olimpici del 1960.Il grande locale che ospita la piscina è stato decorato con mosaici: quelli pavimentali, in linea di continuità con quelli del viale del Foro Italico, sono su disegno di Giulio Rosso, mentre quelli parietali, con atleti colti durante gli allenamenti, sono basati sui cartoni di Angelo Canevari. Altro tratto peculiare di questa piscina è il Castello dei tuffi progettato da Pier Luigi Nervi in occasione delle Olimpiadi del 1960.

La piscina coperta nell’edificio delle Terme. Sullo sfondo, sono ben visibili i mosaici di Angelo
Canevari e il Castello dei tuffi progettato da Nervi (photo credits: Roma Slow Tour)

Un locale così caratterizzato non poteva sfuggire all’attenzione dei registi, che hanno ambientato qui alcune scene dei loro film. Ricordo il tuffo di Asia Argento in “Perdiamoci di vista” di e con Carlo Verdone (1994) e la gara del piccolo Tommi in “Anche libero va bene” con Kim Rossi Stuart, sua prima prova come regista. Sempre in questo edificio si trova la piscina pensile da 25 metri in cui sono stati ambientati gli allenamenti da bambino di Michele Apicella (alias Nanni Moretti) in “Palombella rossa” (1989).

Sempre su progetto di Costantini fu realizzato lo Stadio del Tennis (completamente smantellato nel 2008 per crearne uno nuovo, più moderno e capiente) che fa da sfondo alla scena del litigio tra Maria Luisa (Lorella De Luca) e il suo fidanzato Giancarlo per il telegramma che la invitava a partecipare al programma de “Il Musichiere” nel film “Domenica è sempre domenica” di Mastrocinque (1958)

Pregevole esempio di architettura razionalista progettato da Luigi Moretti è l’Accademia di scherma o Casa delle Armi, che avrebbe dovuto ospitare anche cerimonie e ricevimenti. Negli anni ‘80 fu impiegata come aula bunker del Ministero di Grazia e Giustizia di processi estremamente delicati per la loro importanza, come quelli del delitto Moro, di importanti mafiosi e di Alì Agca. Ma cinematograficamente parlando, è qui che è ambientato il funerale di Cosimo (Memmo Carotenuto) ne I soliti ignoti (1958), durante il quale Ferribotte (Tiberio Murgia) esterna un “sono sempre i più meglio che se ne vanno…”.

Come sempre, il mio racconto è parziale. Se però vi ha incuriosito, è possibile partecipare a questa passeggiata scoprendo i dettagli in questo link:

https://www.facebook.com/events/315231108833813/

Per gli altri appuntamenti con Roma Slow Tour, ecco qui il calendario degli eventi:

https://www.facebook.com/pg/RomaSlowTour/events/?ref=page_internal

 

Pamela D’Andrea

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