Da rifugiato a ministro: in Canada un somalo conquista la poltrona dell’Immigrazione

In attesa dell’insediamento di Donald Trump e di capire le sue prime mosse politiche concrete sui temi dell’immigrazione, il Canada rimarca con forza la sua politica dell’accoglienza, distantissima, almeno per ora, da quella del presidente eletto americano. E lo fa con le dichiarazioni del suo premier, il liberale Justin Trudeau, e con una nomina significativa, frutto di un rimpasto di governo, che vede arrivare sulla poltrona di ministro dell’Immigrazione Ahmed Hussen, l’anti Trump per eccellenza.

Il 39enne di origine somala, sbarcato nel Paese da solo, da profugo nel 1993, all’età di 16 anni, dopo il lungo viaggio da Mogadiscio, ha vissuto tutta la penosa trafila dell’accoglienza e poi della richiesta di cittadinanza. Entro il 2017, il Canada prevede di portare a 300.000 il numero degli immigrati, la maggioranza di loro accolti per motivi economici, dunque non rifugiati politici. Hussen, fuggito dalla Somalia devastata dalla guerra, fa il suo ingresso nel Parlamento di Ottawa, ma non vuole rimarcare con il senso del vittimismo le sue radici: «Io sono canadese, mi sento canadese. Il mio Paese è la mia eredità e sono fiero della mia eredità, non cambierò, ma la mia missione è dare il mio contributo al Canada».

CAMBIARE L’IMMAGINE DEI PROFUGHI

E dire che, nel 2004, il Toronto Star, il quotidiano con la più alta diffusione in Canada, parlò di lui come «uno da tenere d’occhio», ma durante un’intervista il giovane e promettente studioso di legge disse: «Io non diventerò mai un politico, piuttosto voglio lavorare nelle retrovie». Ora, quell’intervista è appesa nel suo studio. L’immagine dei profughi, secondo le sue dichiarazioni, «deve pian piano cambiare, sono conscio di come la comunità dei migranti sia stigmatizzata, la percezione dovrà essere un’altra», fermo restando i problemi che rendono difficile l’integrazione, tra povertà e disagio dei giovani che arrivano nel Paese. Giovani come lui, che ora è padre di tre figli, per molti anni ha vissuto con il fratello in case popolari, «e questo mi ha permesso di risparmiare i soldi per l’università», ha raccontato. «I richiedenti asilo non sono criminali – ripete spesso -. Sono esseri umani che hanno bisogno di protezione e assistenza, sono meritevoli del nostro rispetto».

AVVISO A TRUMP

Il suo arrivo nel governo di Justin Trudeau potrebbe non essere una svolta solo di facciata. Trudeau prende distanza dalla politica (per ora fatta di annunci, accusata di razzismo) di Trump e proprio ieri ha sferrato un attacco al presidente eletto, anche se non lo ha nominato direttamente. Parlando dei rapporti tra Canada e Stati Uniti, il premier canadese ha assicurato che il suo Paese avrà un «rapporto costruttivo con la nuova amministrazione americana» ma, ha aggiunto secondo quanto riportato dalla Cnn, intervenendo al Comune di Belleville in Ontario, «ci sono questioni che ci stanno a cuore e che gli americani non hanno messo tra le loro priorità». Non mi tirerò mai indietro, ha spiegato Trudeau rispondendo ad una domanda su come l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca potrà influenzare i rapporti con Washington, «di fronte alla difese della cause in cui credo. Anche se dovrò urlare al mondo che l’immigrazione è una fonte di forza per il Canada e che i canadesi musulmani sono una parte essenziale del successo del nostro paese oggi e in futuro».

Hussen sostituisce John McCallum, un veterano della politica che sta per diventare l’inviato del Canada in Cina, dopo il grande lavoro con il governo Trudeau, per portare nel Paese oltre 39.000 profughi siriani negli ultimi 13 mesi.

fonte: LASTAMPA.it

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