L’Italia vuole la leadership nella canapa industriale e semplifica la legge

Nei primi anni del 1900 in Italia si contavano quasi 100 mila ettari di coltivazione di canapa, quasi la metà era concentrata soprattutto nel Ferrarese. A livello mondiale, fino agli anni Trenta, l’Italia era seconda solo alla Russia nella produzione canapiera ma la qualità della nostra produzione era superiore. Poi, lentamente, è arrivato il declino, colpa della progressiva industrializzazione che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche ma anche, e forse soprattutto, per la campagna internazionale contro gli stupefacenti. Nel 2000 in tutta Italia si lavorano poco più di 500 ettari che nel 2014 si moltiplicano fino a sfiorare i 3000 ettari l’anno scorso. Adesso, però, coltivare la canapa per uso industriale sarà più facile. Ieri, infatti, è entrata in vigore la legge che incentiva la coltivazione della Cannabis sativa L. come «coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità». Per il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, si apre «così per l’Italia si apre la strada per recuperare la leadership del passato».

La riscoperta

Parole? No. La canapa può essere coltivata (è necessario usare sementi certificate) ripetutamente sullo stesso terreno dal momento che non lo impoverisce, bonificando e ammorbidendo la struttura dei terreni induriti da uno sfruttamento eccessivo con radici profonde e sottilmente ramificate. Può arrivare in alcuni casi fino a 7 metri di altezza, ed è una barriera ideale contro le impollinazioni di altre colture dal momento che il suo olio è un antiparassitario naturale. In tre mesi dalla semina è pronta per il raccolto. Una volta estratta la fibra tessile o dopo aver raccolto i semi, rimangono la stoppa e in più la parte legnosa, o canapolo, che costituisce un’altra importante materia prima.

La semplificazione

Da qui la scelta del Parlamento di definire un quadro legislativo di minore rigidità: «Lo Stato italiano sceglie chiaramente di non assoggettare ad autorizzazione la coltivazione della canapa ed altrettanto chiaramente dice che la normativa antidroga non si applica alla canapa industriale», ha spiegato Margherita Baravalle, presidente di Assocanapa, il coordinamento nazionale la canapicoltura nel giorno dell’approvazione della legge da parte del Parlamento. Dal suo punto di vista, poi, la «promozione della coltivazione» riconosce alla canapa «una valenza di interesse pubblico».

Nuova opportunità

La canapicoltura, insomma, ha un grande potenziale di espansione. Il ministro Martina, la vede così: «La canapa può rappresentare una ottima soluzione anche in territori dove si stanno facendo percorsi di riconversione e riqualificazione». Al di là della retorica è chiaro che si apre un’opportunità.: «Molte imprese agricole – spiega Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti – hanno scoperto e stanno sperimentando nuove frontiere per soddisfare i crescenti bisogni dei consumatori. Queste esperienze possono contribuire alla crescita sostenibile e alla ripresa economica ed occupazionale del paese». Per i radicali Igor Boni e Giulio Manfredi «con questa legge finalmente un pezzo di proibizionismo va in pensione, dopo che è stata sdoganata la cannabis terapeutica».

Bonifica, edilizia e 3D: i mille usi della fibra  

«È stato importante semplificare le regole per gli agricoltori che vorranno investire su una coltura che ha molti sbocchi commerciali». Maurizio Martina, ministro delle politiche agricole, illustra uno dei motivi che hanno spinto governo e parlamento ad approvare questa legge. E in effetti la canapa è una materia prima estremamente versatile è può essere utilizzata in molteplici campi, dalle fibre alla carta; dai biocarburanti all’edilizia; dalla pacciamatura alle materie plastiche, dal cordame all’alimentazione zootecnica fino alle bonifiche. Senza dimenticare gli usi farmaceutici, cosmetici, alimentari e terapeutici. Da l sud al Nord c’è stata la riscoperta di questa cultura. A Catania una start up, la Kanéis, ha realizzato un filamento per stampa in 3D che potrà consentire in breve tempo la produzione di oggetti ottenuti interamente da base biologica. A Taranto viene usata per bonificare i terreni intorno all’Ilva. A Carmagnola (Torino), dove per altro si concentra buona parte della produzione piemontese, è attivo un impianto di prima trasformazione degli steli di canapa.

fonte: LASTAMPA.it

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