RIFLESSIONI DALL’UOMO PIÙ RICCO DELLA CINA

Appare ormai evidente che la Consulta non si esprimerà oggi sulla legittimità dell’Italicum, nonostante il 24 gennaio fosse stato indicato come giorno del giudizio in cui si sarebbero decise le sorti del Paese.  A questo punto, invece, il responso si avrà almeno domani in mattinata, se non addirittura nei prossimi giorni. Potrà così concludersi il lungo letargo della politica italiana che, dal 4 dicembre, si è fermata in attesa di sapere con quale legge elettorale (non) si andrà a votare e si capirà se voteremo tra pochi mesi o il prossimo anno.

In attesa di conoscere la decisione della Consulta, la mia attenzione si è rivolta ad un’intervista letta questa mattina a Jack Ma, l’uomo più ricco della Cina, fondatore di Alibaba, sito di e-commerce che fattura in Oriente come Ebay e Amazon messi insieme. Per riallacciarci a quanto scritto nell’editoriale della scorsa settimana, in tempi di “fine della globalizzazione” e dichiarazioni sempre più indirizzate ad analizzare questo fenomeno, Jack Ma, intervenendo ad un incontro organizzato a margine del Forum economico mondiale di Davos, ha spiegato egregiamente come sono andate le cose negli ultimi anni dal punto di vista di un cinese occidentalizzato, rispondendo alle seguenti domande (articolo sottostante ripreso da Dagospia):

JACK MA: LA GLOBALIZZAZIONE L’AVETE INVENTATA VOI, INUTILE CHE DATE LA COLPA ALLA CINA. DOVE SONO FINITI I MILIARDI DI PROFITTI DELLE INDUSTRIE DELLA SILICON VALLEY?

Da ritagliare le frasi del fondatore di Alibaba Jack Ma a Davos: ”Donald Trump e la globalizzazione? Quando Thomas Fridman ha pubblicato il suo bestseller ‘Il mondo è piatto’ nel 2005, la globalizzazione sembrava una strategia perfetta per gli USA. Il loro discorso era questo: noi ci teniamo la proprietà intellettuale, la tecnologia e il marchio, e lasciamo il resto del lavoro ad altri paesi come Messico e Cina”.

Poi la stoccata ai giganti della Silicon Valley: ”Le multinazionali americane hanno incassato milioni e milioni e milioni di dollari dalla globalizzazione. Quando mi sono laureato all’università in Cina (Ma è un ex professore del liceo) ho provato ad acquistare un cercapersone. Costava l’equivalente di 250 dollari, io ne guadagnavo 10 al mese come insegnante. Ma il prezzo per produrlo era 8 dollari. IBM e Microsoft facevano più utili delle più 4 più grandi banche cinesi messe insieme…dove sono finiti quei soldi?”

La risposta è facile (e avvilente): in paradisi fiscali (Apple ha quasi 300 miliardi di dollari parcheggiati al riparo del fisco), in smisurati patrimoni personali (Bill Gates destina tutto in beneficienza, in settori che decide lui), e in investimenti finanziari che hanno gonfiato la bolla di Wall Street.

”30 anni fa le compagnie americane di cui i cinesi avevano sentito parlare erano Ford e Boeing. Oggi sono nella Silicon Valley. E a Wall Street, dove sono stati investiti tutti i profitti. La crisi finanziaria ha cancellato 19,2 trilioni (un trilione=1000 miliardi) di dollari, e ha distrutto 34 milioni di posti di lavoro. Immaginate cosa sarebbe successo se quei soldi fossero stati investiti nel Midwest, per sviluppare industrie e infrastrutture, e soprattutto educazione per chi non se la può permettere? Io sono stato respinto da Harvard e me la sono dovuta cavare da solo”

”Non sono gli altri paesi a rubarvi il lavoro, ragazzi – è colpa della vostra strategia. Siete voi che non avete distribuito i profitti nel modo giusto”.

Durante l’incontro, Ma ha raccontato che il suo film preferito è ”Forrest Gump”, perché riconosce qualcosa del peschereccio di Forrest in Alibaba: ”Nessuno fa i soldi pescando balene: la gente fa i soldi pescando gamberetti. E questo vale anche per il nostro sito”.

Ha anche rivelato che intende andare in pensione presto: ”Non voglio morire alla mia scrivania. Voglio morire su una spiaggia”.

JACK MA: SE L’AMERICA AVESSE INVESTITO NELLA SUA INDUSTRIA INVECE CHE IN GUERRE, OGGI NON AVREBBE ALCUN PROBLEMA

Il presidente di Alibaba, la grande compagnia cinese di vendite on-line, Jack Ma è convinto che non ci sarà una guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti, come si paventa da alcune affermazioni di Donald Trump durante la sua campagna elettorale negli Usa. E a proposito del presidente eletto che domani entra in carica, egli ha chiesto di lasciare a lui “un po’ di tempo”, dato che è una persona “dalla mente aperta e capace di ascoltare”.

Parlando a un incontro con businessmen e politici nella cornice del Forum economico mondiale di Davos, Ma ha dichiarato: “La Cina e gli Usa non avranno mai una guerra commerciale”.

Durante la campagna elettorale Trump ha minacciato tasse per i prodotti cinesi che colpiscono i posti di lavoro negli Usa e ha accusato la Cina di essere un “manipolatore di valuta”: tenendo basso il valore dello yuan rende i prodotti cinesi da export molto competitivi sul mercato mondiale.

In seguito egli ha anche affermato che non si ritiene legato alla politica dell’unica Cina, suscitando le ire di Pechino anche per aver avuto una conversazione telefonica con Tsai Ying-wen, presidente di Taiwan.

In questi giorni esperti e analisti hanno espresso preoccupazioni sullo stile “populista” e “protezionista” di Trump che potrebbe bloccare il libero commercio.

A difendere la globalizzazione e il libero mercato è intervenuto perfino il presidente cinese Xi Jinping parlando all’apertura del Forum di Davos. Molto dell’economia cinese si basa proprio sull’export verso l’occidente e verso gli Usa. L’applicare tasse ai prodotti della Cina potrebbe dare un colpo molto forte alle industrie del Paese.

Jack Ma ha fatto notare che il problema non è la globalizzazione, da cui gli Usa hanno ricavato “tonnellate di soldi”, ma il modo in cui tale moneta è stata spesa, senza diffondere la ricchezza nella società. “Negli ultimi 30 anni – ha detto – l’America ha avuto 13 guerre al costo di 14,20 trilioni di dollari… Cosa sarebbe successo se essi avessero speso parte di quei soldi per costruire infrastrutture, aiutare impiegati e operai?”.

La scorsa settimana Ma ha incontrato Trump offrendo aiuto perché piccole e medie imprese americane possano vendere i loro prodotti attraverso il network di Alibaba. Secondo Jack Ma questo potrebbe fruttare agli Usa circa un milione di posti di lavoro.

Quanto dichiarato da Ma è più che condivisibile. Un’analisi di questo tipo fa sembrare la globalizzazione ancora più in via di archiviazione. Ribadisco che l’elezione di Trump, che proprio in queste ore ha posto fine al TTP e ha pubblicato un piano energetico volto a sfruttare quasi esclusivamente le risorse interne del suo Paese, segnerà la fine del periodo di apertura incontrollato dei mercati cominciato con la caduta del Muro nel 1989.

È evidente che non può essere un populista di destra a rappresentare una speranza per il futuro, ma se anche il suo opposto, l’ex sfidante della Clinton alle primarie democratiche Bernie Sanders, si è detto favorevole ad appoggiare Trump qualora dovesse concretamente realizzare politiche favorevoli per i lavoratori, il mio spirito di “No Global della prima ora” viene fuori e non può che vedere positivamente una svolta in tal senso, dato che i timori di chi, negli anni ’90, vedeva nell’apertura ai mercati mondiali un rischio di destrutturazione dei diritti e di impoverimento sociale, si sono puntualmente ed attualmente realizzati.

Filippo Piccini

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