Roy Chapman Andrews, la vita di un Indiana Jones cacciatore di draghi

Si dice che George Lucas si sia ispirato anche a lui, Roy Chapman Andrews, quando fantasticava sul personaggio di Indiana Jones. Se avesse in mente proprio lui non saprei ma sicuramente le radici dell’archeologo più famoso del cinema si trovano nelle avventurose vite degli esploratori dei primi decenni del secolo scorso.

Fra questi, oggi ricordiamo il noto paleontologo statunitense nato in questo giorno di 133 anni fa e passato alla storia come il cacciatore di draghi (Dragon hunter, questo il titolo di uno dei libri sulla sua vita) e, per molti, il vero Indiana Jones.
Roy Chapman Andrews mostra fin da piccolo una grande passione per l’esplorazione e per la storia naturale. Imparò presto ad imbalsamare da autodidatta e si trasferì dalla provincia americana a New York per lavorare presso l’American Museum of Natural History (AMNH). Entrò come custode, dal momento che era l’unico posto disponibile, ma lo studio e il lavoro degli anni successivi lo porteranno a diventarne direttore.

L’American Museum of Natural History nel 1893

Si specializzò in mammologia, la scienza che studia i mammiferi, ma la sua vera passione era l’esplorazione. Cominciò, un po’ come Indiana Jones, andando alla ricerca di esemplari di animali esotici e di fossili per la collezione del museo.

I suoi viaggi lo portarono in giro per il mondo; nelle Indie a caccia di rettili e cetacei, al circolo polare artico alla ricerca di un esemplare di balena della Groenlandia e in Cina a capo della Spedizione Zoologica Asiatica del museo.

Tra il 1922 e il 1930, Andrews guidò ben cinque spedizioni nel deserto del Gobi e nelle regioni adiacenti della Mongolia. Per chi volesse ammirare le foto delle missioni sono disponibili sul sito del AMNH. L’obiettivo originario delle esplorazioni non erano fossili animali ma tracce dei primi uomini. Il suo capo al museo, Henry Fairfield Osborn, era infatti un convinto assertore della teoria ormai screditata Out of Asia per la quale le origini dell’uomo erano da collocarsi da qualche parte in Asia centrale. Andrews non scoprì nulla per quanto riguarda le origini dell’uomo bensì un tesoro altrettanto importante: le prime uova di dinosauro mai trovate!

Prime uova di dinosauro trovate, Mongolia, 1925, AMNH Digital Collections.

Durante queste spedizioni raccolse molti fossili di dinosauri fino a quel momento sconosciuti come Protoceratops, Pinacosaurus, Saurornithoides, Oviraptor e Velociraptor. Grandi passi in avanti nella paleontologia dei grandi vertebrati quindi e un dinosauro tutto per lui, il Protoceratops andrewsii.
Nel corso dell’ultima spedizione Andrews trovò anche alcuni fossili di Mastodonte.

Nonostante i preziosissimi reperti fossili trovati e le novità che apportarono nel mondo della paleontologia, egli continuò a preferire la paleoantropologia.
La ricerca dei nostri antenati era la sua priorità anche se si mostrava un pizzico razzista nelle sue osservazioni di carattere non scientifico cosa che, del resto, rifletteva delle convinzioni molto diffuse ai suoi tempi. Senza contare che l’approccio degli esploratori e degli scienziati dell’epoca non era ancora informato di tantissime scoperte e non aveva maturato la consapevolezza che oggi è (o dovrebbe essere) patrimonio comune. Basti pensare ai campioni raccolti uccidendo esemplari in giro per il mondo o alla caccia alle balene da esporre nel museo, oggi sarebbe spaventoso solo pensare di deturpare ecosistemi in questo modo!

La serie di viaggi in Mongolia e nel deserto del Gobi può essere (ed è stata) definita come la più celebrata spedizione paleontologica del XX secolo. In effetti, ebbe tanta risonanza (in particolar modo il ritrovamento delle uova) da fargli meritare il soprannome di cacciatore di draghi. Nel 1934 divenne direttore del museo, fino alla sua morte nel 1960.

Se la fortuna aiuta gli audaci, di sicuro ha aiutato Andrews, che durante i suoi viaggi di peripezie ne ha vissute molte. Gli sbalzi di temperatura e le tempeste di sabbia del deserto del Gobi, le incursioni di banditi, i serpenti velenosi nelle tende, le “incomprensioni” fra cinesi e mongoli hanno messo alla prova la sua passione per l’avventura. La sua autobiografia, intitolata non per niente Under a Lucky Star, è una lettura obbligatoria per ogni appassionato del genere.

Insomma, magari non sarà stato il vero Indiana Jones ma Roy Chapman Andrews fu un un esploratore, uno zoologo, un paleontologo, un geologo, insomma un naturalista a tutto tondo. Anche uno scrittore, la sua autobiografia non fu la sua unica pubblicazione.

Voglio lasciarvi con un Velociraptor, perché.. un dinosauro non ha bisogno di giustificazioni!

C’è un’avventura dietro ogni angolo e il mondo è pieno di angoli. (Roy Chapman Andrews)

Serena Piccardi

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