Capolavori da riscoprire: il ciclo del Trionfo della Morte di Buffalmacco a Pisa

Buonamico Buffalmacco, Giudizio Universale (1336-40, affresco staccato, Pisa, Camposanto, photo credits: tuttomondonews.it)

Di fronte ad alcune campagne di restauro in cui emergono la tenacia e l’utilizzo di tecniche nuove per raggiungere risultati insperati, rimango completamente affascinata da quanto si può ottenere per la restituzione quanto più fedele (e per quel che si può fare: teniamo conto che non si possono fare integrazioni se non si conosce l’aspetto originale di quella porzione) di un’opera danneggiata.

A Pisa si è appena proceduto, dopo un lungo e paziente restauro, al ricollocamento dei pannelli che ricompongono l’imponente scena con il Giudizio Universale, raffigurazione che, assieme ad altri episodi con l’Inferno, la Tebaide e il Trionfo della Morte compongono il ciclo trecentesco in cui la critica riconosce pressoché unanimamente come autore il fiorentino Buonamico Buffalmacco (1290 ca.- 1340).

Gli affreschi ricevettero un colpo ferale durante il bombardamento di Pisa nel luglio del 1944: una granata colpì il tetto del Camposanto arrivando a fondere il piombo lì contenuto e scatenò un incendio che si protrasse per tre giorni. Una volta domate le fiamme, fu chiara l’entità del danno: l’esteso ciclo di affreschi che decorava il braccio sud del Camposanto era stato letteralmente “cotto”.

Come si presentava il porticato del Camposanto dopo il bombardamento subito nel 1944. Photo credits: Wikipedia)

Immediatamente, l’allora direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro Cesare Brandi partì alla volta di Pisa per tentare di recuperare quanto più possibile quello che può essere considerato un capolavoro della pittura gotica sia per lo stile che per la capacità narrativa delle scene. Con sé Brandi aveva portato tutte le immagini che costituivano la campagna fotografica Alinari eseguita pochi anni prima su quegli stessi affreschi. Con questo strumento di raffronto, si procedette alla messa in sicurezza delle pitture danneggiate operando lo “strappo” della pellicola pittorica per trasferirla su un supporto non danneggiato.

Seguirono negli anni diverse campagne di restauro, si avvicendarono storici dell’arte e tecnici che sperimentavano tecniche innovative e supporti più adeguati alla conservazione di queste pitture già così fortemente provate.

Come si presentava originariamente la scena del Giudizio Universale

L’ultima, ora in fase conclusiva (la parte con la scena del “Trionfo della Morte” sarà ricollocata nel 2018), è cominciata nel 2009 e si è avvalsa di grandi nomi quali Antonio Paolucci a capo della commissione scientifica e figure di comprovata esperienza come Gianluigi Colalucci e Carlo Giantomassi a coordinare l’équipe di restauratori e tecnici.

Uno di loro, il macrobiologo Giancarlo Ranalli dell’Università di Campobasso ha utilizzato determinati batteri “mangiatori” che si sono nutriti dei residui delle colle animali che tenevano le tele attaccate alle lastre di eternit impiegate in anni precedenti alla scoperta della loro tossicità. Altri batteri, capaci di nutrirsi della caseina presente nelle vernici protettive spalmate nel primo intervento del dopoguerra, hanno permesso di ripulire la pellicola pittorica che nel tempo però aveva provocato rigonfiamenti e crepe.

Ricollocamento su parete dei pannelli restaurati (photo credis: tuttomondonews.it)

Infine, gli affreschi sono stati montati su nuovi pannelli in vetroresina dotati di una camera interna in alluminio e di un sistema di retro-riscaldamento (che tramite dei sensori rileva l’umidità dell’ambiente ed eventualmente procede ad innalzare la temperatura superficiale di due o tre gradi), permettendo di essere nuovamente posizionati a parete senza correre il rischio che si formi una pericolosa condensa, fenomeno non infrequente in un edificio porticato come il Camposanto.

Il Camposanto di Pisa, con le sue grandi arcate in stile gotico floreale (photo credits: italiavirtualtour.it)

Il Camposanto pisano può fregiarsi di essere tra i primi luoghi in Europa specificamente preposti alla sepoltura dei defunti (per molto tempo ancora si seppellivano corpi dentro le chiese) e deve il suo nome alla leggenda che vuole sia stato edificato intorno ad uno strato di terra portata via nave dopo la Terza Crociata direttamente dalla Terra Santa. Il progetto, iniziato nel 1278, fu affidato a Giovanni di Simone ed è costituito da un chiostro allungato con arcate in gotico fiorito. La cura dell’edificio venne affidata ai domenicani, che al momento di commissionare gli affreschi a Buffalmacco chiesero di realizzare un tema che portasse alla riflessione sul modo in cui si conduceva la propria esistenza, una sorta di “memento mori” che in epoca medievale spesso era esemplificata con il tema del Trionfo della Morte, che giunge improvvisamente, senza dar tempo di redimersi se si è portata avanti una vita dissoluta. A rafforzare quell’episodio si aggiungevano spesso (e qui non si fa eccezione) scene in cui giovani conducevano una vita da “cicala”, senza alcuna preoccupazione riguardo i valori fondamentali, come nel racconto moraleggiante dell’Incontro tra i tre vivi e i tre morti.

Buonamico Buffalmacco, incontro tra i tre vivi e i tre morti (1336-40, affresco, Pisa, Camposanto)

Tre giovani cavalieri durante una battuta di caccia trovano tre defunti nei loro sarcofagi scoperchiati che li ammoniscono dicendo loro “Ciò che sarete voi, noi lo siamo adesso. Chi si scorda di noi, scorda sé stesso”. Nella scena raffigurata da Buffalmacco non manca anche il buon esempio da seguire, costituito dall’immagine dei monaci intenti nelle attività che avrebbero assicurato la salvezza. Un’ulteriore invito alla preghiera era fornito dalla scena della Tebaide, parte del deserto che accolse i primi santi anacoreti come Sant’Antonio Abate, tentato più volte dal Demonio e Santa Maria Egiziaca.

A rafforzare questa parabola erano così previste le immagini del Giudizio Universale, con la suddivisione fra i beati e i dannati e la resa efficace dello sconforto e l’orrore delle anime costrette nell’Inferno. Tutto intorno volteggiano demoni alati che ghermiscono i malcapitati, non dandogli scampo.

Buonamico Buffalmacco, Inferno (particolare con dannati squartati, photo credits: travelingintuscany.com)

Lo stile di Buffalmacco (che pur essendo fiorentino e contemporaneo di Giotto non ne volle recepire le innovazioni di spazialità e fuoco centrale della scena per assecondare piuttosto il suo personale gusto nel condurre il racconto), si svolge come una miniatura, la scena ha più fuochi narrativi e rimane ancorata alla tradizione cortese. Ma tutto ciò non la rende una pittura attardata, perché a fare di Buffalmacco un pittore “irregolare” ma estremamente efficace è il modo in cui caratterizza i volti dei raffigurati (espressioni grottesche, senso dell’orrido nelle punizioni inferte) in modo tale da rendere partecipi emotivamente gli spettatori. In più, erano presenti delle iscrizioni che facevano riferimenti puntuali nelle scene e usava raffigurare anche personaggi famosi nella comunità, avvicinandosi così a quello che aveva fatto Dante con la sua Commedia.

A proposito di letteratura, il nome di questo pittore risulterà familiare a chi ha letto il Decamerone di Boccaccio o le Trecentonovelle di Franco Sacchetti: ebbene, era proprio lui, spesso impiegato in questi racconti per raffigurare l’ingegno sagace contro la stupidità e la presunzione. E questo può offrire un ulteriore prova del successo della sua pittura fra i suoi contemporanei, che purtroppo le pitture così consunte del Camposanto possono solo farci intuire.

Chiaramente, invito tutti alla visita di questo spettacolare ciclo. Per programmarla, rimando al sito dell’Opera della Primaziale Pisana:

http://www.opapisa.it

 

Pamela D’Andrea

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