La Legge vieta il licenziamento per malattia

Esistono casi particolari per i quali è possibile:

  • Il periodo di assenza va oltre la durata massima prevista dal CCNL di riferimento
  • Il periodo di assenza è inferiore ma comporta conseguenze all’organizzazione dell’azienda
  1. SUPERAMENTO del COMPORTO

Non si può licenziare il lavoratore facendo riferimento alla assenza per malattia.

Bisogna tenere presente il periodo di comporto, stabilito dal Contratto Collettivo di riferimento. Superato tale termine è possibile il licenziamento.

Esempi di casi in cui è consentito superiore il periodo di comporto senza rischiare il licenziamento:

  • Infortunio sul lavoro
  • Mancata predisposizione delle misure di sicurezza da parte del datore di lavoro
  • Malessere dovuto a Mobbing…

Si tratta di quei casi verificati per operato del datore di lavoro, cioè quando non è garantito un ambiente di lavoro con i rischi ridotti al minimo (il rischio si sa, non è mai uguale a 0)

  1. LICENZIAMENTO per GIUSTA CAUSA o GIUSTIFICATO MOTIVO Soggettivo – Licenziamento DISCIPLINARE
  • Per comportamento gravissimo e senza preavviso
  • Per comportamento meno grave e con preavviso

Il periodo di comporto come si calcola?

Per calcolarlo si fa riferimento a due momenti temporali:

  • Anno di calendario: 1 Gennaio – 31 Dicembre
  • Anno Solare: 365 giorni dall’inizio della malattia

Per gli impiegati:

  • massimo 3 mesi per anzianità fimo a 10 anni;
  • massimo 6 mesi per anzianità altre i 10 anni.

Per gli operai: stabilito dal CCNL.

COME SI INTERROMPE il PERIODO di COMPORTO.

Il periodo di comporto può essere interrotto quando il dipendente usufruisce del periodo di FERIE MATURATE.

Il dipendente presenta richiesta di ferie, convertendo l’assenza per malattia in assenza per ferie.

Si ricorda che la domanda va presentata prima che il periodo di comporto sia terminato.

In generale, secondo la recente giurisprudenza, tutte le volte che l’assenza sporadica del dipendente danneggia i meccanismi produttivi.

Art.  2118 Cod. Civ.

Art. 2110 Cod. Civ. “ Impediscono al datore di lavoro di porre fine unilateralmente al rapporto di lavoro sino al superamento del limite di tollerabilità dell’assenza (comporto) nell’ambito di un contemperamento degli interessi confliggenti del datore di lavoro (mantenere alla proprie dipendenze solo chi lavora e produce) e del lavoratore (a disporre di un congruo periodo di tempo per curarsi senza perdere i mezzi di sostentamento e l’occupazione), così riversando sull’imprenditore il rischio della malattia del dipendente”

La malattia è condizione sospensiva del licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Art. 3 L604 del 15/07/96.

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo durante la malattia del dipendente non è nullo, ma rimane sospeso fino alla guarigione e da quel momento torna  a riprendere la sua efficacia. In questo modo vengono tutelati sia il dipendente che il datore di lavoro.

Tenete quindi sempre presente il vostro periodo di comporto di riferimento.

Sabrina Mattia

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