Il nuovo piano di gestione per il lupo appenninico divide esperti e opinione pubblica

Le Cronache Darwiniane hanno già trattato il “tema lupo” in due puntate di approfondimento che trovate qui e qui. In questi giorni, però, l’argomento è tornato alla ribalta per via del nuovo piano approvato il 24 gennaio scorso dalla Conferenza Stato-Regioni. Il via libera definitivo del Ministero dell’Ambiente, è previsto per oggi, 2 febbraio.

Quello che ha impressionato l’opinione pubblica, in particolar modo quella di stampo animalista, è l’ultimo dei provvedimenti previsti per la protezione di questa specie, tanto amata quanto odiata. Ebbene, dopo 21 azioni da intraprendere fra cui controllo del randagismo canino e dell’ibridazione tra cani e lupi, prevenzione e compensazione degli eventuali danni causati dai predatori, nonché campagne informative e monitoraggi della popolazione, compare l’abbattimento. Questo viene concesso per un numero pari fino al 5% della popolazione complessiva italiana, “a condizione che non esista un’altra soluzione valida”.

Si tratta, evidentemente, di un provvedimento che divide non solo l’opinione pubblica ma anche gli esperti del settore. Parliamo di una sottospecie del lupo europeo (Canis lupus lupus) riconosciuta come tale solo di recente, quando uno studio genetico dell’Ispra ha ufficialmente decretato l’unicità del lupo appenninico (Canis lupus italicus).

Vi rimando a delle letture per approfondire la situazione e capire i diversi punti di vista. Il primo link si apre sull’editoriale di Lisa Signorile sul National Geographic e il secondo su un articolo di Wired.

Chiediamoci se non sarebbe il caso prima di incentivare veramente, anche con contributi economici, gli allevatori ad adottare sistemi di prevenzione adeguati o di procedere con solerzia agli indennizzi. Chiediamoci se una diminuzione del numero dei lupi non favorirebbe un aumento del numero dei cinghiali che, si sa, fanno parecchi danni nell’agricoltura e nell’allevamento. Chiediamoci se l’abbattimento di alcuni membri possa creare squilibri nel branco portando anche ad un aumento delle predazioni sugli animali domestici, più inermi di quelli selvatici. Chiediamoci se tutto questo parlare di abbattimento non farà sentire qualche testa calda autorizzata a prendere in braccio un fucile e fare da sé. Tutto per non aprire il borsello per finanziare la prevenzione che, nella maggior parte dei casi, si è rivelata decisiva.

Sono sempre favorevole a limitare gli isterismi dovuti ai titoli dei giornali. Sicuramente scrivere che si tratti di un piano programmatico per sterminare il lupo appenninico è errato. È altresì vero che il punto 22, l’abbattimento, viene presentato come estrema possibilità ma negare che i 21 punti precedenti siano tutti più difficili (e più costosi) da adottare e che, in un modo o nell’altro, si arriverà a prediligere le misure più facili significa avere una visione piuttosto ottimista.

In questo clima, occorre difendere i progressi fatti negli ultimi decenni a favore della figura del lupo, finalmente libero di quella patina da “bestia cattiva” che lo caratterizzava nell’immaginario comune. Occorre sempre tenere a mente che il lupo appenninico rimane specie protetta e non cacciabile.

Si può passar sopra a un morso di lupo, ma non a un morso di pecora. (James Joyce)

Serena Piccardi

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