L’alleato azero. Gas e petrolio contro diritti umani

Una graphic novel di inchiesta degna di questo nome: finalmente.

Mi sono imbattuto in questo testo casualmente, ma dopo una rapida sfogliata non avevo dubbi che era quello che stavo cercando.

La storia raccontata è grande, quanto la distanza che separa il nostra paese dall’Azerbaigian, un paese lontano e montuoso, posto lungo la catena del Caucaso e affacciato sul Mar Caspio. Da lì si vorrebbe far partire il TAP, un grande gasdotto che attraversando Grecia e Albania, dovrebbe arrivare fino alla provincia di Lecce, emergere dalle acque del Mar Mediterraneo e risalire il nostro paese. I vantaggi sarebbero tantissimi in termini economici e strategici: diversificheremmo le fonti, non dipendendo più dai capricci della Russia, potremmo vendere questa risorsa agli energivori paesi del Nord Europa, ricavando qualche soldo e magari si potrebbe anche creare qualche posto di lavoro.

Eppure il libro ci racconta una storia diversa: di problemi ambientali e di tante storie individuali di impegno etico. Si parla di Andrea, un giornalista free-lance che decide di indagare sui rapporti che intercorrono tra Italia e Azerbaigian, un paese poco noto, ma che conta tanto nella nostra economia. Si parla di Khadija Ismayilova, una giornalista azera, arrestata per motivi fittizi a causa delle sue inchieste sul governo azero. Si parla anche delle popolazioni interessate dal TAP, in Puglia, che insieme si sono ritrovate e hanno cominciato a studiare questo progetto, arrivando alla conclusione che loro questo gasdotto non lo volevano.

A conclusione del testo è presente una sezione saggistica che permette di approfondire l’argomento (lo sapevate che in Azerbaigian esiste una lista di giornalisti stranieri indesiderabili e in questa lista è inserita anche Milena Gabanelli?). Qui, si scopre anche che il personaggio di Andrea è inventato, ma che Khadija invece esiste veramente e la galera con accuse fittizie è reale (è stata rilasciata con libertà vigilata il 25 maggio del 2016).

Viene da chiedersi perché i nostri governi continuino a volere grandi opere, invece che una produzione diffusa delle risorse, a basso impatto ambientale e realmente pensata per creare lavoro sul posto… Ma questa è un’altra storia.

Le domande che alla fine rimangono, non riguardano tanto la natura del potere che ovunque passa per processi poco limpidi, ma l’assenza di Khadija e del TAP dai nostri mezzi di informazione.

Complimenti anche a Claudia Giuliani per i disegni: efficaci, tanto quanto la scelta di non colorare, per far trasparire un senso di grigiore esistenziale che solo le politiche istituzionali riescono a creare.

Voto: 9, assolutamente consigliato.

Gabriele Germani

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