L’EUROPA A DUE VELOCITÀ

Da meno di un anno a questa parte la scena mondiale si è profondamente compromessa. Dal referendum sulla Brexit che ha visto la Gran Bretagna uscire dall’Unione Europea si è scoperchiato il vaso di Pandora dei populismi che è culminato con l’elezione di Donald Trump dello scorso novembre negli Stati Uniti.

In solo due settimane infatti il magnate di ultra destra americano ha dimostrato di non stare scherzando durante la campagna elettorale e ha lanciato dei segnali inequivocabili facendo passare atti che con una semplice firma hanno sconvolto la vita di molti americani e non, primo fra tutti l'”immigration ban”, bloccato al momento da un giudice federale, ma che probabilmente l’amministrazione riuscirà a rimpugnare e a mettere definitivamente in vigore nelle prossime settimane. Trump che, oltre ad aver già affossato i principali trattati di commercio transnazionali, ha dichiarato per bocca del suo ambasciatore che l’Unione Europea è come l’Unione Sovietica, in quanto sta implodendo per frammentazione e bassa crescita economica (dovuta all’austerità imposta dalla Germania).

In questo clima si riesce in parte a spiegare come è stato possibile che nei giorni scorsi la cancelliera tedesca Angela Merkel abbia dichiarato che sia auspicabile un’Europa a due velocità, rompendo un tabù che dai primi anni di crisi, in cui già se ne parlava, sembrava insormontabile. Dichiarazione rimandata all’incontro che si terrà il 25 marzo a Roma per l’anniversario dei 60 anni di Comunità Economica Europea che, trattandosi di una cerimonia, con queste premesse potrebbe essere rappresentata come un commiato.

Per la prima volta sembra anche che le parole del governatore della BCE Mario Draghi non siano servite a molto per placare i mercati a fronte di questi ultimi risvolti. Nella giornata di ieri, a seguito delle dichiarazioni della Merkel e successivamente quelle della Le Pen che ha espresso l’intenzione di uscire dall’Euro se dovesse vincere le elezioni del prossimo 23 aprile in Francia, lo spread è tornato a crescere in Italia fino a raggiungere il valore di tre anni fa e i mercati europei si sono chiusi tutti in negativo.

Ma che cosa si intende per Europa a due velocità? (…) “È l’affermazione di un cambio di stagione nella Ue del quale è difficile prevedere le conseguenze di lungo periodo, cioè cosa cambierà nei rapporti tra i partner. Un realismo per cercare di controllare le forze centrifughe oggi in atto, per dare a ogni singolo Paese la possibilità di essere nella Ue ma nello stesso tempo dare risposte nazionali ai propri cittadini. L’idea ha i suoi rischi. Una volta aperta formalmente la porta alle diverse velocità, cioè affermato che ognuno può scegliere il suo grado d’integrazione, il pericolo è che la frammentazione prevalga, che ognuno si senta legittimato a fare scelte solo nazionali, senza più vincoli. D’altra parte — pensa la cancelliera — l’Europa non può essere un obbligo: funziona solo se è una scelta.” Per dirla con le parole dell’inviato del Corriere.

Una cosa è certa, al netto di ogni demagogia populista, l’Italia da quando è stato introdotto l’Euro non si è per nulla avvantaggiata della sua posizione, anzi. Rispetto agli altri Paesi UE, Germania in primis, ha perso sotto tutti i principali indicatori economici e con la crisi questa tendenza si è accentuata fino a diventare quasi irreversibile. Un’Europa a due velocità e quindi un Euro forte per i Paesi piú solidi e uno piú svalutato per quelli in difficoltà, se così dovesse venire ad esempio inteso, potrebbe avvantaggiare soprattutto il nostro Paese. In un quadro del genere che decreterebbe de facto la fine di idea di “Unione” europea, rimarrebbe soltanto da capire se l’Italia andrebbe a far parte degli uni oppure degli altri.

Filippo Piccini

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