Pietro Canonica: Un esempio di pieno Naturalismo

Riuscire a trasmettere un sospiro, uno sguardo di paura e angoscia, rabbia o amore spesso rappresenta l’obiettivo dei più grandi scultori e artisti dei nostri secoli, ma… quanti ci sono realmente riusciti?

Partendo da questo concetto, mi soffermo ad esempio sul Naturalismo. Naturalista è l’artista che riesce a rappresentare i suoi soggetti così come sono nella realtà, senza idealizzarli né stravolgerli. Tuttavia, quanti sono stati in grado di carpire il vero lato di questa corrente artistica che inizia a nascere in Francia intorno al 1870?

A mio parere, uno degli artisti che meglio s’identifica in questo filone è Pietro Canonica (1869-1959), scultore piemontese di fama internazionale e appassionato di musica.

Le sue opere seguono e si legano al movimento realista, che, come unico scopo ha quello di rappresentare, con meno allegorie possibili, la realtà così come la si vede, senza troppe caricature innaturali. A questo punto concedetemi una parentesi per ricordare uno degli artisti del filone realistico italiano a me molto caro, Giuseppe Pellizza da Volpedo, autore della famosa opera “Il Quarto Stato”. Realizzata nel 1901 e conservata al Museo del Novecento di Milano, quest’opera rappresenta con grande incisività la nascita dei movimenti sociali che lottano per i propri diritti, dove i braccianti ritratti avanzano non in modo violento, bensì con lentezza, sicurezza, pacatezza. L’osservatore ne percepisce la forza della determinazione che li condurrà a una sicura vittoria. È lo stesso Pellizza da Volpedo a descrivere l’opera: «una massa di popolo, di lavoratori della terra, i quali intelligenti, forti, robusti, uniti, s’avanzano come fiumana travolgente ogni ostacolo che si frappone per raggiungere luogo ov’ella trova equilibrio».

Nella formazione artistica del Canonica, non sono da trascurare gli influssi del Rinascimento toscano, come i Della Robbia, in particolar modo Luca della Robbia (Firenze, 1399/1400 – Firenze, 1482) scultore, ceramista e orafo italiano e Desiderio da Settignano (Settignano, 1430 circa – Firenze, 16 gennaio 1464) scultore italiano. Il primo diede vita a un classicismo più statico e ideale, dotando i propri personaggi di molteplici espressioni dalle quali si potevano ricavare le loro caratteristiche psicologiche. Il secondo, utilizzando uno stile elegante, realizzò opere, prediligendo busti-ritratti di donne e bambini, dotandole di un’emozionante realismo, carico di armoniosità e gentilezza.

Durante la prima metà degli anni novanta del XIX secolo, il giovane Canonica, inizialmente non considerato e da alcuni perfino ostacolato, inizia a farsi spazio tra i più grandi artisti, rendendo la sua carriera in crescente ascesa. Numerose sono le opere che ci ha lasciato e che oggi sono custodite nella sua “Casa Museo Pietro Canonica” a Roma. Questa fa parte del sistema “Musei in Comune” di Roma e si trova in via Pietro Canonica 2, vicino a Piazza di Siena, a Villa Borghese. La casa, ove l’artista visse fino alla morte, gli fu donata dal comune di Roma che ora gestisce il museo.

Nel seicento l’abitazione del Canonica era nota come “Gallinaro”, dove venivano allevati struzzi, pavoni e anatre per le battute di caccia della famiglia Borghese. Venne trasformata nel tardo Settecento in una fortezzuola, per le mura di cinta in stile medievale che l’avvolgevano e la costruzione venne attribuita ad Antonio Asprucci.

Nel 1919, la casa , allora utilizzato ad uso ufficio amministrativo, subì un incendio che provocò il successivo abbandono. A partire dal 1926 l’edificio fu dato in uso a Pietro Canonica. Il Comune concesse inizialmente all’artista la Casina di Raffaello collocata vicino attuale museo, sempre a Villa Borghese. Essendo troppo piccola per ospitare le opere che lo scultore realizzava e depositava prima di venderle, gli fu data la nuova sistemazione, che si adattava perfettamente alle sue esigenze.

Interessante esempio di casa-museo, è strutturato su due livelli: al pianterreno si possono ammirare gran parte delle opere dell’artista, soprattutto marmi, bronzi e modelli originali, oltre ad un gran numero di bozzetti, e il suggestivo atelier. Al primo piano si trova l’appartamento privato, caratterizzato da pregiati arredi e da dipinti dell’Ottocento piemontese. Numerosi i capolavori esposti, tra i quali si segnalano in particolare i Monumenti a Nicola Nicolajevich e allo Zar Alessandro II di Russia (modelli per gli originali in bronzo distrutti), Le Comunicande, replica (Palermo, Galleria d’Arte Moderna), il ritratto di Donna Franca Florio e l’Abisso.

Non mi soffermerò qui a discutere delle numerose opere che il Canonica ha eseguito nei suoi anni di vita. Mi preme, piuttosto, mettere in evidenza la sua grande capacità artistica, che consiste soprattutto nel saper cogliere l’aspetto psicologico delle figure ritratte e fissarle come in un fermo immagine fotografico. Proprio come egli stesso afferma “E’ sempre durante le pose e nel momento in cui con il lavoro si suscita l’ammirazione del personaggio che l’artista, dotato di profonda intuizione, può penetrare nell’anima del soggetto che ritrae scrutandolo nel suo intimo”.

Nelle sue opere, lo stato d’animo esplode maggiormente nelle numerose serie di ritratti infantili e nei ritratti di nobildonne, come la Regina Alessandra d’Inghilterra, la Duchessa di Portland e la Principessa Doria Pamphilj, ed è grazie a questi ritratti che la sua fama inizia a consolidarsi.

Tuttavia, le opere che più mi hanno colpita e che meglio trasmettono la piena maturità espressiva dell’artista, creando un armonioso connubio tra equilibrio delle forme e impatto psicologico, sono l’Abisso e il Pudore. Soffermando lo sguardo su queste due opere si può percepire la tensione e forza delle pose, dove la totalità del movimento del corpo rende perfettamente l’emozione e lo stato d’animo che i personaggi stanno vivendo nel preciso momento in cui sono stati ritratti.

In Pudore del 1890, viene rappresentata una giovane donna svestita, dalla cui espressione e gestualità s’intuisce lo stato d’animo di grande inquietudine, legato all’azione di sottrarsi per pudore allo sguardo altrui. La posizione, quasi a chiusura e protezione, dove cerca di creare una barriera difensiva con il suo stesso corpo, anche se invano, trasmettono la tensione che si evince dalla stretta morsa delle mani e dal corpo, che si ritrae all’indietro, mentre le gambe accompagnano il movimento. In quest’opera l’artista è riuscito in pieno a cogliere l’inquietudine del soggetto, proiettandola verso noi stessi, personaggi reali, che la osserviamo.

La seconda opera che ha catturata la mia attenzione durante la visita al “Museo Pietro Canonica” è L’Abisso. Scolpito nel 1912, ricorda a detta di molti la storia di “Paolo e Francesca” in chiave moderna. Un topos apparentemente scontato e affrontato da molteplici artisti, ossia quello dell’amore struggente che arriva a trasformarsi in tragedia. Tuttavia, anche qui il Canonica risolve con eleganza e originalità. Il forte e disperato abbraccio, dove la potenza delle mani dei due amanti penetra nelle rispettive carni, lascia chiaramente percepire il dolore consapevole che il destino ha loro prefissato, ma allo stesso tempo la sicurezza del voler continuare a stare insieme guidati da un unico e comune obiettivo…l’amore. Mai titolo per un’opera fu più “azzeccato” come il Canonica ha fatto con la sua scultura Abisso, inteso proprio come burrone, vuoto che ci circonda e ci trascina verso un profondo e sconosciuto mondo. La coppia fissa con determinazione il loro futuro fatale, lo sguardo sicuro e determinato non lascia trapelare minimamente la paura che li avvolge, in quanto quello sarà l’ultimo intenso abbraccio prima del salto mortale.

Come spesso accaduto ad altri grandi artisti, solo la storia ha reso giustizia alle loro opere. Il Canonica purtroppo non sempre viene ricordato come dovrebbe realmente, anche se le sue opere ci circondano più di quanto immaginiamo…non a caso proprio il nostro artista venne scelto per scolpire la raffigurazione del mar Tirreno al lato destro del Vittoriano per simboleggiare la città di Napoli, ma tante altre opere sono sparse non solo nel nostro Paese.

Quest’articolo quindi vuole essere un invito a sensibilizzarvi verso un artista che è riuscito ad incarnare in pieno lo spirito del movimento che ha abbracciato, il Naturalismo: quel desiderio di riprodurre i soggetti così come sono nella realtà uniti da una grande carica psicologica ed emozionale.

Sara Moauro

https://www.intro-arte.it/our-visit/guided-tours/12022017-casa-museo-pietro-canonica-villa-borghese/ 

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