Viaggiare per lavoro – stressa davvero? Il fenomeno del bleisure

Agli italiani il viaggio di lavoro piace, tanto che il 28% accetterebbe uno stipendio più basso in cambio della possibilità di muoversi più spesso per conto della propria azienda. Lo ha rilevato un’indagine di Booking.com Business.

Cosa vuol dire bleisure? Il neologismo coniato dagli americani. È dato da:

  • business travel( viaggio di lavoro)
  • leisure travel (viaggio di piacere).

Un turismo che unisce l’utile al dilettevole, quindi, e che cambia decisamente le abitudini e i criteri di scelta delle destinazioni dei viaggiatori: a prevalere, infatti, sembra che saranno sempre di più le mete che offrono opportunità di business, oltre che di svago.

Ci sono poi i classici businessman che viaggiano continuamente per lavoro e che hanno imparato nel tempo a godere, quando possono, dei luoghi dove si trovano; e ci sono le generazioni ormai abituate alla mobilità, per le quali la linea di confine che separa il lavoro dal privato si assottiglia sempre più.

La ricerca e indagine di Booking.com Business ha rivelato diversi aspetti interessanti, da non sottovalutare.

Il viaggio di lavoro non viene più percepito come un ostacolo, anzi come un’occasione di crescita personale e professionale, una occasione alla quale si ambisce.

L’intervista è stata sottoposta a 4.500 uomini di affari, di 8 Paesi diversi, abituati a salire su treni e aerei per lavoro.

La ricerca ha rilevato che, per il 93% del campione, la pianificazione e l’organizzazione del viaggio di lavoro può essere motivo di stress, dato da:

  • Ritardi o le cancellazioni delle partenze
  • Jet lag
  • Insofferenza verso i controlli per esempio all’aeroporto
  • Lontananza da amici e parenti

Altri hanno sostenuto che i viaggi di lavoro hanno un’importanza strategica:

  • Danno la possibilità di spostarsi periodicamente
  • Permettono di partecipare a incontri ed eventi
  • Accrescono la gratificazione
  • Aumentano la produttività
  • Rafforzano la coesione tra i dipendenti

Secondo l’indagine, il 38% degli italiani che l’anno scorso ha viaggiato per lavoro ha esteso il proprio soggiorno con finalità turistiche e il 35% si è detto disponibile a incrementare il numero di viaggi nel 2017, anche se poi solo il 18% prevede di potere allungare la permanenza per motivi di piacere.

Il trend diventa ancora più interessante se si considera che il 48% dei business travellers cerca di organizzarsi il maggior numero possibile di attività (leisure) quando si reca in una destinazione che non ha mai visto prima.

I risultati dello studio, che mostra come a livello internazionale sia stato il 49% dei viaggiatori business a estendere il soggiorno per motivi di piacere, confermano che le aziende tendono a sottovalutare l’impatto del viaggio, che invece risponde alla crescente esigenza di flessibilità e mobilità dei dipendenti.

A quanto pare vi è un grande bisogno di flessibilità da parte di molti. Volendo riflettere sulla cosa, non ci resta che rivedere alcuni regolamenti aziendali, e perché non pensare a nuove mete? Promuovere i viaggi di alcuni dipendenti con le giuste attitudini, permettere loro di viaggiare, allargare gli orizzonti. Se il dipendente ha la libertà di pianificare, prenotare e gestire il proprio itinerario, l’azienda ne beneficia in termini di risultato, profitto ed espansione. Oltre all’era telematica, c’è ancora bisogno di contatti umani.

www.corriere.it

www.eventreport.it

www.biancolavoro.it

 

Sabrina Mattia

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