L’eterno riposo de Il Pugile

Vi è mai capitato di visitare Palazzo Massimo alle Terme di Roma?  Io lo faccio tutte le volte che mi trovo a passare da quelle parti. Non posso far a meno di entrare, è un luogo che amo, che mi cattura, dove potrei passare ore intere ad osservare le opere che custodisce. Trasmetta tranquillità, pace, passione.

Nei suoi quattro piani, conserva un vasto numero di opere come sculture, affreschi, mosaici, sarcofagi e uno dei più importanti medaglieri nato alla fine dell’Ottocento subito dopo l’inaugurazione del Museo, con il desiderio di raccogliere tutti i materiali numismatici ritrovati tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 nel territorio di Roma e del Lazio. Oggi conta circa mezzo milione di pezzi tra monete, medaglie, pesi monetali, tessere, oggetti da conio e anche gemme, oreficerie e preziose suppellettili.

Palazzo Massimo alle Terme nasce nel 1998 ed è il principale tra le quattro sedi del Museo Nazionale Romano. Gli altri tre sono Palazzo Altemps, Crypta Balbi e Terme di Diocleziano. Il museo è situato nel rione Castro Pretorio, in Piazza dei Cinquecento nei pressi della Stazione Termini e ospita le sezioni di arte antica, numismatica e oreficeria. Inizialmente l’edifico venne costruito per volere e sui terreni della famiglia romana dei Massimo tra il 1883 e il 1886. In seguito il palazzo divenne sede del Collegio dei Gesuiti e destinato come edificio del prestigioso liceo “Ennio Quirino Visconti”, il primo liceo-ginnasio del nuovo Stato Unitario e dal 1975, sede del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo.

Poco dopo il palazzo venne chiamato Istituto Massimiliano Massimo, prendendo il nome dal suo fondatore. Tuttavia, nel 1960 l’Istituto si trasferì all’EUR in una struttura più moderna e spaziosa. Infine, nel 1981 lo Stato Italiano lo acquistò e dal 1998 ospita il Museo e gli uffici centrali della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

Più volte ho osservato le opere di questo Museo. Davanti ad alcune sono passata in maniera frettolosa, superficiale, lanciando loro un semplice sguardo e dedicandogli poco del mio tempo. Su altre, invece, sarei potuta rimanere ore intere a mirarle. Come non ricordare Il Discobolo Lancellotti dove tutta la sua energia e forza si raccoglie per un lancio perfetto, oppure Ermafrodito Dormiente che raffigura il personaggio della mitologia greca ci fa passare vicino a lui in silenzio per paura di poterlo svegliare e tante tante altre? Queste opere sono eccezionali: sembrano voler comunicare i loro sentimenti e pensieri, come se davanti non si avessero delle sculture ma persone reali, fatte di carne e ossa.

Una, più di tutte, ha catturato in particolare la mia attenzione, una sorta di sindrome di Stendhal. L’opera di cui parlo è il Pugile in Riposo, sul quale spero almeno una volta voi possiate soffermarvi, anche solo di passaggio. Conosciuto anche come Pugile delle Terme o Pugile del Quirinale, fu così chiamato perché ritrovato nelle Terme di Costantino alle pendici del Colle Quirinale nel 1885. Durante gli scavi l’opera venne rinvenuta seduta in terra, insieme al cosiddetto Principe Ellenistico (180-160 a.C.), entrambi rari esempi statuari in bronzo di età ellenistica.

Questa meravigliosa scultura in bronzo è stata realizzata nella seconda metà del IV secolo a.C, forse da Lisippo o da uno scultore della sua cerchia. Osservarla scaturisce grande curiosità. Mirando il suo sguardo così intenso e profondo che ancora riesce a trasmetterci, mi sono sempre chiesta cosa mai stesse dicendo o pensando.  Anche se gli occhi sono andati perduti e rimangono solo due cavità, si percepisce perfettamente il suo stato d’animo e la stanchezza che stava vivendo. Vale la pena sottolineare che è molto raro ritrovare statue o opere scultoree in leghe metalliche, soprattutto in bronzo, a differenza delle statue in marmo. Questo perché nei secoli passati si dava poca importanza al valore estetico di un’opera e il materiale con cui era realizzata rappresentava il suo più grande pregio. Nel caso delle sculture in leghe metalliche, il valore non era molto elevato in quanto queste potevano essere facilmente rifuse, come accadeva la maggior parte delle volte e il materiale riutilizzato per nuove opere. Forse il nostro pugile è stato risparmiato da questa sorte perché nascosto? Se così fosse, dobbiamo esser grati a chi l’ha protetta e ci ha consentito di ammirare i suoi 128 cm di bellezza.

La tecnica con la quale è stata realizzata è quella della “cera persa”. La tecnica consisteva nel realizzare dapprima un modello in cera, che fungeva anche da bozzetto. Quest’ultimo doveva essere ricco di dettagli e ben eseguito, ricoperto poi da uno strato di creta dove venivano inseriti dei tubicini, detti “sfiatatoi” che servivano, nella fase di cottura, a far fuoriuscire la cera e il successivo ingresso del bronzo fuso. Una tecnica alternativa, utilizzata anche per Il Pugile, prevedeva un modello realizzato in creta. Questo era chiamato “anima” perché veniva ricoperto da uno strato di cera, ottenendo così una statua più leggera, in quanto vuota, che veniva ricoperta con un involucro di argilla.

La scultura de Il Pugile è un insieme di otto segmenti. Lo scultore ha lavorato con grande maestria e precisione ogni minimo dettaglio, rifinendo a freddo le unghie, i capelli e la barba, mentre le labbra, i capezzoli, le ferite, le gocce di sangue e i dettagli metallici dei guantoni sono stati aggiunti successivamente con inserti in rame. Invece la testa doveva essere fusa separatamente per poter permettere l’inserimento degli occhi policromi dall’interno.

Il Pugile ci si presenta svestito, così come volevano le regole della disciplina nell’antica Grecia. Durante i combattimenti infatti non erano consentiti indumenti, ad eccezione di guantoni composti da bende di cuoio, detti cesti, in alcuni casi completati da cinghie con borchie metalliche che avvolgevano le quattro dita e decorazioni in pellicciotto come nel caso del nostro atleta.

Viene raffigurato in un momento di riposo dopo un faticoso incontro, i muscoli sono ancora in tensione e vivida è la sua stanchezza. Ci appare così, seduto con le braccia appoggiate pesantemente sulle gambe, la schiena ricurva che si lascia andare, seguita da un lungo sospiro. La testa è rivolta verso qualcuno, accompagnata dalla leggera torsione di tutto il resto del corpo che si conclude con la tensione della gamba appena appoggiata a terra. Il suo sguardo è profondo, concentrato come a cercare conforto in qualcuno.

La bocca è leggermente aperta come fosse in procinto di dire qualcosa.

I segni del combattimento sono freschi, come fresco è il dolore che prova. Avvicinandosi viene voglia di asciugargli il sangue che cola dalle ferite del viso e del corpo. Per ottenere quest’effetto, come accennavo precedentemente, l’artista ha utilizzato del rame che ha aggiunto in un secondo momento. Il naso è deforme a causa di un precedente trauma, gli occhi sono tumefatti e a fatica riesce a tenerli aperti, soprattutto quello destro. Le orecchie, insieme alle labbra, sono gonfie e mostrano tagli ancora sanguinanti. Quasi si percepisce ancora il lento respiro del Pugile.

Questa opera, insomma, è intrisa di un realismo ed empatia unica. La sua rappresentazione riesce a cogliere in pieno la sofferenza e il dolore del giovane atleta. Egli sembra testimone di una vita dura, fatta di sacrifici e combattimenti. Allo stesso tempo il suo sguardo è buono e maturo, i capelli e la barba sono ben curati e gli conferiscono un senso di grande dignità: la sua posizione è così pacata e sicura da farci capire che tipo di uomo doveva essere.

Mi viene ora da pensare: chissà per quanti anni questa scultura deve essere stata ammirata e venerata. Così come accaduto per la Statua di San Pietro conservata nella omonima Basilica a Roma, anche per il Pugile i piedi sono consumati e levigati, sicuramente dal continuo sfregamento dei fedeli. Ora, in Palazzo Massimo alle Terme, è finalmente al sicuro, ha trovato una casa dove riposare in pace. E noi un luogo dove ammirarlo in tutto il suo splendore.

Sara Moauro

https://www.intro-arte.it/our-visit/guided-tours/

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