TASSISTI VS SHARING ECONOMY

Stiamo assistendo da qualche giorno e anche in queste ore alla manifestazione dei tassisti in sciopero nelle principali città italiane per protestare contro il cosiddetto emendamento Lanzillotta-Cociancich al Milleproroghe che sospende le norme restrittive sul noleggio con conducente e altri servizi come Uber fino al 31 dicembre 2017, in attesa che venga varato il piano del trasporto (atteso dal 2009). Protesta che è sfociata in numerosi episodi di aggressioni nei confronti dei loro colleghi non aderenti all’iniziativa, giornalisti e devastazioni generalizzate.

La cosa deplorevole è vedere come la protesta venga puntualmente strumentalizzata dall’opposizione di turno, senza entrare nel merito della situazione, ma soltanto per partigianeria elettorale. Così come accadde nel 2006 durante le lenzuolate di liberalizzazioni proposte dall’allora governo Prodi e ritentato con il governo Monti nel 2012. Quest’oggi la storia si ripete con i 5 Stelle che provano a cavalcare la piazza con la prima cittadina di Roma Virginia Raggi che si pronuncia apertamente a favore dei tassisti e Beppe Grillo che dichiara di aver trovato la soluzione progettando un’app che spiega i percorsi turistici a chi utilizza ancora la vecchia categoria di trasporto, in barba alla tanto cercata rivoluzione della rete e della sharing economy da loro da sempre propugnata.

Si stanno incontrando in queste ore i sindacati di categoria e il Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio che ha dichiarato: “C’è bisogno di garanzie, da un lato sui diritti dei cittadini e dell’altro anche sui diritti di chi ha investito nella propria azienda, che sono i tassisti”. Vedremo quindi se troveranno un accordo che stabilizzi la situazione. È evidente che il settore andrà regolamentato per togliere la provvisorietà e l’assenza di regole dello scenario attuale.

Ora, è palese che i conducenti di auto bianche sono obsoleti. Oggi c’è Uber, c’è Enjoy, c’è Car2go, ci sono pure ZigZag e Scooterino, e tutte o quasi funzionano meglio, a minor prezzo. Il problema quindi non consiste nel chiedersi se è giusto o sbagliato difendere una categoria, ma riflettere in quale direzione si sta andando.

Ciò che oggi sta accadendo ai tassisti domani potrebbe accadere ad altri settori. Pensiamo ad esempio ai droni che si guidano da soli e che effettuano consegne, via terra o addirittura via aria, così come già sta accadendo in alcuni quartieri inglesi, oppure alle metropolitane senza conducente (come la Metro C di Roma) preludio di prossimi autobus e tram a guida autonoma, o ai recenti sviluppi dell’intelligenza artificiale che potrebbe ben presto arrivare a sostituire i servizi di customer care (assistenza telefonica o online), per non parlare di tutti quei lavori come i commessi, gli sportellisti o gli operai di vario tipo e mansione, sostituibili da un’automazione in grado di lavorare h24, senza rivendicare diritti, né commettere errori o richiedere mai un permesso. La soluzione quindi non è rappresentata dalle barricate e dalle inutili proteste alle quali stiamo assistendo, perché il vento del progresso non si può arrestare e, come diceva qualcuno, gli si può soltanto far perdere tempo.

Proprio nella giornata di ieri, così come riportato nella rassegna stampa quotidiana del nostro blog, Bill Gates si è pronunciato circa la possibilità di introdurre una tassazione sull’impiego dei robot che possa, a fronte di un profitto quasi privo di spese per chi li adotta, permettere una redistribuzione della ricchezza in favore, perché no, di un reddito universale che ripartisca indistintamente una fonte di guadagno a tutti i cittadini. Se questa ipotesi può sembrare avveniristica e per molti nel nostro paese addirittura incomprensibile, si pensi che in Francia alle elezioni del prossimo aprile come candidato del Partito Socialista (schieramento attualmente al governo anche se non ritenuto uno dei favoriti a questa tornata elettorale), si sta presentando un candidato, Hamon, che propone un’entrata di €750 netti mensili a tutti, prevedendo di trovare i soldi proprio dalla tassazione del lavoro automatizzato.

Un futuro in cui saremo liberi dalla schiavitù del lavoro e dalla necessità di scendere in piazza, come stanno facendo i tassisti in queste ore, per difendere la propria categoria di impiego, potrebbe non essere così lontano. I segnali che vengono da più parti, dalla politica al mondo economico maggiormente lungimirante, ci sono. Si potrà reinventare la propria stessa esistenza, anche in chiave di una più libera realizzazione occupazionale, che andrà oltre alla mera lotta per la sopravvivenza del dover “portare a casa la pagnotta”, con tutte le conseguenze sociali e culturali che questo implica e implicherebbe.

Filippo Piccini

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