TRAPPIST-1, un sistema solare pieno di pianeti abitabili?

Ieri sera (alle 19 ora italiana) la NASA, in una conferenza stampa in diretta, annuncia la scoperta: scoperto un sistema solare con pianeti potenzialmente abitabili. La stella si chiama TRAPPIST-1 ed è circondata da sette pianeti di dimensioni comparabili a quelle della nostra Terra, tre dei quali ricadono nella zona cosiddetta abitabile.

Si tratta di una nana rossa ultra-fredda, molto piccola, circa l’8% della massa del Sole. Dista 39,13 anni luce da noi ed è osservabile nella costellazione dell’Acquario. La scoperta risale al maggio scorso ed è merito di un team di astronomi guidato da Michaël Gillon dell’Institut d’Astrophysique et Géophysique presso l’Università di Liegi in Belgio. Il nome è stato scelto perché per l’individuazione è stato fondamentale l’uso del TRAPPIST, un piccolo telescopio di alta precisione.

L’articolo che annuncia la scoperta è stato appena pubblicato su Nature.

Chi segue la rubrica sa che non è la prima volta che vengono trovati esopianeti considerati potenzialmente abitabili, anzi. L’ultima notizia risale ad agosto scorso, quando Proxima B salì agli onori delle cronache e delle fantasie di tutti gli appassionati di astronomia. Per l’occasione avevamo rispolverato le condizioni che portano gli astronomi a considerare l’eventuale possibilità di vita su di un pianeta, una su tutte: la presenza di acqua. La zona abitabile è, infatti, la fascia all’interno della quale l’energia che arriva dalla stella permette di avere acqua allo stato liquido sul pianeta in esame.

Schema della zona abitabile che relaziona la temperatura della stella e la sua distanza dal pianeta.

Per poter considerare un pianeta come un vero e proprio gemello del nostro, infatti, sono necessari molti altri fattori che vanno dall’atmosfera alla presenza di un campo magnetico. Al bando, quindi, la parola gemello.

Cosa ha di speciale TRAPPIST-1?

Intanto su sette pianeti ne conta ben tre nella fascia abitabile. In linea teorica, tutti e sette i pianeti potrebbero ospitare acqua liquida ma i tre pianeti più interni sono probabilmente troppo caldi. Il pianeta più lontano dalla stella, è, al contrario, troppo lontano. Sono invece i tre pianeti di mezzo (e, f e g) a trovarsi nella cosiddetta zona abitabile circumstellare e potrebbero, addirittura, contenere oceani d’acqua.

C’è da dire che è probabile che vi siano enormi differenze di temperatura tra le diverse zone dei pianeti (in rotazione sincrona, un anno e un giorno hanno la stessa durata) e di conseguenza venti molto forti.

Dal momento che TRAPPIST-1 è una piccola stella che non emette molta energia, le orbite dei pianeti ritenute abitabili sono molto più strette rispetto a quelle del nostro sistema solare. Anzi, la regione intera coperta dalle orbite è più piccola dell’orbita racchiusa da Mercurio.

La struttura che ci raccontano gli astronomi sembra indicare che i pianeti si siano formati in regioni più lontane e si siano  avvicinati solo in un secondo momento alla stella.

Comparazione delle dimensioni dei sette pianeti di TRAPPIST-1, ordinati per distanza dalla stella.

Come abbiamo detto (e come ci ricorda anche il Doodle di Google questa mattina), i sette pianeti hanno dimensioni comparabili a quelle del nostro. Almeno sei dei sette sono, inoltre, probabilmente rocciosi ed hanno anche temperature simili a quelle riscontrate sulla Terra e su Venere.

Tre dei sette pianeti, quindi, se dovessero possedere un’atmosfera di tipo terrestre potrebbero anche avere oceani sulla superficie. Alcune caratteristiche di TRAPPIST-1, come la luminosità molto bassa e le piccole dimensioni, rendono gli eventi di transito dei pianeti in fascia abitabile frequenti e facili da documentare. Un anno sul pianeta più interno, b, dura solo 1,5 giorni terrestri, su c appena 2,4 giorni terrestri.

Si tratta di un insieme di caratteristiche finora mai riscontrate in altri sistemi solari, soprattutto per quanto riguarda l’abbondanza di potenziale abitabilità.

La campagna osservativa è stata intensa ed ha sfruttato un gran numero di telescopi. Ma non è finita qui.

Grazie alla nuova generazione di telescopi le scoperte si susseguono veloci, chissà se presto potremmo saperne di più di tutti questi mondi così lontani. Chissà se potremmo rispondere, con certezza, alla domanda che ci facciamo da quando conosciamo questo piccolo spicchio dell’universo, ossia: c’è vita su altri pianeti? O se, come dice Quelo, giusto un po’ il sabato sera.

– Cossì dunque gli altri mondi sono abitati come questo?
– Se non cossì e se non megliori, niente meno e niente peggio.
(Giordano Bruno)

Serena Piccardi

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