DJ FABO E LA TUTELA DEL RISPETTO DELLA PERSONA UMANA

Sono solitamente diffidente e abbastanza allergico ai casi mediatici che vengono costruiti a tavolino per suscitare una qualche reazione positiva o negativa nell’opinione pubblica, soprattutto quando ciò viene fatto dalla televisione e in particolar modo da alcuni tipi di televisioni. Anche se, esistono in certi casi delle dovute eccezioni che non è possibile ignorare.

La notizia del dj milanese che ha deciso, non senza difficoltà, di porre fine alla propria vita ieri mattina è ciò che ha più interessato i principali media negli ultimi giorni fino a queste ore ed ha colpito profondamente la sensibilità pubblica. Si è tornati a parlare ti “testamento biologico” o “legge sul fine vita” che nel nostro Paese manca e che è stata volutamente rinviata e non affrontata ormai da troppi anni.

Se per molti aspetti è difficile esprimersi in contesti che riguardano questioni molto delicate come questa, al tempo stesso risulta inaspettatamente semplice trovare una soluzione al problema soprattutto quando una legge di principio in realtà esiste già e quando tutti gli altri Paesi europei ne applicano una.

L’articolo 32 della Costituzione italiana dichiara infatti:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Ora, benché la Costituzione riconosca che nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario contro la propria volontà, non vi sono leggi che regolino l’affermazione delle volontà della persona: né una legge sul testamento biologico, né sull’eutanasia. Per questo a causa di un vuoto normativo risulta impossibile decidere cosa fare della propria esistenza nei casi più estremi in cui la stessa parola “vita” assume un significato diverso da quello che tutti noi solitamente intendiamo.

Purtroppo, e come al solito, ciò che è emerso da questa vicenda di Dj Fabo (Fabio Antoniani) è stato che lo Stato e tutti i parlamentari sono colpevoli di non aver ancora approvato una normativa a riguardo. Come sempre si mette tutti indistintamente sullo stesso livello per non fare dei distinguo ed incolpare chi veramente ha delle responsabilità. Tutti uguali evidentemente non sono dato che uno di “loro”, Marco Cappato dei radicali italiani, è stato colui che ha reso possibile all’ormai noto ragazzo porre fine alle proprie sofferenze. Idem per gli altri, dal primo firmatario in poi, promotori del testo di legge che intende normare la materia e che viene continuamente stoppato dai parlamentari cattolici dei diversi schieramenti, in nome di un diktat teologico che pretende di imporre alle persone cosa fare della propria vita, o meglio, della propria non-vita. D’altronde non possiamo aspettarci molto altro da chi ritiene la sofferenza, la mortificazione della carne e il patimento terreno una virtù e un valore attraverso cui empatizzare con la passione di Cristo per guadagnarsi la vita eterna.

Ma a questo punto non vorrei aggiungere altro e riportare la lettera lasciata da Fabio Antoniani dove si racconta e si spiega, per far sì che la sua testimonianza possa riecheggiare il più possibile e rappresentare un altro mattoncino importante nella costruzione in Italia di una società realmente più civile ed oggettivamente più progredita:

“Io, Fabiano Antoniani, Dj Fabo, nato a Milano 9 febbraio 1977, all’età di sette anni frequento la scuola di musica per imparare a suonare la chitarra. Da bambino spesso suonavo come primo chitarrista e partecipo a numerosi saggi. Visto il talento i miei genitori mi costringono a frequentare il Conservatorio di Milano, Villa Simonetta, ma a causa del mio comportamento ribelle vengo espulso. Lascio il mondo della musica. Da sempre lavoratore, appena diplomato da geometra, inizio a lavorare per svariate aziende. Per otto anni lavoro con la mia seconda passione, il motocross, dove mi occupo del reparto commerciale del team supermotard Daverio (durante le competizioni più importanti: mondiale ed italiano) e contemporaneamente lo pratico come sport. Nel 2009, a causa di un incidente durante una gara, sono costretto ad abbandonare il mondo del motocross. Contemporaneamente, in questi anni, mi trasferisco, nei periodi estivi, a Ibiza per un periodo di studi dove ricomincio a lavorare con la musica più moderna.

Forse a causa della magica influenza dell’isola, forse per vocazione, subito mi rendo conto che il mio unico e vero posto è dietro la consolle! È così che in un momento, ringraziando gli studi di musica del passato, la mia musicalità e le numerose conoscenze di dj set, in poco tempo inizio a suonare un po’ ovunque. Mi licenzio da un contratto a tempo indeterminato a Milano, ma ormai capisco che il mio posto è altrove.

Per lavoro, passione e amore negli ultimi anni riesco a dividermi tra l’Italia e Goa, dove lavoro e vivo mantenendomi con la musica: scoperta per caso in uno dei viaggi più indimenticabili della mia vita (India), capisco che il mio posto e il mio futuro sarebbero stati in India. Mi trasferisco per otto mesi l’anno con la mia fidanzata e riconosco finalmente me stesso, dopo aver indossato numerosi abiti che mi andavano stretti”. “Purtroppo in uno dei rientri in Italia, dopo aver suonato una sera in un locale di Milano, tornando a casa, un rovinoso incidente mi spezza i sogni e la mia vita.

Giovane adulto sempre vivace e vero amante della vita, non riesco a fare a meno degli amici per esserne al centro trascinandoli con me. Generoso, forse un po’ insicuro quando si tratta di scelte importanti da fare da solo. Vittima spesso della mia stessa vivacità, facilmente mi annoio, pronto a gettarmi per primo nelle situazioni più disparate. Un trascinatore. Incapace di sopportare il dolore sia fisico che mentale. Preferisco stare solo, ora, che non poter vivere come prima. Vivo oggi a casa di mia madre a Milano con una persona che ci aiuta e la mia fidanzata che passa più tempo possibile con me. Mi portano fuori ma spesso non ne ho voglia. Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione non trovando più il senso della mia vita ora. Fermamente deciso trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia”. Da qui il contatto con l’Associazione Luca Coscioni, “una realtà che difende i diritti civili in ogni fase dell’esistenza dei cittadini. Compreso il diritto sacrosanto di morire. Grazie. Fabiano Antoniani.”  

 

Filippo Piccini

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