Jackie – Pablo Larraìn

Il 20 gennaio 1961 Jacqueline Lee Bouvier Kennedy, detta Jackie, consegna il suo nome alla storia diventando una delle più giovani first lady della Casa Bianca. Quasi tre anni dopo (il 22 novembre 1963), un destino tragico e spietato come un proiettile, trasforma la sua gloriosa favola in un incubo senza ritorno, dove nessun risveglio appare umanamente possibile. La giovane e leziosa ragazza borghese, che qualche tempo prima non senza impaccio attraverso gli schermi televisivi, apriva a tutto il mondo le porte della sua inaccessibile fortezza bianca, deve di colpo lasciare il posto ad una donna, che travolta dagli eventi, cerca un modo per sottrarsi, il più possibile a quel fato killer, che in pochi secondi ha mutilato ed azzerato la sua esistenza.

Il regista cileno Pablo Larraìn, dopo “Neruda”, si mette al servizio di Jackie, realizzando un biopic, anomalo e straniante, che trova e gioca la sua carta vincente nel raccontare il prima e dopo, lasciando affiorare il dramma soltanto alla fine, quando Jackie confessa di ricordare tutto. Nessuna ricostruzione analitica dei fatti, come vorrebbe la stampa di tutto il mondo, ossessionata da dettagli macabri, ma soltanto lei che cinque giorni dopo l’assassinio, fa entrare nella sua casa il giornalista Theodore H. White di “Life”, per dare la sua versione dei fatti e dimostrare cosa rappresenta e rappresenterà, la morte del suo Jack. Con ostinazione e tenacia, che faranno di lei una delle donne più ammirate di sempre, non perderà mai di vista l’atroce realtà e le sue scelte estreme (il famoso tailleur rosa intriso di sangue che si rifiutò di cambiare o la decisione di sfilare dietro la bara funebre con i due figlioletti per mano) che nell’immediato suscitarono reazioni contrastanti, si riveleranno fondamentali per la costruzione del mito.

Quello che interessa Jackie, è non far finire nel dimenticatoio o ridurre il tutto ad un assassinio, che non tarderà a tramutarsi in uno dei più grandi ed oscuri delitti della storia, senza un vero colpevole da incriminare. Non le importa lasciare di colpo la sua vita da regina, i ricevimenti, le feste, le onoranze, la cosa che le preme maggiormente è che JFK abbia giustizia, una sepoltura degna di Abramo Lincoln e un commiato seguito dall’intero universo. Ma questo desiderio lacerante, nasconde anche una difesa estrema, la sfrontata e innocente illusione, che almeno per un attimo tra tutta quella gente, qualcuno possa sostituirla, nel gestire un dolore troppo grande.

Il tempo le darà ragione, Jackie diventerà nel corso degli anni la first lady più ricordata e John Kennedy, il presidente (forse) più rimpianto, per tutte le cose che avrebbe potuto e saputo fare. Perchè “se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda”. Un plauso anche all’intensa e smarrita Natalie Portman, che non è riuscita a bissare il secondo premio oscar come miglior attrice, ma  che riesce ad esprimere con grande efficacia le varie sfumature di una donna costretta a vivere, suo malgrado, “due volte”.

Laura Pozzi

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