Addio a Mainardi: pioniere dell’etologia e stimato esempio di ambientalismo scientifico

Ieri ci ha lasciato una delle figure di riferimento per ogni zoologo, naturalista o biologo che si rispetti: il prof. Danilo Mainardi. Molti di voi lo ricorderanno soprattutto come presenza in qualità di ospite e consulente scientifico per programmi televisivi popolari come Quark e Superquark ma si tratta, innanzitutto, di uno dei primi e dei più importanti etologi italiani.

Classe 1933, è ancora giovanissimo quando, per sfuggire ai bombardamenti su Milano, si rifugia con la famiglia in provincia di Cremona. La natura che scopre nelle campagne cremonesi lo colpisce e, insieme con l’interesse per le tematiche evolutive promosse dal padre, lo spinge ad indirizzare i suoi studi verso la zoologia. Studia scienze biologiche a Parma ed inizia ad interessarsi al mondo del comportamento animale.

Insegnerà prima zoologia, quindi biologia generale e, infine, etologia all’Università di Parma, sarà professore di ecologia comportamentale e biologia alla Ca’ Foscari di Venezia.

In un video, il prof. ci spiega la sua passione per la ricerca e come nasce nell’essere umano, dal punto di vista etologico e sociale.

Nucleo pulsante dei suoi studi è l’evoluzione del comportamento sociale e sessuale degli animali a partire dallo stadio infantile ma le sue numerosissime pubblicazioni spaziano fino all’educazione ambientale, argomento a lui molto caro. Si è occupato di molti aspetti del comportamento sociale, in particolare di scelte sessuali, aggressività e trasmissione culturale negli animali.

L’etologia, ricordiamo, studia il comportamento dell’animale nel proprio ambiente naturale. L’essenza di questa disciplina si coordina di necessità con tutta una serie di materie che vanno dall’ecologia alla psicologia e alle scienze sociali. Analizzando i suoi studi sull’aggressività non si può prescindere dall’ampliare lo sguardo verso l’animale umano che, grazie alla sua enorme abilità di produrre arnesi che uccidono a lunga distanza, vanifica totalmente i segnali di resa, di sottomissione, di paura, che in una situazione naturale possono bloccare un’azione di aggressività (L’animale culturale, Milano, BUR Rizzoli, 1975).

Ha analizzato il comportamento intelligente degli animali inteso come meccanismo adattativo, sottolineando come questo non sia attribuibile solamente alla specie umana e spiegando che, comunque, non si tratta di una prerogativa fondamentale per la sopravvivenza.

Di seguito il primo dei 9 video sulla conferenza organizzata dal CICAP, di cui era socio emerito, dal titolo “L’intelligenza degli animali” a cura del prof. Danilo Mainardi nel 2010. Un argomento meraviglioso che non vedo l’ora di affrontare con voi in un prossimo futuro.

Alla ricerca scientifica il professore ha sempre unito un’intensa attività di divulgazione promossa tramite libri e conferenze.

Personalmente mi sono avvicinata all’opera di Mainardi tanti anni fa proprio grazie ad un un libro intitolato Lo zoo aperto (Torino, Einaudi, 1994) regalatomi da mia zia. Mi colpì subito molto, non solo per le brevi ma puntuali descrizioni dei comportamenti degli animali descritti e per le conseguenti osservazioni ma, anche, per i disegni. Le illustrazioni dell’autore riuscivano, in pochissimi tratti, a rappresentare il soggetto nei suoi caratteri salienti.

I libri di Mainardi sono scritti da un vero divulgatore, lo stile è chiaro e diretto, arrivano a tutti e sono piacevoli da leggere. I disegni, poi, riflettono la delicatezza dell’atteggiamento dell’autore nei confronti delle creature che descrive.

Vi segnalo alcuni fra i suoi titoli:

  • L’uomo, la natura e i limiti della ragione. L’animale irrazionale, Mondadori, 2001
  • La scelta sessuale nell’evoluzione della specie, Boringhieri, 1968
  • Il comportamento animale. Introduzione all’etologia, Zanichelli, 1970
  • L’animale culturale, Rizzoli, 1974 Dizionario di etologia, Einaudi, 1992 Il cane e la volpe, Einaudi, 1992
  • La cultura degli animali, Boringhieri, 1983 Etologia, Piccin, 1979
  • Il corno del rinoceronte, Mondadori, 1996
  • Un innocente vampiro, Mondadori, 1993
  • Arbitri e galline. Le sorprendenti analogie tra il mondo animale e il mondo umano, Mondadori, 2003

Un aspetto importante della figura di Mainardi che è importante trasmettere in questo momento storico, è il suo modo di vedere la scienza e la società che condivido a pieno.

Un punto di vista prettamente ecologico e improntato sul rapporto fra l’uomo e la natura. Fermamente contrario all’utilizzo di animali per “divertimenti” umani quali circhi e corride, non era vegetariano per questioni di salute ma avrebbe voluto esserlo. Dimostrava che si può essere dalla parte degli animali e della razionalità allo stesso tempo, anzi, che ci mostriamo razionali proprio tutelando il mondo animale perché facendolo salvaguardiamo noi stessi“Credo che la nostra specie non sia naturalmente vegetariana, basta studiarne l’anatomia (per esempio i denti) e la fisiologia. Certo che sarebbe meglio mangiare molta meno carne. […] Secondo me, non è il mangiare gli animali il problema eticamente più sbagliato, ma la mancanza di rispetto e di attenzione quando sono vivi, la scarsa volontà di regalare loro una vita e poi una morte priva di sofferenza.”

Il vero rispetto verso l’ambiente è quello che propugnano persone come lui, difendere i diritti degli animali senza antropomorfizzarli, stimolare ad operare delle scelte lungimiranti e razionali con consapevolezza scientifica ma senza mai ostentare sufficienza.

Mainardi si affacciava al mondo di oggi con la speranza, riposta soprattutto nelle giovani generazioni, che un cambiamento sia ancora possibile. Chissà, professore, chissà..

Occorre, nel caso delle «feste con animali», soppesare quanto vale il rito e quanto costa, invece, la sofferenza di quegli esseri coinvolti per il nostro vizio (in questo caso assurdo) di giocare coi simboli, di antropomorfizzare tutto ciò che ci capita intorno. E a mio parere nessun rito vale la sofferenza d’un singolo animale. (Danilo Mainardi)

Serena Piccardi

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