L’IMPORTANZA DI MANIFESTARE IL PROPRIO DISSENSO A SALVINI

Lo scorso sabato il leader della Lega Matteo Salvini ha tenuto una manifestazione a Napoli con l’intento di promuovere le sue idee al Sud, racchiuse nel più ampio rassemblement “Noi con Salvini”. Nonostante il sindaco di Napoli Luigi De Magistris abbia negato l’uso di uno spazio pubblico e auspicato che l’esponente leghista provvedesse a rimediare un luogo privato, la prefettura ha imposto l’ingresso al Palacongressi dove è presente la Mostra d’Oltremare, nonostante il dissenso degli stessi vertici che la organizzano. Da qui, molti cittadini napoletani che si sono sentiti offesi dalla  presenza di Salvini hanno deciso di manifestare, per la maggior parte pacificamente, il proprio dissenso.

Come è noto, la Lega Nord è un movimento che è nato alla fine degli anni ’80 con l’intento di rivendicare la supremazia del Nord Italia sul resto del Paese, in particolare nei confronti del Meridione considerato la vera piaga da arginare. Se facciamo un piccolo excursus, infatti, ci ricorderemo sicuramente slogan coniati dall’allora leader indiscusso Umberto Bossi quali “Roma ladrona” e “terroni”, frutto di un continuo martellamento mediatico nei confronti degli appartenenti a questa parte d’Italia, che con il tempo si è cronicizzato, al punto da far passare l’idea anche tra gli stessi meridionali che erano essi stessi  il problema del nostro Paese e cedendo ai più semplicistici luoghi comuni quali il sostenere che fossero degli “scanzafatiche” e dei “perdigiorno”.

Con il passare degli anni, e degli scandali (non dobbiamo dimenticarci cosa è stata la Lega del “Cerchio magico” di Bossi & company, tra lauree false del figlio, soldi del partito investiti in diamanti in Africa, più altre faccende giudiziarie che spesso si tende a dimenticare), la categoria dei meridionali a cui additare continuamente la causa di ogni male è venuta meno ed è stata gradualmente sostituita con l’altra categoria che già viaggiava in parallelo sui binari dell’intolleranza, ovvero gli immigrati.

Se nei primi anni ’90 si parlava dei “marocchini” come principali invasori del nostro Paese, verso la fine di quella decade l’emergenza nazionale è traslata sugli albanesi che iniziavano a sbarcare sulle nostre coste. Nei primi anni 2000, con l’apertura ad est dell’area Schengen, la nuova emergenza era rappresentata dai rumeni, noti stupratori e rapinatori per i principali tg nazionali e non. Successivamente, dopo l’esacerbarsi dei conflitti nel continente nordafricano, l’attenzione si è spostata sui “rifugiati” in generale, siriani, libici o subsahariani, laddove nel contesto dal quale provenivano potesse esserci un qualche rischio legato al terrorismo internazionale.

 Il minimo comune denominatore di questo movimento è, dunque, prendersela di volta in volta con gli ultimi, i più poveri, quelli più in difficoltà. Che siano i meridionali o gli africani, gli omosessuali o le “zecche” (come sono stati definiti i manifestanti di sabato dagli stessi esponenti della Lega) poco importa, ciò che conta è che ci sia qualcuno a cui dare la colpa e su cui scaricare le proprie frustrazioni.

La realtà invece ci dice che in proporzione gli immigrati delinquono in percentuali minori rispetto agli italiani e che contribuiscono a pagare il nostro welfare state con le tasse che derivano dal loro operato sul nostro territorio nazionale. Sono indispensabili al punto che se sparissero da un giorno all’altro l’erario ne risentirebbe fino a rischiare un default.

Se qualcuno pensa che questa sia la ricetta più antica del mondo per le destre razziste e populiste e che quindi non è un problema soltanto della Lega e di Salvini, non posso che dargli ragione. Di fatto, però, i problemi vanno affrontati di volta in volta a seconda del contesto storico e sociale nel quale si vive. Per cui se oggi è Salvini che si fa promotore di odio e intolleranza nei confronti del diverso, deve essere espresso tutto il dissenso possibile (nei limiti della nonviolenza ovviamente) nei confronti di questo individuo. Non deve passare l’idea che dato che siamo in democrazia chiunque può dire qualsiasi cosa e gli deve essere permesso. Esiste nel nostro Paese il reato di apologia del fascismo, che vieta di svolgere propaganda razzista. Parlare di ruspe da usare nei confronti dei campi rom, di affondare i barconi degli immgirati o cantare cori proprio contro i napoletani che ora tenta di indorare per raccattare qualche voto in vista della prossima campagna elettorale, non è che definibile “razzista”.

A proposito quindi della manifestazione contro Salvini e delle idee di cui si fa promotore, racchiuderei il messaggio in una citazione di Martin Luther King, noto attivista contro le discriminazioni dell’America degli anni ’60 nella quale vigeva la segregazione razziale alla quale forse alcuni esponenti nostrani aspirerebbero: “Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”.

Filippo Piccini

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