I voucher cancellati del tutto. Ma solo dal 2018

Nonostante il coro di critiche che si sono levate da tutto il mondo delle imprese, da Confindustria a Coldiretti alle associazioni del commercio, il Parlamento sui voucher ha deciso di adottare la soluzione più drastica: i buoni lavoro verranno infatti aboliti completamente. E già domani il consiglio dei ministri convocato per le 11 dovrebbe emanare un decreto che recependo il testo del disegno di legge votato dalla Commissione lavoro della Camera raccoglie in toto le istanze della Cgil e cancella completamente la possibilità di utilizzare i buoni lavoro. Non viene spiegato come si pensa di arginare il lavoro nero e questo da più parti è motivo di grande preoccupazione.

«Oggi voteremo per l’abrogazione totale dei voucher», ha annuniciato nel pomeriggio Patrizia Maestri relatrice della proposta di legge sui voucher che nel pomeriggio verrà votata in commissione Lavoro della Camera. L’effetto però non sarà immediato, infatti, «ci sarà un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2017 per permettere di utilizzarli a chi li ha già acquistati», ha continuato Maestri sottolineando che l’abrogazione «va bene, è un risultato inatteso ma positivo, speriamo però che il governo non li faccia poi rientrare sotto altre forme».

In questi giorni da parte del governo e della maggioranza questa scelta era stata motivata con la necessità di non interferire con la situazione politica: il governo infatti teme un possibile effetto contagio tra il voto sui due quesiti proposti dalla Cgil (quello sui voucher e quello sulla sugli appalti) fissato per il 28 maggio e la tornata delle amministrative in calendario a giugno.

L’emendamento votato ieri sera poco dopo le 21, in particolare, dispone l’abrogazione dei tre articoli del Jobs Act (decreto legislativo 81 del 2015), cioè gli articoli 48, 49 e 50, gli stessi di cui chiede l’abrogazione il quesito referendario della Cgil. I tre articoli rientrano nel capitolo VI sul lavoro accessorio: il 48 su «definizione e campo di applicazione»; il 49 su «disciplina del lavoro accessorio» e il 50 su «coordinamento informativo a fini previdenziali». «Noi della Commissione Lavoro – prosegue la deputata Pd – saremmo stati favorevoli a mantenere i voucher per le famiglie ma a seguito del confronto con il governo andremo verso l’abrogazione».

Per disinnescare completamente i referendum della Cgil si dovrà intervenire anche sul secondo quesito, quello sugli appalti. Anche in questo caso si pensa a un decreto legge, ma non sarà lo stesso che cancella i voucher e a quanto pare la norma sarà scritta dal governo senza il contributo del Parlamento.

Confindustria attacca. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia definisce la scelta della maggioranza «molto deludente, anche dal punto di vista politico.

Non ci piace e nemmeno il modo: se “s’ha da fare” si faccia il referendum smontare le cose senza dibattito non ci sembra la strada giusta». «Cancellare i voucher sarebbe un grave errore. Il governo non ceda a pressioni ingiustificate» dichiara a sua volta il vicepresidente di Confindustria, Maurizio Stirpe. «Sarebbe un errore clamoroso, i voucher pesano per lo 0,19% del totale delle ore lavorate. Meglio proseguire con la tracciabilità aumentando l’area dei controlli sugli abusi».

Confcommercio parla di «epilogo paradossale». «L’abrogazione dei voucher è un errore – commenta a sua volta il presidente di Confesercenti, Massimo Vivoli -. Anche senza i buoni lavoro, i mini-jobs continueranno ad esistere: servirà dunque un altro strumento per regolamentare tutte quelle prestazioni occasionali che nelle imprese non possono essere inquadrate in rapporti di lavoro tradizionale, soprattutto in quei settori – come il turismo, il marketing, il commercio e l’organizzazione eventi – che si trovano spesso a dover fronteggiare aumenti imprevedibili ma momentanei dell’attività». Coldiretti a sua volta sostiene infine che «l’eliminazione dei voucher in agricoltura favorisce il sommerso e fa perdere opportunità di integrazione al reddito nel rispetto della legalità a pensionati e giovani studenti impiegati esclusivamente in attività stagionali, che ne possono essere gli unici beneficiari».

fonte: LASTAMPA.it

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