IL DECRETO MINNITI, LA SICUREZZA DI CLASSE

È stato discusso negli scorsi giorni il decreto Minniti sulla sicurezza che prevede un inasprimento delle pene per i reati minori e lascia ai sindaci la possibilità di emettere ordinanze sul decoro urbano, che potenzialmente discriminino a loro scelta alcune categorie piuttosto che altre. Il decreto non contiene alcuna menzione circa l’identificativo sui caschi delle forze dell’ordine, così come previsto in gran parte dei Paesi sviluppati sensibili al tema dei diritti umani e come ci chiede l’Europa ormai da alcuni anni.

Non sono mancate le polemiche, soprattutto dalle aree più a sinistra, dato che un decreto del genere sarebbe potuto essere tranquillamente presentato da un Gianfranco Fini qualsiasi quando era ministro dell’Interno durante il governo Berlusconi.

Il punto è un altro. In tempi in cui i sindaci, soprattutto di alcune aree politiche e in alcune parti del Paese, costruiscono muri, emettono ordinanze contro ogni cosa sgradita e si rifiutano di ospitare i rifiugati e i migranti che gli vengono assegnati, che necessità c’era di far passare il messaggio che in questo modo possono ancora più arbitrariamente esercitare le loro funzioni in base, ad esempio, ai mal di pancia elettorali di turno?

Nel decreto è previsto che se un sindaco decide di lasciare fuori dai centri storici persone che per qualche motivo intaccano il pubblico decoro, può farlo. È prevedibile che il centro e le periferie possano vedersi sempre più polarizzate, con queste ultime piene di senza tetto, immigrati, sbandati più o meno oggettivamente definibili tali, mentre i centri “borghesi” rimarranno puliti e sgombri da qualsiasi tipo di “diversità” che non sia quella, remunerativa, dei turisti.

Questo è un principio di discriminazione di classe che inevitabilmente accentuerà le differenze del nostro Paese dove, non dimentichiamocelo, negli ultimi anni di crisi chi era povero è diventato ancora più povero e chi invece era già benestante ha visto aumentare il proprio reddito.

Sicuramente è stata una mossa elettorale, che rientra nella stessa logica per cui i voucher sono stati aboliti pur di non subire un’ulteriore (probabile) sconfitta ad un altro referendum. Ma se si continua ad inseguire il populismo, che sia quello dei 5stelle o quello della Lega come in questo caso, si sa che la partita è già persa. Ricordiamoci come è andata a finire quando il centrosinistra ha inseguito Berlusconi e le sue promesse elettorali. Non dimentichiamoci neanche come sono andate a finire le elezioni di Roma quando l’allora candidato dato per favorito Rutelli inseguiva Alemanno a colpi di annunci in tema di sicurezza urbana a fronte degli episodi che avevano interessato la Capitale. Ricordiamoci infine qual è il compito della sinistra e quali sono le categorie che deve difendere e a cui si deve interessare.

Più che in sindaci “sceriffo”, questo decreto trasforma i primi cittadini in prefetti di mussoliniana memoria e servirà soltanto a spingere nell’illegalità chi già in parte lo è, ovvero chi è considerato un borderline e quindi rientrante in una categoria per definizione da recuperare e da reinserire nella società.

Su tutti, per riflettere sul tema della sicurezza, dato che oggi è la giornata mondiale della poesia, ricordiamoci anche di Fabrizio De Andrè quando “Nella mia ora di libertà” cantava: “Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame”.

Filippo Piccini

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