Il genio creativo di Coco Chanel

Ultimata la rubrica sull’analisi della moda e del conseguente trasformarsi della silhouette e dello stile di vita dagli anni ’50 ad oggi, ho pensato potesse essere interessante approfondire la vita di alcuni stilisti che con il loro estro e timbro personalissimo e straordinario, hanno apportato delle vere e proprie rivoluzioni.

Come nasce un genio? “La forma della genialità è fatta da una scintilla!

Ricordo di aver letto tempo fa su di una rivista scientifica: Il genio è frutto di tanto lavoro e conoscenza. Il talento senza applicazione non è nulla”.

A mio parere pur essendo assolutamente d’accordo con questa tesi, penso che tanto dipenda dalla nostra personalità e dalla capacità di captare ciò che succede intorno a noi, rielaborando tali informazioni su nuovi schemi.  Il genio per me è la scintilla della novità, abbraccia l’evoluzione, abbandona il vecchio per intraprendere nuovi sentieri, è colui che con coraggio e istinto varca nuove ere ancora prima di viverle e dotato di fantasia, si proietta in avanti illuminato dalla fede in se stesso.

La mente dei creativi mi affascina…Il mondo così come lo vediamo fatto di macchine, palazzi, di abiti non esisterebbe se non fosse stato prima partorito da una mente, ciò che vediamo e che possediamo è frutto di una scintilla, di un’idea, che si tramuta in materia attraverso il lavoro delle nostre mani. Il genio in sostanza è colui che “crede” nella sua forza creativa è come un uomo antenna dotato di maggior sensibilità e acume, che dalla sua tavolozza è in grado di sviluppare nuove ed esaltanti possibilità per il genere umano!

 COCO CHANEL

La moda non è solo qualcosa che sta nei vestiti, la moda è nell’aria. Ha qualcosa a che fare con le idee, con il modo in cui viviamo, con ciò che ci accade

Coco Chanel

Gabriel Bonheur Chanel, detta Coco“, nacque a Saumur, in Francia, nella regione francese della Valle della Loira, il 19 agosto 1883, ebbe una infanzia molto umile e triste, trascorsa in gran parte in  orfanotrofio. Suo padre era un venditore ambulante, la madre proveniva da una famiglia di contadini dell’Auvergne e morì precocemente all’età di 32 anni, minata dal duro lavoro e dalle umiliazioni inflitte dal compagno. A soli 12 anni Gabrielle a seguito della morte della mamma, venne abbandonata insieme alle due sorelline, presso l’orfanotrofio di Aubazine e a 18 anni fu ammessa in un collegio, dove essendo indigente dovette dormire in stanze non riscaldate e lucidare le scale dopo le lezioni. Gli anni della sua giovinezza vissuti in povertà e in ambienti rigidi e austeri, segnarono profondamente Gabrielle, tanto da forgiarla duramente nello spirito. Capì ben presto infatti, che per sopravvivere ed uscire fuori da quella realtà così triste, sarebbe dovuta diventare un’artista della sopravvivenza! Divenuta commessa in un negozio di stoffe nella città di Moulins, sognò dapprima una carriera come cantante di varietà dilettandosi a cantare al caffè concerto La Rotonde, canzoncine frivole ed infantili come “Qui qu’a vu Coco e Ko-Ko-Ri-Co” che le fruttarono il soprannome di Coco, ma il destino ebbe in serbo qualcosa di molto più interessante per lei,  munita infatti di intelligenza, fascino e caparbietà a 25 anni divenne l’amante di Étienne Balsan, erede di una famiglia di industriali ed attraverso lui la giovane Coco si trasformò in una donna più consapevole e matura. Tra le donne nel giro di amici di Balsan con il loro stile e modo di fare, che risentiva ancora della Belle Époque, Gabrielle apparve come una donna all’avanguardia, amava infatti lo stile maschile tanto da attingere ad esso per il suo abbigliamento e quando cominciò a sviluppare le sue prime creazioni, degli adorati cappellini, li volle privare di fronzoli e li rese più semplici e lineari. Coco aveva una predilezione infatti per la moda confortevole, androgina e sportiva: voleva emancipare la donna e renderla indipendente e con l’aiuto di Balsan e successivamente dell’uomo che lei amò con tutta se stessa; Arthur “Boy” Capel, un ereditario inglese di miniere di carbone, purtroppo morto precocemente, Gabrielle divenne l’imprenditrice Coco Chanel!

Il suo stile semplice ed elegante fece scalpore e ben presto a Parigi e successivamente un po’ ovunque, furono in molti a cercare di imitarlo.

(Alcune immagini dello stile Chanel da ieri ad oggi)

Nello stile Chanel sono ancora vividi e presenti:  la purezza e austerità del periodo in orfanotrofio, l’amore per la sintesi visibile nel costante ripetersi del bianco e nero; l’opulenza degli abiti religiosi e degli oggetti da cerimonia fonte di ispirazione per i bijoux di tutte le collezioni, dove l’oro, le perle e le gemme colorate i suoi simboli, le due “C” rovesciate, i leoni, le camelie divengono accessori capaci di tramutare un abito in qualcosa di estremamente chic, semplice e sofisticato allo stesso tempo.

Al suo genio inarrestabile si deve:

Un nuovo modello di donna che abolì l’uso del busto, l’utilizzo di tessuti da uomo come il jersey, l’inserimento della maglia lavorata a mano e poi confezionata industrialmente, che rimane infatti, una delle novità più sensazionali proposte dalla stilista. Geniali ed innovativi per l’epoca furono i completi tailleur, l’uso dei pantaloni, di modernissimi costumi da bagno, il famoso petite robe noire nato intorno alla metà degli anni ’20; abito nero o little black dress, dalla forma a sacchetto o a grembiule, decorato talvolta da polsini e colletti bianchi e accessoriato con cappelli a cloche, infine la scarpa modello slingback detta “Chanel” realizzata nel colore beige con punta nera a contrasto e cinturino alla caviglia.

Illustrazione del “petit noir” un autentico bestseller – Un’Immagine di Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany” vestita Coco Chanel

Altro segno riconoscibile divenne il suo inconfondibile profumo Chanel N°5: creato da Ernest Beaux, un tempo profumiere degli Zar. Secondo il gusto rivoluzionario di Coco, il profumo doveva incarnare un concetto di femminilità senza tempo: in netta rottura rispetto alle fragranze in voga all’epoca Beaux, mescolò così essenze naturali e alcuni prodotti di sintesi (le aldeidi), scoperte da poco e diede vita ad una fragranza del tutto nuova. Inoltre, innovativo fu  l’essenzialità del flacone e la novità del nome. Chanel trovava infatti ridicoli i nomi altisonanti e leziosi dei profumi dell’epoca e decise di chiamare la sua fragranza con un numero, che corrispondeva alla quinta proposta olfattiva presentatale da Ernest Beaux, ma non solo il numero 5 aveva per Coco Chanel un significato particolare.  Il 5 era la data che Coco sceglieva per le sue presentazioni, in genere il 5 febbraio e il 5 agosto: inoltre, il Leone, segno astrologico di Coco, è per l’appunto il quinto segno dello Zodiaco.

La consacrazione definitiva del profumo avvenne però 30 anni dopo, quando l’icona del cinema Marilyn Monroe nel 1952, in occasione di un’intervista dichiarò di indossare per coricarsi null’altro che qualche goccia di “Chanel N°5”.

5 inoltre sono anche i leoni del luogo di sepoltura di Coco Chanel a Losanna.

Il 10 gennaio 1971 nella sua suite all’Hotel Ritz di Parigi, dopo una vita di passioni e amori, di successo, gloria e difficoltà, Coco Chanel si spense in una stanza spoglia, dalle pareti bianche come un convento, pronunciando queste parole alla sua cameriera personale: ….“vedi, così si muore”.

Infondo però l’animo creativo di una donna tanto geniale non si è affatto spento…

”La moda passa, lo stile resta”.

Coco Chanel

Eleonora Riccio

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