Il mio nome è Asher Lev – Chaim Potok

Asher Lev è un pittore, è ebreo e per buona parte del libro è un bambino.

Nella storia si mescolano: le vie di Brooklyn, il chassidismo della comunità e un mondo dell’arte in una New York esplosiva e antropologicamente immensa.

Asher Lev affronta il durissimo dissidio che sorge tra la famiglia, l’educazione e la “vocazione”. Fino ad arrivare all’acme della tensione con il dipinto di una crocefissione: in un quadro si racchiuderà tutto il dissidio di artista e di uomo.

La sapiente scrittura – che ricorda vagamente “Racconti di Odessa” di Isaak Babel – ci introduce nel tipico clima del romanzo familiare ebraico, con la passione narrativa per l’aneddoto, il sacro, il conflitto padre – figlio, il dissidio interiore.

Certamente, rimane valida l’interpretazione più letterale del libro: un grande confronto tra modernità e tradizione; non deve però essere rimossa la voglia di raccontare un mondo antico per ricordarlo (altro tema tipico della narrativa ebraica). Le strade del ghetto di New York, la comunità chassidica emigrata dall’Est Europa, per sfuggire alle persecuzioni del regime di turno, sono uno spaccato di ‘900, in poco più di 300 pagine.

Lo scrittore Chaim Potok e – a modo suo – il pittore Asher Lev ritraggono un mondo intimo e passato per salvarlo dall’oblio.

Gabriele Germani

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