Gentiloni alla Casa Bianca: “Uniti con Trump contro il terrorismo”

«È stato un incontro fruttuoso. Un onore essere qui alla Casa Bianca. Oggi rinnoviamo un’amicizia e l’impegno comune nella lotta al terrorismo. Saremo decisivi nel lavoro di stabilizzazione dell’Iraq dopo la sconfitta di Daesh». Lo ha detto il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al termine del suo incontro con Donald Trump alla Casa Bianca.

«Do un grande benvenuto al primo ministro italiano: è un grande piacere incontrarlo», ha detto Trump accogliendo il premier italiano nello studio ovale della Casa Bianca con una calorosa stretta di mano. Gentiloni è il terzo tra i leader europei e arriva a un mese dal G7 di Taormina, in momenti di grande tensione internazionale in cui va delineandosi l’approccio in politica estera del presidente Trump dopo i primi cento giorni di amministrazione. Dai bombardamenti in Siria e in Afghanistan al pugno duro con la Corea del Nord, fino alla ridiscussione dell’accordo nucleare con l’Iran, il presidente repubblicano pone gli alleati di fronte a un approccio più deciso e interventista. Che dovrebbe portarlo a chiedere ad esempio all’Italia di portare al 2%, come previsto dalla Nato, le spese per la difesa. Un impegno che il governo al momento non può assumere, perché lo porterebbe a sforare i vincoli europei, ma che – può rimarcare Gentiloni – è crescente: nell’ultimo decennio i nostri investimenti sono cresciuti dall’1,2 all’1,4%, con una spesa di 23,4 miliardi di euro nel 2014. E soprattutto, l’Italia dà un «significativo contributo» alla lotta contro il terrorismo «in sette Paesi: secondi contributori dopo gli Usa in Iraq e Afghanistan», nota il premier nella mattinata, nell’intervento che tiene al think tank di destra “Center for Strategic and International studies” prima dell’incontro con Trump.

Il presidente americano ha ringraziato l’Italia per il suo «ruolo di leadership nella stabilizzazione della Libia», durante la conferenza stampa congiunta con il presidente del consiglio italiano. «Può essere l’anno della sconfitta di Daesh», ha rimarcato Gentiloni, a confermare l’impegno anti-terrorismo, centrale per il presidente Usa, come priorità per l’Italia. Il premier si presenta all’alleato come centrale soprattutto nello scacchiere mediterraneo. E a Trump chiede di sostenere gli sforzi che l’Italia compie a partire dalla Libia – dove ancora l’approccio della nuova amministrazione non è emerso con chiarezza – sia in chiave di gestione dei flussi migratori sia di contrasto all’Isis. «Insieme possiamo contribuire a stabilizzare il Paese», sottolinea. E aggiunge che bisogna contrastare il rischio che «altre potenze» puntino a «dividerla, per motivi di confronto e supremazia». A Tripoli come in Siria, secondo l’Italia, c’è bisogno di un approccio negoziale multilaterale fermo restando (sul punto c’è sintonia con Trump) che «Assad non può essere l’uomo del futuro». Bisogna però, aggiunge Gentiloni in un momento di rapporti tesi tra Washington e Mosca, tenere al tavolo la Russia: «Isolarla non è produttivo».

Dall’Iraq all’Afghanistan gli Usa potrebbero chiedere a Roma di confermare e magari incrementare il proprio impegno, a partire dal prolungamento della missione afghana nel 2018, ma ad ora gli sherpa italiani non si aspettano richieste specifiche. Quanto ai dossier economici, dopo le spinte protezioniste di Trump, il premier ha a più riprese ribadito che tra i nostri «principi» – che intende riaffermare anche al tavolo del G7 di Taormina – ci sono una società e un’economia «aperte».

«Il nostro rapporto con gli Usa, anche nella nuova stagione trumpiana, è innanzitutto – rimarca Gentiloni – «nell’interesse» del nostro Paese. E ogni posizione che l’Italia assumerà è in linea con i suoi «valori». Di qui il messaggio che il presidente del Consiglio lancia all’alleato, in passato esultante per la Brexit e per le spinte disgregatrici dell’Europa: «Dal punto di vista americano – e l’America può giocare un ruolo in questo senso – non dobbiamo dimenticare che l’Europa è una incredibile storia di successo. Sono preoccupato dalla “tempesta perfetta” degli ultimi anni, ma sono ottimista sulla capacità di cambiare dell’Europa, almeno sull’economia e i migranti».

fonte: LASTAMPA.it

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