L’Italia risale nella classifica della libertà di stampa

Balzo in avanti dell’Italia nella classifica annuale di Reporters sans Frontieres, organizzazione non governativa per la libertà dell’informazione. Secondo il World Press Freedom Index il nostro Paese guadagna 25 posizioni nella classifica mondiale passando dal 77esimo al 52esimo posto. Ai primi posti ci sono Norvegia, Svezia e Finlandia, all’ultimo la Corea del Nord, preceduta da Turkmenistan ed Eritrea. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione, nel nostro Paese non sono ancora escluse nell’esercizio della professione giornalistica «intimidazioni verbali o fisiche, provocazioni e minacce» e «pressioni di gruppi mafiosi e organizzazioni criminali». E tra i problemi rilevati dai giornalisti italiani interrogati, c’ anche un attacco al leader del Movimento 5 Stelle «che non esitano a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che danno loro fastidio». Il risultato, prosegue il documento, è che «i giornalisti si sentono sotto pressione da parte dei politici e sempre più spesso scelgono di autocensurarsi». Nel rapporto del 2017 si sottolinea che «sei giornalisti italiani sono sempre sotto protezione della polizia 24 ore su 24 dopo minacce di morte da parte di mafia o gruppi fondamentalisti».

Rsf nel suo ultimo rapporto annuale accusa la retorica contro media e giornalisti di Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan, oltre a denunciare movimenti anti-sistema come il britannico Ukip il Movimento Cinque Stelle italiano, che «discreditano i media come arma preferita».

Ma come funzionano le classifiche sulla libertà di stampa?
Rsf distribuisce un questionario tradotto in 20 lingue ai suoi partner in tutto il mondo: associazioni, gruppi e giornalisti che rispondono a 87 domande divesi in sette argomenti: pluralismo, indipendenza dei media, contesto e autocensura, legislatura, trasparenza, infrastrutture e abusi. Così si ottiene un primo punteggio, a cui se ne aggiunge un secondo che tiene conto del numero di giornalisti uccisi, arrestati, minacciati e licenziati. La mappa viene colorata sui punteggi ricevuti: da 0 a 15 punti «buono» (giallo chiaro), da 15,01 a 25 «abbastanza buono» (giallo), da 25,01 a 35 punti «problematico» (arancione,), da 35,01 a 55 punti «grave» (rosso), da 55,01 a 100 punti «molto grave» (nero). L’Italia, insieme a Polonia, Ucraina, Ungheria e gran parte del Sudamerica sta proprio nella zona arancione.

La replica di Grillo
Immediate le reazioni politiche, con i partiti di maggioranza che trovano nel rapporto la dimostrazione che il «problema per la libertà di informazione in Italia, con intimidazioni e fake news» sono proprio il leader pentastellato e il suo movimento. Ma Grillo non ci sta e replica con ironia all’accusa: «Oggi ho scoperto di essere io la causa del problema di libertà di stampa in Italia», scrive sui social network e sul suo blog in un articolo dal titolo «È tutta colpa di Beppe Grillo». «Io pensavo che fosse perché i partiti politici con la lottizzazione si sono mangiati la Rai piazzando i loro uomini nel management e nei telegiornali e dicendo loro che cosa dire e che cosa non dire – continua -, Pensavo che fosse per i giornalisti cacciati dai programmi Rai o per le minacce del partito di governo a quelli che sono indipendenti, come Report. Pensavo che fosse perché in Italia non ci sono editori puri e metà delle tv generaliste le controlla il capo di Forza Italia e perché la tessera numero uno del Pd controlla il secondo giornale più diffuso in Italia. No, la colpa è mia».

fonte: LASTAMPA.it

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