Eterocefalo glabro: la talpa nuda dalla vita lunga e felice

Chi non conosce l’animaletto di cui parliamo oggi potrebbe rimanere colpito dal suo aspetto poco usuale. L’eterocefalo glabro (Heterocephalus glaber), infatti, non è certo noto per il suo appeal.

Chiamata anche talpa africana senza pelo o ratto talpa nudo, questa bestiola unica nel suo genere – letteralmente, è l’unico rappresentante del genere Heterocephalus – vive esclusivamente in alcune zone desertiche dell’Africa orientale. L’eterocefalo glabro rappresenta un perfetto adattamento alla vita sotterranea.
Di piccole dimensioni, quasi completamente cieca e sorda, questa talpa spelacchiata possiede una dentatura assai robusta con la quale scava i tunnel dentro cui vive. L’eterocefalo glabro, in quanto roditore, appartiene alla classe dei mammiferi ma, diversamente dagli altri, è privo di un sistema di termoregolazione, unico caso di mammifero a sangue freddo. Per questo motivo necessita di un ambiente a temperatura costante per sopravvivere, le gallerie sotterranee che, ad una cinquantina di metri di profondità, sono caratterizzate da una temperatura di circa 30°C tutto l’anno.

La vita sotterranea dell’eterocefalo glabro.

L’Heterocephalus glaber ha polmoni molto piccoli e un basso tasso di metabolismo dell’ossigeno.

Costretto a vivere in un ambiente in cui l’ossigeno è scarso, l’evoluzione ha dotato quest’animaletto di un un sistema metabolico di riserva. Nelle gallerie profonde in cui vive il ricambio d’aria, infatti, è molto scarso e scavare gallerie in un ambiente simile è un lavoro doppiamente impegnativo. La concentrazione di ossigeno può scendere a livelli estremamente bassi, fino al cinque per cento (normalmente è intorno al 21). Si tratta di una condizione limite per fronteggiare la quale il piccolo roditore entra in uno stato di stand-by, riduce i movimenti e la frequenza cardiaca e respiratoria. In queste condizioni l’eterocefalo può resistere varie ore, per poi tornare alla normalità non appena aumenta l’ossigeno. Senza ossigeno il metabolismo del glucosio si blocca e le cellule cerebrali muoiono, accade nei mammiferi, in questi casi, l’ipossia cerebrale. L’eterocefalo, invece, affronta la scarsità di ossigeno senza subire alcun danno neurologico.

Un gruppo di ricercatori del Max Delbrück Centrum e dell’Università dell’Illinois ha scoperto il segreto di questa resistenza. In un recente articolo uscito su Science,  ci spiegano come la talpa senza pelo abbia sviluppato un sistema metabolico che gli consente di sopravvivere fino a 18 minuti in totale assenza di ossigeno. Quando i livelli di ossigeno scendono, i tessuti dell’eterocefalo glabro liberano nel sangue grandi quantità di fruttosio, da usare al posto del glucosio.

Finora si direbbe che si tratti di un animale un po’ sfortunato, cieco, sordo, spelacchiato e abituato ad ambienti inospitali, ma questo non è del tutto vero, anzi, la talpa senza pelo possiede anche delle caratteristiche decisamente invidiabili.

Innanzitutto, l’eterocefalo è insensibile al dolore.

La capacità di sintetizzare un neuromediatore, la sostanza P, caratterizza i neuroni deputati alla trasmissione del dolore dei mammiferi. La sostanza viene rilasciata per segnalare al sistema nervoso centrale la presenza di uno stimolo dolorifico. Ebbene, il nostro piccolo eroe non sintetizza la sostanza P e, di conseguenza, non percepisce il dolore. Non parliamo di pizzicotti o tirate di baffi, il ratto talpa nudo non sente ferite o ustioni ed è peraltro del tutto insensibile anche agli acidi.

Azione del neurotrasmettitore sostanza P. Nell’eterocefalo glabro la ridotta sensibilità agli stimoli dolorifici e la mancanza dei meccanismi di termoregolazione sono attribuiti all’assenza di recettori per la sostanza P.

L’eterocefalo deve questa sua peculiare caratteristica ad una minuscola variazione nella struttura di un recettore dei neuroni sensoriali. L’insensibilità al dolore rientra nella serie di adattamenti ultraspecifici che lo contraddistinguono, ci assicurano i ricercatori che hanno scoperto il suo segreto, nell’articolo pubblicato l’anno passato su Cell Reports. L’evoluzione ha fatto in modo che non senta il dolore quando questo non è strettamente funzionale, in modo da non diventare un pericolo per la sua sopravvivenza.

Seconda caratteristica invidiata alla talpa senza peli riguarda la sua longevità: vive molto più a lungo degli altri roditori, fino a 32 anni contro una media inferiore ai 10. La terza peculiarità è indissolubilmente legata alla seconda: l’eterocefalo non sviluppa tumori. Avete capito bene, non è mai stato osservato un esemplare di questa specie in cui si siano sviluppate spontaneamente neoplasie.

Un articolo pubblicato nel 2013 su Nature spiega che l’immunità al cancro di questa talpa dipende dalla grande concentrazione di acido ialuronico a lunga catena nei suoi tessuti. I più attenti all’estetica sapranno bene che si tratta di uno dei componenti fondamentali dei tessuti connettivi che conferisce alla pelle elasticità. I ricercatori si sono accorti che le colture cellulari da talpa nuda producevano una matrice colloidale difficile da rimuovere. Questa matrice impediva alle cellule di crescere incontrollatamente, cosa che disincentiva la formazione di un tumore.

Come potete immaginare si tratta di un’altra caratteristica ghiotta per la ricerca medica.

Questa particolarità lo accomuna ad un altro piccolo roditore dalla vita sotterranea, il ratto talpa cieco. Il parente cieco dell’eterocefalo appartiene ad un diverso sotto-ordine e vive in Medio Oriente. Entrambi longevi e immuni dal cancro ma grazie a meccanismi completamente diversi. Un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences qualche anno fa illustra come di fronte ad una simulazione di proliferazione tumorale, le cellule del ratto talpa cieco hanno iniziato a produrre interferone beta, avviando una rapida morte necrotica delle cellule della finta massa tumorale.

Un ratto talpa cieco. Anche lui, come l’eterocefalo glabro, ha dei meccanismi di difesa antitumorali.

Quando l’ambiente è estremo, l’evoluzione deve risparmiare il più possibile: risparmiare sui recettori del dolore, quando non strettamente necessari, risparmiare sul consumo di ossigeno perché ce n’è poco. I ricercatori sostengono che anche la refrattarietà al cancro potrebbe essere una conseguenza indiretta dell’adattamento a un ambiente povero di ossigeno.

In condizioni difficili l’unione fa la forza, tant’è che l’eterocefalo glabro è uno dei due soli mammiferi eusociali conosciuti. Vive, cioè, in colonie ed ha dinamiche sociali di organizzazione a caste simile a quelle delle api e delle formiche. Un cospicuo numero di individui non fertili accudisce un’unica regina feconda, il più grande esemplare della colonia.

Certo, spelacchiato com’è, non sarà il più bello dei mammiferi ma l’eterocefalo non conosce il cancro ed ha una vita lunga e priva di dolore. Niente male direi, poi, a guardarlo bene, ha un muso buffo, no?

Quanto alla bruttezza, non c’è termine più ambiguo e discusso: sarebbe prudente limitarne l’uso alle opere dell’uomo. Non ci sono oggetti naturali brutti, né animali né piante né pietre né acque, né tanto meno ci sono astri brutti in cielo. Ci hanno insegnato a chiamare brutti («brutta bestia») alcuni animali ritenuti nocivi, ma la bruttezza naturale finisce qui. (Primo Levi)

Serena Piccardi

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