Christian Dior raccontato da René Gruau

In queste settimane dopo l’articolo su Coco Chanel, ho pensato di raccontare attraverso lo sguardo del grande illustratore di moda René Gruau, il ben noto Christian Dior.

Lo stilista è colui che disegna e realizza le sue collezioni attraverso la collaborazione di modelliste, sarte, ricamatori, abili maestranze tese ad interpretare minuziosamente idee che devono essere tradotte prima in carta e poi su tessuto. In alcuni casi è lo stesso designer a racchiudere e ricoprire tutte queste figure, ma nel passato e ancora oggi, spesso chi è assunto a veicolare e pubblicizzare il sapore della collezione ad un pubblico più vasto, è una figura che sta tornando sempre più in auge e che insieme a fotografi professionisti, grafici pubblicitari, ha il compito di raccontare attraverso il suo segno, tratto e colore, le collezioni e il gusto dello stilista; questa figura è l’illustratore di moda.

La storia dell’illustrazione e del disegno di moda si è sviluppata parallelamente a quella della pittura durante tutto l’arco del XIX secolo; non è possibile considerarli separatamente dall’evoluzione della stampa e, in particolare, dalle riviste femminili, ne tanto meno dall’incremento esponenziale della pubblicità di lusso. L’illustratore è colui che dotato di notevole spirito di osservazione e senso della sintesi, deve saper tracciare, oltre al modello, un portamento, il crepitio del taffettà, la voluttà della pelliccia, la maestosità di una cappa. Uno schizzo ben fatto inoltre deve avere personalità, originalità, ma anche riassumere lo spirito dell’epoca, e deve trovare il modo di rendere l’immagine indissolubile nel tempo.

Ricordo ancora le illustrazioni di René Gruau esposte nella accademia dove ho studiato, di proprietà di Rosana Pistolese (costumista e fondatrice dell’Accademia di Costume e di Moda di Roma), amica di René Gruau, per cui René disegnò il logo, ancora oggi simbolo della scuola. Questo incredibile disegnatore dotato di un talento straordinario, è stato senza dubbio uno dei più grandi illustratori del nostro secolo, famoso in tutto il mondo, fu in grado di incarnare nei suoi disegni la seduzione, l’erotismo, il fascino, la malizia, il palpito di un attimo e di tracciare con velocità e incisività, attraverso un solo segno a matita, o attraverso una sola pennellata il confine tra finito e infinito. Sembra quasi di sentire nelle sue illustrazioni, il rumore dei tacchi di una dama che lascia una sala da ballo, il profumo della lingerie lasciata su di una sedia…

Renato Zavagli Ricciardelli delle Caminate, in arte René Gruau, nacque a Rimini nel 1909, figlio del conte Alessandro Zavagli Ricciardelli delle Caminate e della nobile parigina Marie de Gruau de la Chesnaie, visse a Rimini fino all’età di 7 anni, fino a quando i genitori si separarono. Affidato alla madre, trascorse la sua gioventù in diverse città in cui si spostava in base alle stagioni: estate a Rimini, autunno a Milano, inverno tra Montecarlo e Parigi. Renato nutriva un forte attaccamento per la madre, che lo assecondava nelle sue passioni artistiche. Tra il 1920 e il 1921 il giovane Renato, spronato dalla madre, fu allievo del pittore riminese Gino Ravaioli, primo e unico suo insegnante di disegno pittorico, con il quale imparò le basi del disegno e coltivò il suo talento. A partire dal 1923, Renato si trasferì a Milano dove cominciò quasi subito a fare del suo talento artistico il suo lavoro, volendo aiutare economicamente la madre. Grazie alle conoscenze di Marie de Gruau, iniziò a lavorare come illustratore di moda. Nei circa dieci anni trascorsi a Milano, l’artista divenne sempre più famoso, ampliando le sue conoscenze e collaborazioni e si occupò di disegnare i figurini dei modelli delle varie case di moda, da pubblicare poi sulle riviste del settore, ed oltre all’abbigliamento si dedicò al disegno di arredamento e novelle. Fu tra il 1924 e il 1926 che Renato incominciò ad apporre la firma René Gruau alle sue opere, prendendo quindi il cognome della madre. La sua firma fu dettata un po’ dal caso, una G con sopra un asterisco frutto di una piccola macchia di colore caduta accidentalmente su un suo disegno.

Agli inizi degli anni ‘30, René si trasferì a Parigi, continuando la sua attività di illustratore e instaurando rapporti lavorativi sempre più rilevanti. Lavorò per riviste come “Marianne e Le figaro”, ma anche per numerosi periodici come “Chapeaux Mode”. Ed è nella Ville Lumiére, che Gruau conobbe Dior, i due strinsero subito amicizia e mentre Gruau si divideva lavorando contemporaneamente per diverse prestigiose riviste di moda: “Femina”, “Le magazine du Figaro”, “Marie Claire”, “L’officiel”, Dior nel 12 febbraio 1947 lanciò il cosiddetto New Look e quasi automaticamente Gruau divenne il suo grande illustratore.

Christian Dior, nacque il 21 febbraio del 1905 in Normandia, figlio del famoso industriale di concimi Maurice Dior. Spesso agli abitanti del paese capitava di osservare “oggi c’è odore di Dior”. Christian assecondò il desiderio dei propri genitori, ma alla fine lasciò gli studi e grazie all’aiuto finanziario del padre nel 1928 riuscì ad aprire una piccola galleria d’arte, che però dovette chiudere pochi anni dopo per via del crollo dell’azienda di famiglia, mentre si avvicinò al mondo della modo e cominciò a lavorare come stilista, solo nel 1942.

L’8 ottobre 1946, Dior aprì finalmente il suo primo atelier a Parigi e con l’aiuto finanziario di Marcel Boussac, il re del cotone, si fece strada nel settore e a mano a mano ispirato dal ricordo di sua madre, una nobile donna che amava il lusso e il bello, (la rivedeva entrare a baciarlo in stanza avvolta nei suoi meravigliosi abiti prima di partecipare ad una festa), Dior riuscì nell’impresa di rivoluzionare la moda degli anni quaranta, introducendo uno stile e un’idea di femminilità completamente nuovi. (Analizzando il parallelismo tra Dior e Gruau emerge la similitudine di un’infanzia trascorsa tra agi e bellezza e la figura delle loro madri, muse dotate di carisma, fascino ed eleganza).

La donna di Dior aveva spalle arrotondate rispetto a quelle imbottite precedentemente in uso; gonna lunga a forma di corolla a venti centimetri dal suolo; guêpière e vita di vespa ottenuta con un leggero bustino. Vennero poi utilizzati tessuti raffinati e costosi, che sostituirono il panno usato durante la guerra e l”abbondanza di stoffa dei suoi modelli fu di non poco aiuto alla ripresa dell’industria tessile.

La sua linea, detta New Look fu decisamente rivoluzionaria e scrisse un nuovo esaltante capitolo della moda: “Volevo che gli abiti fossero costruiti. Modellati sulle curve del corpo femminile del quale avrebbero stilizzato le forme. Sottolineavo la vita e il volume dei fianchi, mettevo in evidenza il petto. Per dare più struttura ai miei modelli, feci foderare quasi tutti i tessuti di percalle o di taffettà, riprendendo così una tradizione da tempo abbandonata.” Il tailleur “bar”immortalato nella celebre fotografia di Willy Maywald, incarna perfettamente lo stile della collezione. La giacca di shantung color crema a falde arrotondate esattamente modellata sulle curve del busto, fu abbinata ad una lunga gonna plissettata che regalava un incedere flessuoso assolutamente inaudito e il tutto fu sapientemente completato da un impertinente cappellino delicatamente posto sul capo, guanti neri e un paio di scarpine raffinate.

Per i suoi diversi prodotti si pensò ad immagini forti e romantiche, che dovevano risaltare bene sia nelle riviste patinate, sia sui muri di tutte le capitali del mondo. Per la prima acqua di colonia ad esempio Eau Sauvage(prima acqua di colonia per uomo), Gruau disegnò una mano femminile delicatamente appoggiata sulla zampa vellutata di una grande fiera. La cosa che colpisce vedendo i suoi disegni, oltre alla maestria, velocità, sintesi di esecuzione, è la capacità di trasmettere un’idea attraverso un piccolo accenno, capace di avvolgere lo spettatore in un’atmosfera elegante che rivela tanto e ancor di più del suo contenuto. Queste immagini fugaci, raccontate per porzioni, uno scorcio, lo strascico di un abito, una mano appoggiata con delicatezza, una dama vista dall’alto, nascosta e civettuola coperta dalla sua stola, divennero le immagini pubblicitarie di tutti i profumi Dior: da Miss Dior (1947), a Dior Dior (1978)…e saranno in grado di veicolare l’essenza della Maison Dior e di catturare, rapire l’immaginario femminile…

…ma come aveva fatto Dior a raggiungere questi risultati in così poco tempo? La sua abilità come stilista era pari a quella dei suoi illustri colleghi, eppure fu considerato il maestro assoluto dell’epoca. Balenciaga confessò che trovò spaventoso il modo in cui Dior trattava le stoffe, il suo sovrapporre tanti strati di fustagno, tela canapina o tulle invece di lasciare che la stoffa parlasse da sola, lo inorridiva e la critica più spaventosa arrivò da Chanel: “Dior? Non veste le donne le imbottisce!”.

Come potevano le donne indossare abiti tanto costrittivi e pesanti?…Il new look era una vera controrivoluzione, se Chanel aveva sposato l’ideale della donna androgina, Dior auspicava al ritorno della Belle Époque e del grande lusso….diceva Dior descrivendo la sua moda: ”L’europa, era stanca di veder cadere bombe, ora voleva vedere un fuoco d’artificio!”. Inoltre per quanto apparisse timido, Dior fu un abile uomo di affari, introdusse nell’alta moda una forma di presentazione completamente nuova, che nulla più aveva a che vedere con gli spettacoli tranquilli degli anni precedenti alla guerra; le modelle Dior entravano in scena in maniera estremamente teatrale, passavano impettite e fruscianti accanto allo spettatore, facevano oscillare provocatoriamente le gonne larghe, mentre il nome fantasioso dei modelli “numero uno: Verdi”, “numero due: Pergolesi”, “numero tre: Wagner” evocavano sapore lontani e soave suggestioni. Gruau colse l’anima più profonda della Dior e seppe bene indirizzare il suo tratto, elegante e raffinato, catturando l’attenzione dell’universo femminile e ancora oggi le sue illustrazioni sono in grado di incuriosirci e farci sognare.

(immagini della sfilata Primavera/Estate-Haute Couture-2011 firmata Jhon Galliano, ispirata a René Gruau)

Buona visione:

Eleonora Riccio

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