TORNADO: pericolo e fascino della potenza distruttiva dell’aria

Siamo ai primi di maggio, in piena stagione dei tornado: fenomeni atmosferici di estrema potenza e capacità distruttiva ma, al contempo, tanto spettacolari da attrarre tantissimi appassionati e curiosi.

A testimonianza dell’attualità dell’argomento, nei giorni passati, diversi tornado hanno colpito il Texas ma abbiamo avuto degli episodi anche nel nostro paese. L’Italia, infatti, non è nuova a queste manifestazioni climatiche (che da noi si chiamano trombe d’aria) e, a livello europeo, è superata solo dal Regno Unito e dai Paesi Bassi. Da noi sono eventi abbastanza frequenti, anche se di intensità minore rispetto agli Stati Uniti. In questi giorni si parla proprio dell’opportunità di non sottovalutarli.

La stagione dei tornado, tipicamente, si divide in due fasi; la più intensa, che riguarda i mesi di aprile, maggio e giugno, e la seconda, meno intensa, che va da ottobre a novembre. In realtà si possono formare durante tutto l’anno, anche se il loro numero diminuisce sensibilmente durante i mesi freddi.
Questo perché la loro formazione è legata a caratteristiche atmosferiche particolari. Innanzitutto sono necessarie elevata umidità e instabilità dell’aria.

I tornado sono solitamente associati a temporali estremamente violenti (chiamati supercelle) e, sostanzialmente, consistono in giganteschi vortici d’aria che vanno dalla base di un cumulonembo fino a terra. Durante un temporale si sviluppano dei moti ventosi che, in alcuni casi, possono dar vita a vortici, originati dal contrasto tra la corrente ascensionale e quella discendente. Condizioni del genere comportano, di solito, trombe d’aria di breve durata e non tanto distruttive.
Quando, invece, c’è di mezzo un mesociclone, la faccenda si fa più seria. I mesocicloni caratterizzano le supercelle, i fenomeni temporaleschi più potenti che potete immaginare e, per fortuna, anche i meno frequenti.

Trombe d’aria nate da mesocicloni possono percorrere centinaia di chilometri e generare venti fortissimi (in media dai 150 ai 300 km/h ma possono arrivare a 500 km/h).

Come nasce un tornado. Immagine presa da Focus.it

La capacità distruttiva di un tornado è calcolata in base alla durata e alla velocità dell’evento e dall’intensità del vento. La classificazione è operata attraverso la scala Fujita che si basa sull’entità dei danni causati, proprio come funziona la scala Mercalli per gli eventi sismici.

La violenza dell’evento dipende da vari fattori fra cui la morfologia del territorio e la temperatura delle correnti. Nelle grandi pianure degli Stati Uniti la differenza di temperatura tra le correnti è grande ed il forte contrasto rende i tornado americani più violenti.

Dove passa il tornado resta la devastazione: edifici distrutti, auto sollevate e trasportate altrove, alberi sradicati e, purtroppo, spesso diverse vittime. Proprio in questo giorno, 18 anni fa, diversi tornado travolsero la parte centro-occidentale degli USA, facendo decine di vittime.

Come comportarsi in caso di tromba d’aria?

  • Stare lontani da finestre o porte esterne che possono infrangersi o essere divelte.
  • Stare lontani da vetri o specchi per lo stesso motivo.
  • Cercare rifugio nei piani più bassi e non ripararsi a ridosso dei muri perimetrali.
  • Coprirsi la testa con cuscini, materassi o simili.
  • Dentro i palazzi scegliere le scale, mai gli ascensori.
  • In caso di ingorghi stradali è meglio lasciare l’auto e allontanarsi dalla strada, le auto vengono facilmente trascinate via.
  • Cercare rifugio in edifici solidi (non in strutture prefabbricate) o in fossati/avvallamenti del terreno.
  • Non fermarsi sotto i ponti: possono crollare o subire danni con caduta di detriti.
  • Ricordare che oggetti e detriti possono arrivare da tutte le direzioni.

Solitamente consapevoli delle misure precauzionali, esistono i cacciatori di tornado. La caccia si svolge soprattutto negli USA, in particolare nella Tornado Alley, una zona a grande concentrazione di trombe d’aria.

Si sente spesso parlare dell’aumento dei fenomeni meteorologici estremi come conseguenza del riscaldamento globale. In effetti, è da tempo che gli studi meteorologici danno delle conferme in tal senso e le previsioni degli esperti ci mettono, quindi, in guardia.

Nel caso delle trombe d’aria, però, non stiamo assistendo ad un aumento del numero degli eventi bensì ad una variazione della sua distribuzione nel tempo. Un’attenta analisi di un esteso database statunitense relativo ai tornado, ha consentito ai ricercatori della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) di pubblicare uno studio sul cambiamento della loro distribuzione temporale e spaziale.

Dalla ricerca è emerso che, in quasi 60 anni di trombe d’aria statunitensi, il loro numero non ha subito grandi variazioni. La distribuzione degli eventi, però, a partire dagli anni settanta è andata concentrandosi: mentre il numero di giorni annui in cui sono avvenuti dei tornado è diminuito, sono di più i giorni in cui vi è stato più di un evento. Alquanto inquietante.

Lo studio delle trombe d’aria prosegue alla ricerca di maggiori informazioni che ci aiutino con i modelli meteorologici. Finalmente se ne inizia a parlare anche nel vecchio continente.
Uno studio molto recente, portato avanti da un team di meteorologi del Centre for Atmospheric Science  della Manchester University, raccomanda di non sottovalutare l’impatto dei tornado in Europa. I dati raccolti negli ultimi 66 anni, mostrano che i tornado hanno causato in Europa quasi un miliardo di euro di danni, oltre 300 morti e più di 4.400 feriti. I ricercatori sottolineano come da noi il periodo dell’anno in cui si verifica il maggior numero di tornado è tra maggio e agosto, con un picco a luglio.

Nel frattempo, per chi volesse approfondire segnalo un articolo abbastanza esaustivo sull’argomento e vi lascio con una tanto affascinante quanto turbolenta top 10!

Oh, mio Signore se il tuo tornado deve prendermi fa che mi porti fino a Oz! Però niente Flanders come spaventapasseri! (Homer Simpson)

Serena Piccardi

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