JE SUIS ROM

È di oggi la notizia del rogo appiccato a Roma ad un camper dove vivevano undici persone tra cui tre sorelle di 4, 8 e 20 anni che non ce l’hanno fatta e sono decedute durante l’incendio. L’accaduto è stato talmente orribile che anche il Presidente della Repubblica, dall’Argentina dove si trova, ha ritenuto opportuno punire gravemente il gesto auspicando una punizione esemplare per i responsabili al momento ancora a piede libero e definendo questo crimine “al di sotto del genere umano”.

Quanto accaduto sconvolge ancora di più se ci si rende conto che è successo ad un paio di chilometri dalla propria casa, nello specifico, dove abito. Personalmente, vivendo in un quartiere popolare del quale rivendico l’appartenenza per l’autentico contrasto di pasoliniana memoria che soltanto le periferie possono darti, sono in parte abituato a sentire, e in qualche modo seppur indirettamente assistere, a rapine, tentati furti, aggressioni, truffe, scippi e quant’altro la microcriminalità urbana ha da offrire. Un qualcosa di questo tipo però mi ricorda l’incendio che il 19 maggio del 1991 uccise Auro Bruni, un ragazzo nero di diciassette anni, nel centro sociale Corto Circuito del Tuscolano, sempre a Roma, e per il quale si mobilitò mezza Italia e i 99 Posse scrissero la nota canzone “Rigurgito antifascista”, perchè come allora potrebbe esserci un qualche movente politico spinto dall’odio razziale, ma a differenza di allora, i protagonisti sono i nuovi emarginati di oggi, i rom, o come solitamente vengono chiamati, gli zingari.

Sta spuntando in queste ore l’ipotesi di una possibile vendetta dovuta ad una rivalità tra clan rom, o qualcosa del genere. Premesso che dovrà essere la magistratura ad accertare i colpevoli e l’esito definitivo sarà soltanto il loro, mi chiedo quale banda abbia mai avuto interesse a fare la guerra ad una famiglia composta da moglie e marito e nove figli, per lo più femmine, che vivevano tutti all’interno di un camper. Nessun campo nomadi, nessun presumibile giro di affari. Soltanto, forse, qualche elemosina e ricerca di oggetti da rivendere nei cassonetti della zona (che in questi giorni non è neanche più necessario aprire per frugarvi all’interno visto che i rifiuti ricoprono abbondantemente interi marciapiedi di Roma). É evidente invece che quel camper parcheggiato a vista delle case circostanti poteva dare molto più fastidio a qualche residente che ha sfogato in quel simbolo tutta la propria frustrazione derivata da un totale abbandono da parte dei soggetti politici cittadini preposti e dalla strumentalizzazione mediatica di altri a livello nazionale.

In ogni caso, è sufficiente leggere alcuni commenti (nei social, ma anche della vita reale) che sono seguiti la tragedia per capire che anche se non dovesse essersi trattato di un gesto dalla matrice razzista e xeonofoba, il clima e l’intolleranza ormai diffusasi in larghi strati della società le ha simbolicamente uccise più volte con questi moventi.

Mi capita spesso di incontrare, passeggiando nel mio quartiere, gruppetti di ragazze e bambine rom che vanno in giro cercando, presumibilmente, le stesse cose che cercano le loro coetanee italiane. Probabilmente si preoccuperanno di apparire piacenti, di superare i più diffusi pregiudizi, di piacere, chissà, a questo o a quel ragazzo. Guarderanno la televisione e cercheranno di assomigliare ai loro idoli che prendono come esempio. Essendo nate sul suolo italiano, vivendo nei nostri quartieri, captando i nostri stessi standard di vita, somigliano a noi molto più di concittadini che magari vivono in zone molto più lontane d’Italia, al Nord come al Sud. Eppure tutta la rabbia dell’italiano medio si sfoga nei loro confronti. Incitati da politici incoscienti che parlano di ruspe o da altri che delegittimano ogni tipo di solidarietà attaccando addirittura le Ong che prestano soccorso ai migranti, si sentono legittimati, insieme ad altri concittadini come loro, ad alzargli la voce contro.

Come dicevo, dovrà sicuramente essere la magistratura a decretare chi è il colpevole, se ha agito da solo o se c’è dietro un’organizzazione che ha premeditato il gesto. Una cosa è certa, più in generale i toni devono essere abbassati e in primis a farlo devono essere coloro che hanno una qualche responsabilità pubblica, sia in quanto ricoprenti cariche elettive, sia come personaggi di spicco. Sinceramente equiparo quanto accaduto ad un attentato terroristico e per questo la solidarietà nei confronti di queste persone dovrebbe essere unanime e di massa.

Nel mio piccolo, laddove non possono arrivare le riflessioni, mi sento di lasciare in memoria delle tre ragazzine decedute ieri notte una canzone di chi ha insegnato a una generazione a pensare con la propria testa e non con quella dei luoghi comuni o peggio ancora della generazione precedente. E che aveva visto, tra gli altri, negli zingari i più diversi tra gli eguali; nel ricercare, per dirla alla sua maniera, fino in fondo che “se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo”:

Filippo Piccini

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

©2017 virgoletteblog.it ideato da Filippo Piccini sito web realizzato da Riccardo Spadaro

Log in with your credentials

Forgot your details?