Folla e festa per il via al Salone del Libro

A pochi minuti dal taglio del nastro della 30ª edizione del Salone del Libro , il colpo d’occhio sulle casse d’ingresso fa tirare il primo sospiro di sollievo al direttore Nicola Lagioia: «Non dormo da tre notti, ma questa folla davanti agli ingressi mi ripaga di tutta la stanchezza». Lo dice mentre riceve insieme con il presidente Massimo Bray, la sindaca Chiara Appendino e il presidente della Regione Sergio Chiamparino i ministri della Cultura Dario Franceschini e dell’Istruzione Valeria Fedeli e il presidente del Senato, Pietro Grasso.

La sala gialla che ha ospitato i discorsi ufficiali era zeppa come e più delle scorse edizioni. Il clima è quello da sospiro di sollievo. «Ma non ti emozioni mai tu?»chiede con un sorriso la sindaca a Chiamparino. E lui: «Solo quando arrivo in cima al Monviso». Una metafora, dicono gli esegeti del caso, per capire che eventuali ragionanenti sul futuro del Salone si faranno a bocce ferme, magari solo lunedì. Franceschini ha parlato del fatto che a Salone terminato «ragioneremo sulla possibilità di far dialogare le realtà di Torino e Milano, dalla non collaborazione alla collaborazione o all’integrazione».

Intanto il Lingotto, (sono già stati venduti, prima di stamattina 60 mila biglietti) avvolto nella sua moquette rosa ottimismo, aspetta gli invitati e una marea di scolari. C’è già una lunga coda di fronte allo stand delle t-shirt con l’immagine del Salone fatta da Gipi. Gli editori pronti a partire sono 1000. Nella sala gialla, spunta anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Il primo commento di Bray: «Tra i due Saloni sempre meglio l’originale».

Anche il palinsesto dei discorsi in Sala gialla, tradizionalmente pomposi e super-istituzionali, quest’anno viene rivoluzionato dalla regia creativa del direttore Nicola Lagioia. Si comincia con un film, protagonisti Roberto Saviano, Carlo Petrini, Alessandro Baricco, Maurizio Molinari, Andrea Camilleri, Gustavo Zagrebelsky, Massimo Gramellini e molti altri: tutti a modo loro, da abili giocolieri di parole spiegano che il Salone di Torino è un brand inimitabile, anzi il Salone del Libro è «ontologicamente» Torino. Il più applaudito è Camilleri che parla di un Salone popolato da lettori animati da una curiosità estrema.

Poi prende la parola il presidente Bray e ammette di essere molto emozionato: «Volevamo dimostrare a tutti che 30 anni non passano invano: tutto quello che vedrete in questi giorni è frutto di questa volontà». Poi aggiunge: «Abbiamo voluto un Salone corale, e ringrazio tutti i soci. E soprattutto gli editori che sono stati da subito i primi grandi amici di questo evento, e i cittadini che ci fermavano per strada quest’estate, per chiederci di non abbandonare il loro Salone». Bray parla di un Salone nuovo, fatto anche dai librai e dai festival letterari, le biblioteche: «Ero qui alle 9 stamattina e mi sono fermato dalle biblioteche, era commovente ascoltare le loro parole, sono avamposti della vita civile». E ha concluso: «Calvino diceva che la lettura è un rapporto fondamentale con noi stessi, parole importanti, in un momento in cui l’Italia ha perso un milione di lettori, bisogna promuovere un’azione collettiva che parta dalle famiglie, passi per la scuola e arrivi alle famiglie». Non c’è ricostruzione della civiltà senza passare per la cultura, e l’inclusione sociale che rappresenta.

Se Bray cita Borsellino, Gramsci e Papa Francesco, quando parla del superamento dei confini, e spiega che il Salone è un bene comune di tutti i cittadini, che è il tema del Salone, Nicola Lagioia cita Bono Vox , e fa notare che il Salone di Torino è l’appuntamento culturale più popolare di Italia e «uno dei più autorevoli biglietti da visita per il prodotto libro nel mondo». E ha ringraziato tutti gli amici del Libro della prima ora: «C’è un patto identitario fra Salone e città che dà anche un’importante ricaduta economica sul territorio, tutelando la nostra immagine di italiani nel mondo». E ha concluso: «Il nostro rapporto con i lettori è una storia d’amore inimitabile».

Poi ha preso la parola la sindaca Appendino: «Non nascondo neppure io l’emozione che è quella di una città: il Salone è la dimostrazione più bella ed evidente che Torino non è solo una città, ma una comunità, che ha saputo reagire in modo corale per tutelare questo Salone, oggi possiamo festeggiare un grande evento che compie 30 anni e può guardare con ottimismo al futuro». Appendino ringrazia i fondatori Accornero e Pezzana, la passata gestione Ferrero e Picchioni. Poi racconta il nuovo Salone che coinvolge tutta la città: «Torino non smetterà mai di scommettere sulla propria offerta culturale, qui tradizione, rigore e serietà si mischiano a passione ed entusiasmo: questo è il valore di Torino e di questo Salone». Poi ha parlato il presidente della Regione Sergio Chiamparino, che ha salutato l’ex sindaco Piero Fassino presente in sala: «Questa inaugurazione a differenza delle altre la vivo con particolare emozione, perchèvedo uno scatto di orgoglio che vidi soltanto nelle Olimpiadi». E ha concluso: «Cito mio nonno: i punti si contano quando le bocce sono ferme. Ma se il buongiorno si vede dal mattino questa è una buona giornata». «Come possiamo non essere disponibili a che in Italia si rafforzino le possibilità di fare eventi culturali: pensare che a Torino a maggio non ci sia il Salone del Libro a maggio è come immaginare lo skyline di Torino senza la Mole ».

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha per prima cosa ringraziato in particolare tutti i librai , poi ha definito la nuova edizione del Salone: «Un libro che scavalca un muro, e con lui le barriere mentali e sociali, è un tema che sconvolge i parametri della tradizione, per comporre una grande vetrina del sapere e della cultura. Il profumo della carta stampata, la lettura sono una porta sull’universo e sul mondo. Leggere un buon libro apre le menti e ossigena le coscienza, più si conosce e più si è liberi, oggi abbiamo bisogno di tanti momenti di riflessione».

fonte: LASTAMPA.it

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