Creep – Patrick Brice

Il seme della follia germina nella tiepida culla che è la mente, germogliando caparbia, fino a trasformarsi in una presenza infestante e dominante. E in quel buio antico e pieno di echi di memorie cresce, fino a dominare con la sua prepotenza primordiale ogni fibra del suo ospite.

Il tema della follia è sempre stato caro al cinema, che ha provato a sondarne le ignote radici. Da quella ferita infetta sono emerse figure disturbanti e indefinibili che ancora oggi turbano le nostre percezioni.
Nel 2014, il fiore del male umano genera una nuova storia, Creep. Una pellicola che forse in molti ignorano, probabilmente perché lontana dai fasti delle grandi produzioni, ma imperdibile per chi ama sprofondare nelle acque scure della mente umana.

Tutto inizia da un annuncio di lavoro online che un giovane filmaker, Aaron, decide di accettare. Un fatto ordinario e naturale. Il cliente vive in una baita di montagna, non sperduta tra le montagne, ma abbastanza fuori mano. Il cliente è Josef, un uomo che sta morendo di tumore e desidera ardentemente lasciare una testimonianza di se stesso al figlio in arrivo, che non vedrà mai. Le prime impressioni però lentamente iniziano a deformarsi e Josef ondeggia sempre più vertiginosamente tra normalità e inquietudine. Aaron non è il solito personaggio inanimato incapace di prendere decisioni sensate, ma è un’ottimista, uno che si fida della gente. Aaron si comporta esattamente come tutti noi, lasciando trapelare il suo disagio, ma cercando di rimanere cortese e aderente alla realtà.
Sarebbe oltremodo crudele da parte mia svelarvi altro su questo film, quindi mi fermo qui.

La pellicola non si appoggia al solido sostegno degli effetti speciali, tantomeno all’abusata CGI, non utilizza colonne sonore ridondanti ed evita giochetti dozzinali per incutere spavento.
La via scelta per raccontare questa storia, semplice ma terrificante, è quella dell’essenzialità. Due attori, di cui uno è lo stesso regista, entrambi anche sceneggiatori del film.

Patrick Brice (Aaron) con Creep firma la sua opera di esordio, regalandoci un film capace di gelare il sangue con la sua crudeltà tanto essenziale. Mark Duplass (Josef) incarna la follia con una naturalezza disarmante, in grado di irretire anche lo spettatore oltre lo schermo.

Al termine della visione vi sentirete confusi e vulnerabili, consci di essere anche voi possibili prede del “lupo cattivo”.

Serena Aronica

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