Incomprensioni animali: qual è oggi il nostro rapporto con gli SQUALI?

L’estate si avvicina e, con lei, il desiderio di farsi una bella nuotata. Questa puntata è dedicata a tutti coloro che non si allontanano dalle rive perché sono terrorizzati dagli squali. La speranza è che, tramite una maggiore conoscenza dell’animale e, soprattutto, delle statistiche, possiate vederlo sotto un’altra luce.

In un periodo come questo, in cui l’ignoranza dilaga mentre gli ecosistemi si impoveriscono, è importante fare chiarezza sul ruolo del pesce più temuto dei sette mari. Anche perché, sicuramente, le testate giornalistiche, come spesso accade, non contribuiscono tanto ad informare quanto ad allarmare. Per non parlare del cinema.

Ad inaugurare il filone “il terrore corre sulla pinna” è stato, come saprete, Spielberg nel lontano 1975. Da allora Hollywood ci ha deliziato con almeno una trentina di film con pescecani come protagonisti, nei quali, praticamente sempre, questi interpretano l’antipatico ruolo di divoratori di uomini.

Gli amanti, come me, del genere trash, avranno bene in mente le immagini della recente serie Sharknado. Se non sapete di cosa sto parlando, ecco a voi un simpatico esempio.

Gran parte del mondo occidentale reputa che gli squali siano questo, un pericolo da estirpare. In altri paesi, il rapporto con questi animali è molto più equilibrato, probabilmente perché ne hanno una maggiore esperienza diretta. Un maggiore rispetto per l’animale che fa si che abbiano un giusto atteggiamento nei confronti del pescecane, distinguere quando aver paura e quando stare più tranquilli. I pescatori sanno che, normalmente, uno squalo va a caccia di pesci, non di umani, ma questo non significa certo che si possa giocare a nascondino con uno squalo bianco!

Il fatto che gli attacchi siano rari e che, su più di 500 specie conosciute, meno di dieci si siano rese responsabili di incidenti anche mortali, non ci autorizza a prenderli sotto gamba. Poi, quando ci “travestiamo” da preda, come avviene con i surfisti, il pericolo che corriamo è molto maggiore.

Non mi stancherò mai di ripetere che in natura non esistono animali buoni o cattivi, sono categorie tutte umane che non possono assolutamente essere applicate in zoologia. Esistono animali affamati o sazi, questo si. Sicuramente, però, noi non facciamo parte delle loro abitudini alimentari; il nostro organismo contiene troppe ossa e troppo poco grasso per essere appetibile per uno squalo.

A tal proposito c’è da dire che il rapporto fra noi e gli squali, nella stragrande maggioranza dei casi, è al contrario; siamo noi i predatori e loro le prede.

La pratica dello shark finning, letteralmente spinnamento, sta mettendo a dura prova le popolazioni di squali degli oceani. Negli ultimi vent’anni, infatti, il pericolo più grande per uno squalo, piccolo o grande che sia, è quello di venir pescato, issato a bordo, mutilato delle pinne e rigettato in mare, talvolta ancora in vita, anche se per poco. Una fine orribile per venire incontro alla vanità umana più che al palato, perché la zuppa di pinne di pescecane è più uno status symbol che una ghiottoneria. Almeno così dicono, non l’ho mai assaggiata – né ho intenzione di farlo.

Per cercare di porre un freno al fenomeno del finning è nata Shark Alliance, una cooperazione internazionale che raggruppa organizzazioni di ricerca e associazioni ambientaliste.

Non che sia un ingrediente utilizzato solamente nella cucina orientale, anzi. In Italia, dove la pratica del finning non è ammessa, siamo comunque fra i maggiori importatori di carne di squalo, i primi in Europa. Pensate alla verdesca, al palombo, la vitella di mare, persino il pesce impanato del fast-food spesso è squalo, è una carne economica…

L’infografica sottostante dimostra chiaramente chi sono i veri natural born killers.

Meno di 10 persone l’anno muoiono per attacchi di squalo. Gli attacchi verso le persone avvengono solitamente per difesa territoriale o errore di valutazione quando lo squalo vede sagome simili a tartarughe o foche.

Basta un’infarinatura di ecologia per sapere che privando un ecosistema dei predatori naturali, lo squilibrio è assicurato. Le riserve ittiche mondiali si reggono proprio su questo equilibrio naturale.

La scomparsa degli squali avrebbe conseguenze sull’intero ecosistema marino; con un effetto domino, infatti, avviene una proliferazione di grandi pesci (che senza gli squali subiscono minore predazione) che porta alla drastica diminuzione del numero di pesci erbivori con conseguente proliferazione della fitomassa. In virtù di ciò, attualmente gli squali sono considerati marcatori dello stato di salute dei mari.

Nel Mediterraneo il problema maggiore resta l’utilizzo dei palangari, strumenti da pesca non selettivi, usati per pescare tonni e pesci spada, ma che, di fatto, decimano le popolazioni di squali.

La protezione di specie tanto malviste nell’immaginario comune è sicuramente più difficile perché viene a mancare il sostegno dell’opinione pubblica.
Per sondare il terreno sul nostro rapporto con i pescecani, il Dipartimento di biologia dell’Università di Padova, in collaborazione con enti e istituzioni internazionali, ha realizzato un questionario disponibile online. Il progetto si inquadra nell’ambito dell’azione Tracking Sharks For Conservation e invito tutti a compilarlo (ci vogliono pochi minuti) per mettersi alla prova con il proprio atteggiamento e la propria conoscenza dello squalo. E anche per aiutare il progetto, ovviamente.

Il documentario qui sopra è un po’ vecchiotto (2010) ma ancora interessante.

Questi straordinari predatori sono oggi a rischio, proprio come la maggior parte di specie selvatiche di grandi e medie dimensioni. Fortunatamente, sta prendendo sempre più piede il fenomeno dello shark tourism che, nato in Sud Africa, inizia adesso a diffondersi. I sudafricani sono stati i primi ad accorgersi, proprio grazie ai turisti che pagano per vedere gli squali, che più che ammazzarli conviene proteggerli.

Pagare moneta  – vedere squalo, quindi. Ma una moneta lo salverà?

Hai sentito la novità? lo squalo bianco si estinguerà.
Sì, però Lo squalo – quello di Spielberg – mi ha rovinato il piacere del bagno in mare.. (Elio e le Storie Tese)

Serena Piccardi

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