Festina Lente (affrettati lentamente) – Lucilla Colonna

La recensione di questa settimana, attraverso l’analisi di “Festina Lente” lungometraggio d’esordio della talentuosa Lucilla Colonna, si pone come obiettivo la scoperta di un cinema altro, ovvero un cinema dotato di particolare luce propria di cui la maggior parte di noi ignora del tutto o quasi l’esistenza. Nel caso specifico poi, ci troviamo di fronte ad un’opera altamente educativa, di quelle che sarebbe opportuno proiettare nelle scuole per divulgare e valorizzare la nostra eredità culturale, spesso dimenticata o relegata su qualche desueto libro di storia.

In un’epoca virtuale, dominata e violentata dalla tecnologia, Lucilla Colonna non teme la controtendenza, sfida le sedicenti mode del momento e realizza un piccolo grande film in costume, che fa dell’essere fuori tempo il suo marchio di fabbrica. Piccolo in quanto la regista non ha potuto disporre di grandi mezzi, né tantomeno usufruire di finanziamenti statali che tale importante progetto avrebbe meritato, ma la passione e tenacia che ne traspare fanno presto dimenticare eventuali limiti che le ristrettezze non tardano a celare.

In questo caso però spicca la sostanza e il coraggio di riscoprire la carismatica figura della poetessa e nobildonna Vittoria Colonna che dotata di straordinario talento e rara sensibilità, divenne protagonista indiscussa del Rinascimento italiano. La sua audacia nell’affrontare il mondo impugnando la penna come una spada, non tardò a concretizzarsi suscitando autentica ammirazione in personaggi illustri, fra tutti Michelangelo Buonarroti che durante gli affreschi della Cappella Sistina, ebbe modo d’incontrarla e dedicarle versi di struggente bellezza. Eppure la sua vita non iniziò sotto i migliori auspici e la sua esistenza fu costellata da lutti e profonde crisi personali. Da bambina si trova triste testimone dei soprusi di papa Alessandro VI Borgia che senza mezzi termini confisca i beni di tutta la famiglia, compromettendo per sempre i non idilliaci rapporti con la corte pontificia, ma non riuscendo mai ad intaccare la sua intelligenza ed eleganza messa spesso a dura prova da una società ignorante e maschilista.

Ed in questo risiede la sua straordinaria modernità di donna libera e indipendente, emancipata da un ruolo precostituito, che ne fa illustre antenata del movimento femminista. Ma senza eccessi, perché Vittoria affronta con incrollabile pacatezza e determinazione i colpi avversi di un destino a volte spietato e beffardo come quando la rende vedova prematura di Francesco Ferrante di Valois morto in battaglia. La sua tenacia splendidamente illustrata nelle immagini iniziali, dove le sue parole accompagnano l’accurato processo che trasforma dei vecchi stracci al macero in preziosi fogli di carta, sottolinea l’importanza della scrittura come mezzo di comunicazione e strumento necessario per la diffusione del sapere. Nella sua biblioteca personale la poetessa custodiva come reliquie i manoscritti pubblicati da Aldo Manuzio il più grande editore di tutti i tempi, che con il motto Festina Lente (che si traduce in “affrettati con calma”) identificava le proprie opere.

Il lungo e approfondito lavoro di documentazione che ha impegnato la regista per circa un anno, risplende come un diamante e illumina per costanza e intraprendenza. Una menzione speciale spetta a Francesca Ceci, che riveste il ruolo della nobildonna con impressionante intensità e a tutti gli altri che hanno creduto incondizionatamente in un progetto di non facile realizzazione. Ma Lucilla Colonna (e forse non è un caso che porti lo stesso cognome della protagonista), ha vinto la sfida e non possiamo che confidare nel suo poliedrico talento già ampiamente espresso in “Tre” cortometraggio di qualche anno fa, che già lasciava presagire le sue spiccate potenzialità.

Laura Pozzi

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