May perde la maggioranza, per il nuovo governo spunta l’alleanza con gli unionisti del Dup

Dopo la doccia fredda dei risultati, la premier britannica Theresa May si è messa subito al lavoro e, secondo quanto si apprende, ha trovato un’intesa con i nord irlandesi del Dup. Al centro dell’accordo il fatto che l’Ulster non avrà uno “special status” post Brexit. May si è recata dalla Regina per chiedere il via libera alla costituzione del nuovo governo. Il piano è quello di annunciare la squadra di ministri già in giornata. «L’esecutivo che formerò lavorerà per mantenere il Paese sicuro e protetto, dando alla polizia e alle autorità i poteri di farlo», ha detto May.

I risultati
La lunga notte del premier conservatore Theresa May inizia con la doccia gelata degli exit poll, sono le 22 di Londra quando la BBC diffonde i primi numeri. 314 seggi per i Tory, 12 meno della maggioranza 17 meno di quelli che prese David Cameron nel 2015. La corsa di Theresa May artefice della peggior campagna elettorale di un premier in carica a memoria d’uomo, si fa subito in salita fra sterline che barcolla e a un certo punto perde anche il 2% e rivali di partito che cominciano a mugugnare. Aveva voluto le elezioni anticipare la premier poiché era sicura di poter alterare a suo favore gli equilibri a Westminster per poter negoziare la Brexit (il 19 dovrebbero, condizionale oggi d’obbligo, iniziare i negoziati con Bruxelles) a mani libere senza impacci e legacci da parte dei deputati. Missione naufragata. La notte e la proclamazione dei vincitori collegio per collegio prosegue rapida per tutta la notte e alle 10 (le 11 in Italia) i dati finali registrano solo un parziale aggiustamento. Eccolo: conservatori 318 seggi, laburisti 261, Lib-Del 12, Scozzesi dell’Snp 35, unionisti del Dup 10, gallesi del Cymru Plaid 4.

Le reazioni
I conservatori sono il primo partito, ma non hanno la maggioranza. Un caso di vittoria di Pirro. I laburisti di Corbyn vanno molto meglio rispetto al 2015 (più 28 seggi), non andranno a Downing Street a meno di alchimie ad ora difficilmente prevedibili e sono i vincitori. Bastano queste fotografie per certificare la complessità e la confusione in cui con il voto di ieri è precipitato il Regno Unito.
Dopo al proclamazione nella sua circoscrizione la May ha detto che il suo dovere è quello di «garantire stabilità al Paese». Corbyn invece rieletto nella sua Islington North ha chiesto le dimissioni. E’ stato solo l’ultimo dei laburisti a invocarle. Ma anche i conservatori dopo una notte inaspettata si preparano alla resa dei conti. George Osborne, ex cancelliere dello Scacchiere e silurato proprio da Theresa May nel 2016, ha invocato il passo indietro della premier e attribuito al “catastrofico manifesto” le ragioni della sconfitta. Liam Fox, segretario al Commercio, ha fatto capire che ora servirà una riflessione sul da farsi.

Cosa succede
Siamo in uno scenario di “hung Parliament”, non c’è alcuna maggioranza. Quale governo? Gli scenari sono molteplici. Il primo è quello di un governo conservatore, potrebbe esserci anche un esecutivo sostenuto dal Dup (unionisti nord irlandesi) che hanno 10 seggi. La somma degli anti-Tory, (Snp, Laburisti e LibDem più gallesi) resta almeno 18 seggi sotto la maggioranza. I liberal-democratici hanno fatto sapere che non faranno accordi di coalizione, quindi nessun ripetizione dell’esecutivo Cameron-Clegg del 2010-2015. E a proposito di Clegg, è la vittima più illustre al momento della notte avendo perso il suo seggio. Si è salvata invece con il riconteggio Amber Rudd, ministro dell’Interno che era data in forte ascesa e candidata a guidare il ministero del Tesoro. Ora più che la quadra di governo, Theresa May dovrà invece tenere a bada i malumori interni al partito. Una corsa per la leadership è tutt’altro che da escludere.

L’ipotesi di un governo di minoranza
Nel corso della mattina è emerso anche un altro scenario. Il partito laburista britannico di Jeremy Corbyn tenterà di formare un governo di minoranza. Ad annunciarlo il portavoce per le Finanze del partito, John McDonnell, aggiungendo che il suo movimento non intende fare accordi di coalizione, mentre secondo Bbc anche Theresa May non ha intenzione di dimettersi e tenterà di formare un governo. «Ci faremo avanti per servire il Paese e formare un governo di minoranza, la ragione è che non penso che il partito conservatore sia stabile, non penso che la premier sia stabile», ha detto McDonnell a Bbc Radio.

Borsa e sterlina
Londra apre in rialzo dopo l’esito delle elezioni politiche che hanno visto il partito conservatore perdere la maggioranza assoluta in Parlamento. La premier britannica Theresa May parlerà alle 10 ora locale (le 11 in Italia). Il primo Ftse 100 segna un +0,81% a 7.510 punti. Intanto la sterlina continua a ritoccare i minimi dallo scorso aprile scendendo fino a 1,2650 sul dollaro e 0,883 sull’euro registrando il peggior calo dallo scorso ottobre: oltre il 2%, che rappresenta uno scossone molto netto per le dinamiche del mercato valutario. Ulteriore indebolimento della moneta britannica anche sullo yen a 139,9.

fonte: LASTAMPA.it

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