IUS SOLI, FACCIAMO CHIAREZZA

È notizia di pochi giorni fa la bagarre avvenuta in Senato durante la discussione del disegno di legge, licenziato già nell’ottobre del 2015 dalla Camera, che va a modificare il diritto di cittadinanza agli stranieri, denominato “ius soli”. Abbiamo assistito a spintoni ai danni del ministro Fedeli, a manifestazioni violente dell’estrema destra davanti il Parlamento, nonché ai soliti titoli catastrofici del caso da parte di certa stampa. Ma in cosa consisterebbe lo ius soli e cosa comporterebbe la nuova legge?

C’è da dire che se non si approfondisce l’argomento, verrebbe spontaneo pensare che se una persona nasce in Italia diventa automaticamente cittadino italiano, ma attualmente non è così. In base alla legge 91 del 1992, chi è nato in Italia da genitori stranieri può diventare cittadino italiano al compimento dei 18 anni, a condizione che abbia mantenuto costantemente la residenza in Italia dalla nascita. In questo modo quindi soltanto al raggiugimento della maturità si diventa cittadini del nostro Paese.

Il ddl approdato al Senato introduce una forma moderata di ius soli. Può diventare cittadino italiano chi è nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. È necessaria comunque una dichiarazione di volontà di un genitore o di chi esercita la responsabilità genitoriale, da presentare al comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età, cosa che altrimenti avverrebbe entro due anni da tale limite per conto dello stesso soggetto interessato.

Ma come funziona negli altri Paesi? Nel continente americano la quasi totalità applica lo ius soli, come gli Stati Uniti, il Canada e quasi tutta l’America meridionale. In Europa viene concessa la cittadinanza in Francia, Portogallo, Spagna, Regno Unito e Germania con qualche limitazione. In Francia, ad esempio, il nato in territorio francese da genitori stranieri può ottenere la cittadinanza facendone richiesta purché sia vissuto stabilmente sul territorio dello Stato per almeno 5 anni. In Germania, vale di base lo ius sanguinis ma chi nasce nel territorio tedesco da genitori extracomunitari può diventare cittadino tedesco se uno dei due genitori ha il permesso di soggiorno da almeno tre anni e vive in Germania da otto.

È evidente che una legge di questo tipo è un qualcosa più di buon senso che frutto di una qualche battaglia ideologica. In questo modo gli immigrati che vivrebbero e lavorerebbero comunque nel nostro Paese si sentirebbero maggiormente integrati e contribuirebbero allo sviluppo della nostra società con una motivazione in più fin dalla nascita. Se si guardano gli ultimi dati demografici gli italiani stanno diventato un popolo composto sempre più da persone anziane, con un saldo di nascite negativo e con una percentuale sempre maggiore di giovani e meno giovani che emigrano all’estero. Per cui ben venga un’integrazione migliore che possa arricchire l’Italia senza produrre alcun tipo di preoccupazione o perplessità, spesso solo strumentali.

La cosa preoccupante invece che è emersa è l’inaspettato, anche se non mai immaginato, asse Lega – Movimento 5 Stelle. Non sarebbe uno scenario così impossibile, in un’ottica di legge elettorale proporzionale che impone delle alleanze, vederli uniti in una futura coalizione che li porterebbe, stando agli ultimi sondaggi, a superare insieme il 40% dei voti. Anche qualora non dovessero allearsi direttamente, se in futuro votassero compatti in nome del populismo che li accomuna in modo contrario durante discussioni su tematiche di questo tipo, rappresenterebbero una consistente opposizione e un vero problema per le sorti del nostro Paese, che rischierebbe così di tornare indietro anni e di imboccare strade pericolosamente sconosciute da far impallidire anche l’attuale e già pentita america trumpiana.

Filippo Piccini

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