FLORENCE (Foster Jenkins) – Stephen Frears

La Grande Mela nel 1944. È in questo contesto spazio-temporale che il regista Stephen Frears – maestro nel genere biopic – colloca la commedia Florence, rimanendo fedele alla biografia di Florence Foster Jenkins (interpretata da Meryl Streep). Lei è un’eccentrica donna facoltosa, mecenate della musica e con una particolare passione per il canto lirico.
Appassionata al punto da ingaggiare il miglior insegnante di canto a New York e poi assumere un pianista talentuoso, Cosme McMoon (Simon Helberg), che possa accompagnarla durante le lezioni private e le sue performance pubbliche, nei circoli da lei fondati e in altri locali prestigiosi.
L’elemento di straordinarietà è costituito dalla sua sincera inconsapevolezza delle scarse doti canore che la caratterizzano! Florence ha invece coscienza di un problema più serio: ha contratto la sifilide all’età di 18 anni, in prime nozze. Il fatto sorprendente, in questo caso, è che sia sopravvissuta così a lungo – nel ’44 è ultrasettantenne – sebbene con problemi fisici importanti.
Proprio a causa della malattia, suo marito St. Clair Bayfield (Hugh Grant) ex-attore inglese anch’egli di scarso talento, pur vivendo un matrimonio anticonvenzionale, nutre nei suoi confronti un forte senso di protezione e alimenta questa passione per il canto, visto l’effetto benefico che questa esercita sulla sua salute. Diventa il suo manager, si preoccupa perciò di organizzare le serate musicali di Florence, selezionando il pubblico a sua insaputa (per lo più tra amici e critici corrotti affinché le recensioni siano solo positive). Quando però Florence ottiene di esibirsi nella prestigiosa Carnegie Hall, davanti ad un pubblico “vero”, composto da melomani e molti soldati desiderosi di distrarsi dagli orrori della guerra, St.Clair e il fedele pianista Cosme capiscono subito che difficilmente stavolta saranno in grado di proteggerla dalla dura realtà… Il giorno successivo a quello del concerto, infatti, la donna scoprirà attraverso una recensione feroce di essere “la cantante peggiore del mondo”. Morirà circa un mese dopo, all’età di 76 anni, con la consapevolezza acquisita di non avere talento nel canto, ma la grande gioia di aver sempre cantato con passione.

Il regista inglese Stephen Frears – uno che ci ha abituati bene fin da subito: l’esordio a Hollywood fu con “Le relazioni pericolose”, in cui dirigeva Glenn Close, Michelle Pfeiffer e Uma Thurman, e ha continuato ad estasiarci attraverso “Lady Henderson presenta” e “The Queen”, per citarne solo alcuni – non delude neanche stavolta. La finalità di questa pellicola è probabilmente solo documentaristica, ma lui ha il merito di non averla resa caricaturale, e sì che il rischio c’era visto il personaggio eccentrico trattato. L’atmosfera è ben ricostruita anche grazie al sapiente lavoro dello scenografo MacDonald, la fotografia (con campi lunghissimi) di Danny Cohen e i costumi di Consolata Boyle (nomination all’Oscar 2017 per i Migliori costumi) nonché, naturalmente, grazie alle musiche di Desplat.

Riguardo al cast, beh… dichiaro una volta per tutte la mia totale ammirazione per l’immensa Lady Mary Louise Streep, da sempre, che regala un certo spessore anche all’altrimenti scialbo, a mio avviso sempre uguale, Hugh Grant (stavolta mi ha persino commosso!) e anche Simon Hellberg (noto ai più per la sit-com televisiva “Big Bang Theory”) ha regalato con la sua performance un’interpretazione grandiosa!

Per concludere: questo film alla fine non ha vinto nessun Oscar, nonostante abbia ricevuto 6 nomination. Nel mio cuore, però, quello per Migliore Attrice Protagonista è in mano a Meryl Streep per averci fatto conoscere la Signora Florence non come una buffa donna egocentrica e capricciosa ma, anzi, come una metafora vivente dell’amore per la musica, un’anima poetica dall’entusiasmo fanciullesco, che alla fine ha realizzato il suo sogno nel cassetto. Chapeau. Sono certa che anche Florence Foster Jenkins ringrazi da lassù.

Francesca Micci

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