Apollo 11, la Luna ed il futuro dell’uomo nello spazio

Con la calura di questi giorni ho pensato di rinfrescarci con un viaggio spaziale: il 20 luglio di 48 anni fa due astronauti dell’Apollo 11, Neil Armstrong e Buzz Aldrin, atterravano sulla Luna regalando al mondo delle immagini che sono nella memoria di tutti e che hanno segnato la storia delle missioni spaziali.

Da allora l’esplorazione spaziale ha compiuto balzi da gigante; siamo arrivati al sistema solare esterno, abbiamo fatto atterrare un lander su di una cometa, si pensa a missioni umane su Marte.
Anche per quanto riguarda le motivazioni siamo andati avanti. Mentre per gran parte del secolo scorso si poteva parlare di corsa allo spazio come riflesso della guerra fredda, adesso gli scopi delle missioni sono prettamente scientifici. L’Unione Sovietica raggiunse i primi grandi successi spaziali lanciando, nel 1957, il primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik 1. Con l’obiettivo di colmare lo svantaggio, il 29 luglio del 1958 il presidente americano Eisenhower fondò la NASA.

Considerate che nel 1961 il cosmonauta russo Jurij Gagarin fu il primo essere umano a volare nello spazio esterno e, solo due anni dopo, Valentina Vladimirovna Tereškova la prima donna ad andare nello spazio. I russi erano parecchio avanti.
Il programma Apollo fu il terzo progetto di lanci spaziali con astronauti intrapreso dagli Stati Uniti. Apollo 11 fu la quinta missione del programma, seguita da ulteriori sei di cui l’ultima nel dicembre 1972. Nonostante nascesse come proseguimento del programma Mercury, venne trasformato in un progetto per portare un uomo sulla Luna entro la fine degli anni ’60 in seguito ad un discorso del presidente Kennedy del 1961.

Dopo la tragedia dell’Apollo 1 ed una serie di missioni (Apollo 2 e 3 ufficialmente non esistono) fu l’Apollo 11 a riuscire, finalmente, a portare il primo equipaggio sulla Luna. Armstrong e Aldrin pilotarono il modulo lunare Eagle che atterrò sulla superficie lunare e Michael Collins rimase in orbita su quello di comando chiamato Columbia. Il modulo lunare atterrò per il rotto della cuffia, mancavano solo pochi secondi di carburante.

I video dell’evento sono stati restaurati e sono disponibili in HD sul sito della NASA.

Quello che è stato trasmesso il 20 luglio del 1969 fu il primo evento mediatico internazionale legato allo spazio e tenne milioni di telespettatori incollati allo schermo. I loro occhi furono incantati da quella magnifica desolazione, così la definì Buzz Aldrin durante la sua prima passeggiata. Il primo passo, com’è noto, fu del comandante Neil Armstrong.

Dalla missione Apollo 11 sono state riportate sulla Terra le prime rocce lunari per un totale di più di 20kg di peso. L’importanza scientifica di reperti di questo tipo è grande, soprattutto per aiutare gli scienziati a spiegare le origini della Luna ed acquisire informazioni sul sistema solare e sulla sua evoluzione. I campioni lunari raccolti durante le esplorazioni russe e americane hanno anche un valore inestimabile per i collezionisti.

Oggi verranno battuti da Sotheby’s a New York 173 lotti che raccontano l’esplorazione dello spazio. Tra questi, al lotto numero 102, troviamo la sacca che Armstrong utilizzò per portare sulla terra i primi campioni di materiale lunare mai raccolti. Si stima possa arrivare a 4 milioni di dollari.

Primi campioni di roccia lunare riportati dall’Apollo 11

Guardando al futuro dell’esplorazione umana dello spazio, prima di tutti gli esopianeti “gemelli” del nostro, il pensiero ricade inevitabilmente sull’affascinante Marte. I primi successi nell’esplorazione del pianeta rosso si ottennero negli anni Sessanta-Settanta quando alcune sonde ne raggiunsero il suolo.

L’anno scorso abbiamo visto il lander Schiaparelli della missione Exomars schiantarsi sul suolo marziano. Si tratta di incidenti che possono accadere nei viaggi spaziali ma state pure tranquilli, il progetto, nato da una collaborazione fra Europa e Russia, prevede una seconda missione, sempre robotica, che partirà nel 2020.

Prima di poter mettere effettivamente piede su Marte, dovremo essere certi di poter affrontare il viaggio di andata e ritorno e sopravvivere per un certo periodo di tempo sul pianeta. Per questo motivo alcune agenzie spaziali stanno lavorando per trovare le soluzioni adeguate analizzando i problemi psicologici che fisici che possono emergere nel corso di una missione su Marte tramite simulazioni.

Intanto, il progetto di Elon Musk, il visionario imprenditore di Tesla Motors che ha fondato SpaceX, si propone la colonizzazione di Marte in tempi brevi. Tanto brevi che, a sentir lui, dovremmo riuscire ad assistervi.

Un razzo di 122 metri dai componenti riutilizzabili da lanciare nella finestra ottimale in direzione di Marte, che si ripresenta ogni 26 mesi. Per rendere la navicella il più leggera possibile Musk pensa di posizionare in orbita cisterne per il rifornimento, proprio come in un pit stop. L’idea è quella di utilizzare metano e ossigeno per poter produrre direttamente su Marte il carburante necessario per il ritorno.

Marte attrae l’umanità da sempre, le storie e le ricerche sull’esistenza dei marziani popolano il nostro immaginario collettivo e sarebbe fantastico vivere abbastanza da vederci un uomo passeggiare!

If you believed they put a man on the moon, man on the moon / If you believe there’s nothing up his sleeve, then nothing is cool (Man on the Moon – REM)

Serena Piccardi

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