Altra batosta per Trump, McCain dà il colpo di grazia alla riforma della Sanità

Alla fine è stato proprio John McCain a dare il colpo di grazia alla riforma della sanità voluta dal presidente Trump, con il suo voto negativo. Intorno all’una e mezza di notte, dopo una drammatica giornata di discussioni, il senatore dell’Arizona si è presentato in aula per bocciare l’ultima proposta avanzata dal leader repubblicano McConnell per revocare e rimpiazzare Obamacare. Il suo no, insieme a quello delle colleghe Collins e Murkowski, ha così determinato la sconfitta di Trump.

Repeal and replace, cioé revocare e rimpiazzare la riforma sanitaria varata dal suo predecessore democratico, era stata una delle promesse centrali nella campagna presidenziale del candidato repubblicano. Però i suoi stessi compagni di partito, pur avendo la maggioranza in entrambe le aule del Congresso, non sono riusciti a mettersi d’accordo su un’alternativa.

La Camera aveva approvato una nuova legge, che però lo stesso Trump aveva definito “cattiva”, perché faceva perdere l’assistenza sanitaria a quasi 30 milioni di americani. Il Senato allora aveva cominciato a ridiscutere il testo, ma non aveva trovato l’intesa. I repubblicani infatti hanno una maggioranza di 52 voti contro 48, e per approvare la nuova legge avevano bisogno di almeno 50 consensi, più il voto positivo del vice presidente Pence per rompere la parità.

Una volta fallito il primo tentativo, il leader della maggioranza McConnell aveva deciso di costringere comunque l’aula a discutere la riforma. Allora McCain, appena operato per un tumore al cervello, aveva deciso di tornare a Washington per garantire il voto decisivo, necessario ad avviare il dibattito. Durante la campagna elettorale Trump lo aveva offeso, dicendo che non era un eroe di guerra perché si era fatto catturare in Vietnam. Il senatore però aveva ingoiato l’insulto ed era venuto in aula lo stesso, per tenere vive le speranze del presidente di cancellare Obamacare. Il capo della Casa Bianca allora lo aveva esaltato come un vero eroe americano.

Quando si è passato a discutere la sostanza della riforma, però, McCain è tornato ad essere contrario. Il progetto generale di legge presentato da McConnell per revocare e rimpiazzare Obamacare era stato bocciato due giorni fa, così come il tentativo di cancellare la riforma, rimandando di due anni la definizione del testo con cui rimpiazzarla. Ieri quindi il leader repubblicano ha presentato una terza proposta, chiamata “Skinny Repeal”. In sostanza era una legge che cancellava alcune parti di Obamacare, come l’obbligo per i singoli e le aziende di acquistare le polizze assicurative, le tasse per finanziare il progetto, i fondi per l’organizzazione Planned Parenthood che promuove l’aborto. Lo scopo non era far entrare davvero in vigore questo testo, ma approvarlo per tenere vivo il tentativo di riformare la sanità. “Skinny Repeal” quindi sarebbe tornato alla Camera, dove bisognava ridiscutere l’intero progetto.

McCain ha subito detto che questa legge era insufficiente, e sarebbe stato disposto a votarla solo se avesse avuto la garanzia che non sarebbe mai entrata in vigore. In sostanza voleva che lo Speaker della Camera Ryan gli desse la certezza che la sua aula non si sarebbe limitata a ratificare il testo del Senato, ma lo avrebbe usato solo per riaprire il dibattito sull’intera riforma. Ryan ha dato questa assicurazione, ma solo a metà, lasciando aperta la possibilità di accettare lo “Skinny Repeal”, se non si fosse trovato nulla di meglio. A quel punto McCain è entrato in aula, e mostrando il pollice verso ha ucciso l’intero progetto di “repeal and replace” Obamacare. Infatti il suo voto, sommato a quello delle colleghe repubblicane Collins e Murkowski, ha portato i contrari a 51, cioé tutti i 48 democratici più 3 repubblicani. Quindi McConnell, poco prima delle 2 di notte, ha dovuto prendere la parola per annunciare la fine di “Trumpcare”.

La sconfitta è grave per il Partito repubblicano, che per sette anni aveva detto di voler revocare e rimpiazzare “Obamacare”, ma lo è soprattutto per il presidente, che ci aveva basato una larga parte della sua campagna elettorale. Fino all’ultimo Trump ha cercato di convincere i colleghi del Gop ad approvare la riforma, arrivando a minacciare la Murkowski, ma non è riuscito a piegare proprio la volontà del senatore malato che aveva prima insultato, e poi esaltato. Questa sconfitta avviene sull’onda del “Russiagate”, l’inchiesta che sta scuotendo il presidente, e delle lotte interne alla Casa Bianca, esplose ieri con gli insulti lanciati dal nuovo direttore delle comunicazioni Scaramucci al capo di gabinetto Priebus. Ripartire ora da questa battuta d’arresto non sarà facile.

fonte: LASTAMPA.it

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