Ue: “Porti italiani non garantiti per le Ong che non firmano il Codice di condotta”

Doveva servire come soluzione, invece si rischia di aggravare le cose. Si rischia il caos in mare e nei porti, perché chi non lo sottoscrive non può vedersi garantita la possibilità di attraccare. Il codice di condotta per le organizzazioni non governative (Ong) crea tensioni tra autorità e associazioni, divide queste ultime, tiene l’Unione europea col fiato sospeso, tanto da indurre l’esecutivo comunitario a invocare «la più ampia partecipazione possibile» allo schema normativo. Per ora sono pochi, troppo pochi coloro che hanno sottoscritto il patto predisposto dall’Italia con l’assistenza e il beneplacito della Commissione europea, che assiste preoccupata alla resistenza passiva delle ong. «Chi firma il codice avrà l’assicurazione di poter accedere ai porti italiani, chi non firma non potrà beneficiare delle stesse rassicurazioni», ammette Natasha Bertaud, portavoce del commissario per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos.

Il codice per le ong si è reso necessario per una corretta gestione del fenomeno migratorio in mare, anche a seguito delle accuse, sollevate in Italia, di presunte complicità delle organizzazioni con i trafficanti. Insinuazioni che hanno incrinato i rapporti tra gli accusati e le istituzioni. La regolamentazione ha dunque un duplice obiettivo: assicurare l’affidabilità delle associazioni fugando dubbi circa la loro attività, e offrire un sostegno ulteriore all’Italia nel difficile compito di intercettare migranti nel Mediterraneo.

La Commissione europea sostiene gli sforzi italiani. «Accoglie con favore» il codice di condotta, ricorda la portavoce di Avramopoulos, in quanto si ritiene che «fornirà grande chiarezza» al modus operandi di soggetti non istituzionali e alla gestione più complessiva dei flussi. Il codice non piace però ai diretti interessati, e si rischia di avere grande incertezza, giuridica e operativa. Medici Senza Frontiere (Msf), che non ha ancora aderito al regolamento contesta in particolare l’obbligo di presenza a bordo delle navi di funzionari di polizia armati, così come l’impegno per gli operatori umanitari di raccogliere prove utili alle attività di investigazione. Proposte ritenute contrarie ai principi umanitari fondamentali di indipendenza, neutralità e imparzialità. Non convince neppure la proposta di portare i migranti raccolti in acqua a terra anziché trasferirli su altre imbarcazioni, poiché questo – sostengono le ong più critiche – ridurrebbe il numero di natanti operativi.

La Commissione europea vuole sostenere l’Italia e scongiurare il fallimento del codice di condotta, poiché un simile avvenimento complicherebbe ulteriormente le cose. Se le navi delle associazioni non firmatarie non possono attraccare in Italia, dove andranno? E’ il grande quesito a cui nessuno per ora sa dare risposte, a Bruxelles. L’auspicio è che anche le altre Ong possano firmare quanto prima. Bruxelles è in contatto con l’Italia, e resta a disposizione per cercare di gestire il delicato dossier.

fonte: LASTAMPA.it

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